Borsa: attacco continuo, tassi Btp ai massimi dal 1996. Ftse Mib -10% in sei sedute

1 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Il rialzo in apertura di +2% del FtseMib e’ stato trasformato in un campo di battaglia con chiusura a (-3,87%). Lo spread (differenziale) tra rendimenti dei bond italiani e tedeschi e’ salito sale a 352 punti base, top storico dall’introduzione dell’euro. E’ l’ennesima prova che il debito Usa non c’entrava nulla – come aveva spiegato Wall Street Italia aveva anticipato – con i sell off a Piazza Affari. Colpiti come sempre i titoli bancari, ossatura dell’indice e troppo correlati per motivo di portafoglio all’andamento dei Btp, sospensioni per eccesso di ribasso con Intesa SanPaolo crollata -8%. Forte scivolone anche per l’euro.

La prova del nove della continua crisi Italia e del rinnovato attacco della speculazione estera è arrivata puntuale oggi, con il Ftse Mib che in apertura ha brindato all’accordo sul debito Usa solo per qualche ora, confermandosi poi già nel primo pomeriggio il listino peggiore in Europa insieme a Madrid. Per l’indice, il crollo a candela è arrivato nelle ore successive, tanto che nei minimi intraday ha perso fino -4%. Alla fine, il ribasso è stato comunque pesantissimo e ha portato il Ftse Mib a registrare un crollo complessivo nelle ultime sei sedute pari a oltre -10%. Oltre ai bancari, affossati dai sell, in forte lettera anche FonSai, che prosegue così il trend negativo (-13% negli
ultimi 5 giorni) e Buzzi che flette nonostante i buoni dati di Dyckerhoff. Resta positiva Campari (vedi sotto dettagli azioni Italia).

Di fatto sono proprio i titoli governativi italiani – insieme a quelli spagnoli – a soffrire di nuovo i sell off che partono dai grandi hedge fund; non ci si può stupire, visto che, nel caso dell’Italia, si sa che secondo quanto ha confermato nelle sue stime anche la Commissione europea, il livello del debito sarà a fine 2011 il secondo più alto dell’Eurozona in rapporto al prodotto interno lordo, appena dietro a quello della Grecia, ovvero pari al 120%.

La vera questione però è che la continua crescita dei rendimenti sui bond sta rendendo sempre più difficile per l’Italia riuscire a pagare i finanziamenti sui debiti. “Se uno stato sovrano finisce con il dover pagare rendimenti più alti, allora siamo in presenza di un evento rilevante”, ha commentato a Bloomberg Alastair Wilson, managing director di EMEA Credit Policy presso Moody’s – E i movimenti di mercato di breve termine per noi hanno una importanza davvero ridotta, visto che noi guardiamo a un’ottica di lungo periodo”. Una dichiarazione che sa quasi di avvertimento.

Certo, non ha aiutato la performance al ribasso di Wall Street, tornata preda dei sell off dopo la pubblicazione di un indice Ism deludente, sceso ai livelli di luglio 2009. Ma la verita’ e’ che per Piazza Affari i problemi sono altri: la perdita di credibilità del governo (con un premier assente sulle questioni cruciali e quindi non piu’ leader, e un ministro dell’Economia compromesso da indagini penali sul suo piu’ stretto collaboratore) per cui la speculazione di hedge fund e altri investitori globali contro i titoli di stato italiani e’ nei fatti e nei numeri.

Gli analisti di Forex.com parlano chiaro e allargano la questione alla zona euro: “Il contagio in Europa e’ ormai nell’aria in modo evidente. I rendimenti dei bond spagnoli e italiani sono saliti in modo netto, il che conferma la tesi secondo cui il mercato obbligazionario non e’ affatto convinto della bonta’ ed efficacia dell’ultimo compromesso raggiunto in sede Ue per salvare la Grecia”. George Saravelos, strategist di Deutsche Bank, conferma le perplessita’ che la banca tedesca ha gia’ annunciato rivelando di aver tagliato dell’88% il portafoglio bond italiani, con queste parole: “Notiamo un sell-off sui bond italiani anche dopo l’asta della scorsa settimana, e cio’ mette sotto pressione l’euro”.

SPREAD BTP/BUND, CDS, RENDIMENTI A 10 ANNI: TUTTO IN FORTE RIALZO – Con l’inizio dell’ottava si è quindi riaccesa con forza la speculazione: i rendimenti a 10 anni hanno superato anche il 5,9%, attestandosi alla chiusura di Piazza Affari 5,991%, contro il 5,846% di venerdì scorso e avvicinandosi sempre di più al record assoluto, pari al 6,027% toccato due settimane fa. Peggio, gli spread BTP/Bund sono volati in chiusura fino a 354, ovvero al massimo dall’introduzione dell’euro. A conferma dello stato di enorme tensione sull’Italia i CDS (credit default swaps) sul debito italiano sono saliti a 328, nuovo massimo storico, contro i 311 di venerdì; il differenziale wsi/ita è salito ulteriormente a 321 contro i 300 dell’ultima rilevazione della scorsa settimana. Chi segue l’Italia dai desk esteri degli investitori globali e’ poi sommamente in allarme per la situazione riguardante bond italiani e spagnoli a due anni.

A tal proposito, in una intervista a Class Cnbc, l’analista Wlademir Biasia di WB Advisors ha avvertito che, affinché a Milano la situazione si rassereni, “è “necessario che lo spread BTP/Germania torni al di sotto dei 250 punti”. Inoltre, l’analista ritiene che ora che “l’impasse Usa è stata superata”, i market mover torneranno a essere in Europa “i problemi del debito europeo e di nuovo in Italia il movimento degli spread”.

Un trader di Milano intervistato da Reuters si è così espresso, commentando la giornata di oggi: “Il movimento è partito dall’azionario, con le vendite sui titoli bancari che hanno innescato quelle sulla curva del Btp. E’ un mercato nervoso, i volumi sono sottili, basta un niente per farlo cambiare di segno”.

NUOVO CROLLO DELLE BANCHE – A Piazza Affari, tornano pesanti i sell sui bancari: UniCredit, che guadagnava più del 2%, ha terminato con un pesante (quasi) -5%. Negativa la performance di Intesa SanPaolo che, dopo essere stata sospesa per eccesso di ribasso, è ritornata agli scambi con una perdita superiore all’8%, per chiudere poi poco al di sotto. Cosi’ tra cali, sospensioni al ribasso, rientri in negoziazione, la pattuglia delle banche tricolori esce dalla seduta ancor piu’ ridimensionata: Ubi Banca -7,93%, Mps -7,87%, Intesa SanPaolo -7,86%, Banco Popolare -7,69%, Banca Popolare Milano -5,30%, Unicredit -4,92%. Tra gli assicurativi nuovo crollo di Fonsai -9,19%. Tra i ciclici deboli i titoli del Lingotto Fiat Industrial -3,21%. Stessa musica per Fiat -3,76%, la holding dove c’e’ l’auto. Dopo la chiusura della borsa sono arrivati i numeri delle immatricolazioni auto del mese di luglio: le vendite sono scese del 10,69% arrivando sui livelli minimi degli ultimi 28 anni.

LA SCURE DI CITIGROUP SULLE BANCHE ITALIANE– Sull’intero settore bancario pesa la nota di Citigroup.

ALTRI TITOLI SUL FTSE MIB – La stessa Citi ha invece emesso un buon giudizio su Fiat Industrial, alzando il target price da 12 a 13 euro, con rating buy. Ma in un listino tutto tinto di rosso, anche questo titolo vira in negativo e perde ora più del 2%. ra altri titoli venduti pesantemente Fondiaria-Sai (-8,76%). Solo quattro i titoli positivi, tra cui Bulgari e Campari.

Azioni Italia

Brembo (EUR8,665): in forte calo a Piazza Affari, ai minimi degli ultimi 4 mesi, dopo la reazione incerta degli analisti ai risultati semestrali. Per gli analisti di Mediobanca, il cui giudizio sul titolo è Underperform, i risultati, anche se migliori delle attese, non hanno innescato una revisione delle stime di utili per l’intero anno. Inoltre, Mediobanca aggiunge che il titolo scambia ad un prezzo che incorpora un premio molto più alto rispetto a titoli concorrenti.

Buzzi Unicem (EUR7,805): Dyckerhoff, controllata tedesca di Buzzi, ha chiuso il 1H con utile netto di EUR19 mln, in deciso miglioramento rispetto al pari periodo 2010. Il fatturato consolidato è cresciuto del 21% a EUR750 mln, mentre il Mol è aumentato del 46% a EUR120 mln. Il risultato operativo è più che raddoppiato, passando a EUR49 mln. La società prevede per l’intero esercizio un fatturato di circa EUR1,5 mld, un deciso miglioramento del Mol ed “un progresso della redditività caratteristica sino al 17% circa”.

Fiat (EUR6,645): Magneti Marelli (gruppo Fiat) ha firmato un accordo con Wanxiang Qianchao per la creazione di una joint venture in Cina, mirata alla produzione di ammortizzatori per auto; la jv sarà operativa entro la fine del 2011.

Maire Tecnimont (EUR1,055): in forte calo a Piazza Affari (anche sospesa per eccesso di ribasso) penalizzata dai risultati del primo semestre 2011 resi noti nella tarda serata di venerdì che evidenziano un Ebitda in rosso per circa
EUR160 mln, a causa dell’incremento dei costi legati alle commesse in Sudamerica.

Prysmian (EUR12,46): ha acquisito una nuova commessa del valore di oltre EUR200 mln da parte dell’operatore delle reti elettriche di Olanda e Germania TenneT, per il progetto HelWin2, che prevede il collegamento di parchi eolici offshore, situati nel Mare del Nord, alla terraferma tedesca.

MENO PESANTI I RIBASSI DELLE ALTRE PIAZZE EUROPEE – Londra ha ceduto appena mezzo punto percentuale; Francoforte -2,42%, Parigi -2,27%, Madrid -2,94%. L’EuroStoxx50 si allinea alle borse europee e cede circa il 2%. A livello settoriale, pesanti i titoli dei costruttori, male anche le auto ed il comparto bancario mentre resistono alle vendite farmaceutici e alimentari. Tra le single stocks, cede il 5% Crh, debole BBVA tra le banche e Nokia tra i tech. Air Liquide positiva dopo i dati.

Azioni Estero

Air Liquide (EUR95,76): ha riportato nei primi sei mesi dell’anno un utile netto di EUR750 mln, in rialzo dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2010, mentre i ricavi sono saliti del 9% a EUR7,12 mld. Alla luce di questi risultati, il gruppo ha confermato le previsioni sull’intero anno, stimando una crescita costante dell’utile netto.

AllState (USD28,16): ha annunciato per il 2Q una perdita operativa di USD642 mln dall’utile di USD441 mln dell’anno scorso. A pesare sui risultati, come già aveva avvertito la stessa compagnia, sono state le perdite causate dalle catastrofi naturali, balzate del 268%.

EADS (EUR23,975): acquisterà il gruppo della comunicazione satellitare Vizada dal fondo di private equità Apax France per un importo pari a USD960 mln, che verrà poi integrata in Astrium, la divisione space technologies di Eads.

HSBC (GBp609,5): ha archiviato il 1H con risultati inaspettatamente in rialzo, con utile ante imposte pari a USD11,5 mld, sopra le attese degli analisti ferme a USD10,8 mld. La banca ha registrato svalutazioni sui prestiti per USD5,3 mld (-30%). Hsbc afferma che gli interventi regolatori in Gran Bretagna potrebbero concorrere a frenare la ripresa economica. Il gruppo ha annunciato il taglio di circa 5.000 posti di lavoro come conseguenza della ristrutturazione delle attività in America Latina, Usa, Gran Bretagna, Francia e Medio Oriente. Ulteriori 25.000 posti di lavoro verranno tagliati entro il
2013.

Humana (USD71,85): ha registrato tra aprile e giugno utili per USD460,3 mln, pari a USD2,71 per azione, dai USD340,1 mln del 2Q10 (il dato adjusted è passato da USD2,11 a USD2,5, al di sopra dei USD2,06 attesi), mentre il fatturato è salito dell’8% a USD9,28 mld (USD9,32 mld il consenso). La società ha alzato la stima per l’Eps dell’intero esercizio a USD7,5-7,6, mentre i ricavi 2011 sono attesi a USD36,5-37 mld.

Lowe’s (USD21,16): ha registrato nel 2Q un utile di USD252 mln, in calo rispetto ai USD366 mln di un anno fa (l’Eps è passato da USD0,87 a USD0,62, al di sotto dei USD0,74 del consenso), mentre salgono i ricavi, che dai USD3,49 mld precedenti si attestano a USD3,54 mld.

Porsche (EUR52,63): i profitti operativi sono lievitati a EUR1,07 mld nel primo semestre grazie all’aumento del 26% delle vendite, che hanno raggiunto le 56.272 unità, con il il fatturato che è aumentato del 19% a/a a EUR5,22 mld. La casa automobilistica mira a raggiungere un record di vendite di 100 mila veicoli alla fine dell’anno fiscale.

RAPPORTO UNICREDIT

BUZZI (EUR8,195): da monitorare le azioni del gruppo in attesa dei risultati del secondo trimestre della controllat Dyckeroff.

FIAT (EUR6,905): da seguire le azioni del LIngotto in vista dei dati sulle immatricolazioni in Italia che saranno diffusi nel tardo pomeriggio dal Ministero dei trasporti in riferimento al mese di luglio.

FIAT INDUSTRIAL (EUR9,205): gli analisti di Citi hanno alzato il target price da EUR12 a EUR13, il rating è buy.

FINMECCANICA (EUR5,36): l’AD Giuseppe Orsi ha diffuso una nota per dire che i risultati del primo semestre non riflettono il potenziale di crescita del gruppo, che entro fine ottobre presenterà il piano industriale. Lo stesso manager ha dichiarato che la società punta a tornare in utile nel 2011 e che non ha bisogno di un aumento di capitale. Orsi ha anche detto di essere in trattative con investitori potenziali per AnsaldoBreda. La società punta, inoltre, a dismettere una parte del business di Drs Technologies per circa USD600 mln.

MACRO, CAMBI E COMMODITIES

Il tasso di disoccupazione in giugno nei Paesi dell’Eurozona è rimasto invariato al 9,9%, come in maggio e come nelle attese. Il PMI manifatturiero
nei Paesi dell’Eurozona è sceso in luglio a 50,4 pts da 52,0 di giugno ma esattamente in linea alle attese (50,4 pts); il valore di oggi è il minimo da
settembre 2009. Il PMI manifatturiero in Germania è sceso in luglio a 52 pts
in linea con le attese (52,1 pts) e con il valore di giugno (52,1 pts). La
disoccupazione in Italia in giugno è scesa all’8%, rispetto all’8,1% di maggio; anche le attese erano all’8,1%. Il PMI manifatturiero in Italia è salito in luglio a 50,1 pts meglio delle attese (49,0 pts) e del valore di giugno (49,9 pts); anche se di poco, il dato supera 50 pts, spartiacque tra
espansione e contrazione. L’indice mensile dell’Institute for Supply Management (ISM) sull’attività manifatturiera negli Stati Uniti si è
attestato a 50.9 pts, in forte calo rispetto ai 55.3 di giugno e ben al di
sotto delle attese che erano per una contrazione più contenuta a 54.9.

Sul mercato FX, si segnala un nuovo minimo assoluto del dollaro contro il
franco svizzero, considerata una divisa rifugio, sui timori che l’intesa non
sia sufficiente ad evitare un taglio del rating ‘AAA’ degli Stati Uniti. L’euro, che era risalito a New York oltre la soglia di quota $1,44, a $1,4443, ha terminato la seduta sotto quota $1,42, cedendo anche contro lo yen, a 109,0230. Fronte commodities, il Wti Usa ritraccia in area USD96 al barile (anche il Brent ripiega dopo essersi avvicinato a USD120 al barile).