Fonte: getty
Dopo un 2024 da assoluto protagonista, con un balzo superiore al 90% nell’arco di dodici mesi, il Bitcoin è entrato da qualche mese in una fase segnata dall’incertezza. Dal massimo storico toccato ad agosto, la principale criptovaluta per capitalizzazione – oggi oltre i 2,3 trilioni di dollari – ha lasciato sul terreno circa il 12%, arretrando da quota 124.000 a circa 110.000 dollari attuali. Una correzione che sorprende, considerando un quadro macroeconomico che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto sostenere ulteriori rialzi.
Tutto questi mentre la fotografia scattata da CoinShares nel secondo trimestre del 2025 evidenzia un dato chiaro: l’istituzionale americano si sta muovendo con decisione sul bitcoin. Se il retail continua a detenere la fetta più ampia di Etf, i professionali hanno più che raddoppiato le partecipazioni, con i gestori in prima linea e un’esposizione che ha raggiunto i 33,4 miliardi di dollari, in crescita del 57% rispetto al trimestre precedente.
A spingere il trend contribuiscono anche le tesorerie aziendali e il sostegno politico, con la Casa Bianca che ha aperto alle cripto nei piani previdenziali. Un passaggio che, al di là delle cautele regolatorie invocate in Europa, segna l’ingresso del bitcoin nel cuore della finanza tradizionale.
Le prospettive per le prossime settimane
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane? Settembre – osserva André Dragosch, Head of Research per l’Europa di Bitwise – non è mai stato un mese favorevole per Bitcoin: il nono mese dell’anno si è storicamente distinto per performance negative, in linea con la debolezza dei listini azionari statunitensi.
“Storicamente, settembre si è sempre dimostrato uno dei mesi peggiori per la performance di Bitcoin. Di conseguenza le aspettative degli investitori dovrebbero restare contenute, anche se i prossimi giorni potrebbero riservare scosse importanti sui mercati”.
Uno dei principali catalizzatori macro riguarda la Francia. L’8 settembre il Primo Ministro François Bayrou affronterà il voto di fiducia sul piano di bilancio. Una sconfitta, considerata probabile dagli analisti, potrebbe portare alla caduta del governo e persino a elezioni anticipate.
Il ministro delle Finanze ha avvertito che, in uno scenario di crisi, il Paese potrebbe persino dover ricorrere al Fondo Monetario Internazionale, complice l’aumento dei costi di finanziamento.
“Tutto ciò potrebbe comportare un incremento dei rischi legati ai titoli di Stato a livello globale – sottolinea Dragosch –. In questo contesto, Bitcoin potrebbe fungere da assicurazione di portafoglio contro il crescente rischio di default sovrani”.
Altro snodo cruciale è la riunione del FOMC del 16-17 settembre. I mercati prezzano con l’87% di probabilità un taglio dei tassi di 25 punti base.
“Ci aspettiamo che i tagli rappresentino un fattore positivo netto per i cripto asset – spiega Dragosch – grazie al maggiore irripidimento della curva dei rendimenti e all’accelerazione della crescita dell’offerta di moneta statunitense”.
La rotazione verso l’Ethereum
Se il quadro macro è complesso, quello dei flussi racconta un altro fenomeno: la crescente attrattiva di Ethereum.
Nell’ultima settimana gli ETP globali su ETH hanno registrato afflussi per oltre 1,3 miliardi di dollari, contro i 682 milioni raccolti dai prodotti su Bitcoin. Negli ultimi 30 giorni, circa il 95% dei flussi netti si è concentrato su Ethereum. Secondo Dragosch, la ragione principale è l’aumento della propensione al rischio a livello globale, che favorisce le altcoin. Ma non solo: gli acquisti di ETH da parte di società come BitMine di Tom Lee sono aumentati del 187% in un mese.
Il nodo Bitcoin
Sul fronte più tecnico, il dibattito interno alla comunità Bitcoin tra Core e Knots pesa sull’incertezza.
“Il trade-off è chiaro – sottolinea Dragosch –: più apertura comporta costi hardware maggiori e rischi di riduzione della decentralizzazione, mentre i meccanismi di filtraggio possono abbassare i costi e rafforzare la rete».
Una contrapposizione che si somma al quadro già fragile. “Mentre Ethereum ha ridotto l’incertezza dopo l’upgrade Pectra di maggio – conclude Dragosch – Bitcoin sta vivendo una fase di frammentazione, fattore che può spiegare in parte la recente rotazione verso ETH”.