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Borse recuperano le perdite della guerra in Iran e segnano nuovi record

I mercati azionari globali hanno completamente recuperato le perdite iniziali causate dal conflitto tra Iran e Israele, tornando su livelli record. Un rimbalzo rapido che sorprende molti analisti, soprattutto perché le tensioni in Medio Oriente non sono ancora del tutto risolte e il cessate il fuoco resta fragile.

Numeri alla mano, l’indice mondiale MSCI World, che raccoglie oltre 1.000 grandi e medie società dei Paesi sviluppati, aveva perso circa il 3,29% nella settimana immediatamente successiva allo scoppio del conflitto. Tuttavia, nelle settimane successive ha recuperato con forza, arrivando a segnare nuovi massimi storici e risultando oggi circa 2% sopra i livelli del 2 marzo, primo giorno di contrattazione dopo l’inizio della guerra.

Borse tornano a correre: la view degli analisti

Secondo gli operatori, la ripresa non è legata a un miglioramento strutturale immediato, ma soprattutto allo smantellamento delle coperture contro il rischio geopolitico. In altre parole, gli investitori hanno progressivamente ridotto le protezioni costruite durante la fase più critica del conflitto.

Come ha spiegato Billy Leung di Global X ETFs sulla Cnbc, il movimento è stato guidato dal rapido “scioglimento del premio di rischio guerra” su azioni, petrolio e dollaro, più che da un reale cambio di scenario economico. Con l’emergere di ipotesi di tregua, molte posizioni difensive sono state liquidate velocemente, amplificando il rimbalzo. Anche Zavier Wong di eToro sottolinea come i mercati abbiano rapidamente interpretato il conflitto come “contenuto”, favorendo un forte recupero delle borse. In alcuni casi, la correzione iniziale sarebbe stata eccessiva e accentuata dalla chiusura di posizioni ribassiste da parte degli hedge fund.

Rischi geopolitici ancora aperti

Nonostante il forte rialzo, la situazione resta instabile. Le tensioni diplomatiche continuano e il presidente americano Donald Trump ha recentemente avvertito che, in assenza di un accordo, potrebbero riprendere azioni militari con “forti escalation” entro la scadenza del cessate il fuoco. Sul fronte macroeconomico, però, gli investitori trovano alcuni elementi di sostegno: il mercato del lavoro statunitense resta solido e le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno non sono cambiate in modo significativo.

Un ulteriore fattore positivo è il continuo entusiasmo per l’intelligenza artificiale, che sta sostenendo in particolare i titoli tecnologici. Secondo diversi strategist, la crescita degli utili rimane il principale driver delle performance azionarie. Come evidenzia Standard Chartered, la domanda legata all’AI e la solidità degli utili stanno rafforzando la fiducia degli investitori, alimentando quello che molti definiscono il ritorno delle cosiddette “animal spirits”, cioè la propensione al rischio sui mercati.

Non tutti i segnali, però, vanno nella stessa direzione. Alcuni analisti fanno notare una divergenza tra azioni e obbligazioni: mentre le borse hanno recuperato e segnano nuovi massimi, i mercati obbligazionari restano più cauti, con indicatori come i tassi reali che continuano a prezzare possibili rischi di rallentamento economico e pressioni inflazionistiche legate all’energia.