Bufera su Facebook: critici accostati a Soros per screditarli

15 Novembre 2018, di Alberto Battaglia

Nel bel mezzo dello scandalo di Cambridge Analytica, mentre il ceo Mark Zuckerberg si scusava pubblicamente, Facebook contrattaccava i suoi critici sulla piattaforma. Per farlo, si legge in un’inchiesta del New York Times, la direttrice operativa, Sheryl Sandberg, avrebbe “supervisionato una campagna di lobbying aggressiva per combattere i critici di Facebook, spostare la rabbia pubblica verso le compagnie rivali e scongiurare una regolamentazione dannosa”. Ciò che, però, colpisce maggiormente di questa vicenda è che “Facebook ha impiegato una società di ricerca dell’opposizione repubblicana per screditare gli attivisti [contrari alla piattaforma social], in parte collegandoli al finanziere liberale George Soros”.

 

In seguito a questa rivelazione, Zuckerberg e Sandberg hanno dichiarato la propria estraneità in merito a queste decisioni. Ma la Open Society di Soros ha ufficialmente richiesto chiarimenti. Il portavoce di Soros, Michel Vachon ha invocato un’indagine indipendente sulle attività di Pr di Facebook:

“La storia del Times solleva la questione se Facebook abbia usato metodi simili per contrastare altri critici o funzionari pubblici che hanno cercato di rendere Facebook responsabile delle sue condotte. L’affermazione di Zuckerberg e Sandberg di non essere a conoscenza di ciò che stava facendo la compagnia è più allarmante che rassicurante. Cos’altro può fare Facebook? L’azienda dovrebbe assumere un esperto esterno per svolgere un’indagine approfondita sulle attività di lobbying e pubbliche relazioni e rendere pubblici i risultati. Fino ad allora, questo episodio dimostra ulteriormente che Facebook continua a perseguire i propri interessi aziendali ristretti a spese dell’interesse pubblico”.

Sul tema, poi, è intervenuto il presidente della Open Society, Patrick Gaspard, in una lettera diretta a Sandberg:

“E’ deludente vedere come voi abbiate fallite nel monitorare l’odio e la disinformazione sulla piattaforma di Facebook. Ora apprendere che siete attivi nel promuovere queste distorsioni va oltre il limite. Questi sforzi sembrano aver fatto parte di una strategia deliberata per distrarre dai problemi di responsabilità reale con cui la vostra azienda continua a cimentarsi. Questo è riprovevole, e un’offesa ai valori fondamentali che l’Open Society cerca di promuovere”.