Africa: è qui che scommettono Jp Morgan e grandi gestori

29 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Per una Cina che rallenta il passo, c’è un Africa che si delinea all’orizzonte. Se anche il Fondo monetario internazionale ha abbassato dall’8% a “circa il 7,75%” la sua previsione di crescita sulla Cina nel 2013, qualcosa vorrà pur dire. Adesso sono i mercati sub-sahariani ad attirare l’interesse dei banchieri di tutto il mondo, spinti dalla realtà dei fatti di una crescita economica fiacca in molte economie dei paesin avanzati e anche emergenti.

A prendere posizione sul Continente Nero sono in prima fila i grandi nomi della finanza JP Morgan e ICBC. Come osservano gli esperti di Standard Chartered, qui le attività finanziarie sono tutte in espansione. Un recente rapporto della Banca europea per gli investimenti ha sottolineato come nell’Africa sub-sahariana, i sistemi bancari siano “ancora poco sviluppati, con un basso grado di intermediazione e una concorrenza limitata”.

V Shankar, amministratore delegato di Standard Chartered Europa, Medio Oriente, Africa e Americhe, ha aggiunto che sette dei dieci paesi in più rapida crescita nel mondo sono in Africa, dove il potenziale è enorme. Da qui la decisione della banca inglese di raddoppiare nel Continente Nero le sue filiali nei prossimi cinque anni.

Shankar è consapevole che i rischi politici rimangono in molti Paesi africani, come la Sierra Leone, il Kenya e il Mali. Ma lui guarda anche oltre. “Adesso sta emergendo il lato positivo nella storia dell’Africa. La governance sta migliorando e anche la stabilità politica è in aumento”.

Annuisce Raymond Baker, presidente del Global Financial Integrity quando dice: “Siamo portati a pensare che l’Occidente faccia beneficenza all’Africa, senza ricevere nulla in cambio”.

Ma la realtà è un’altra. Sono immensi i flussi di denaro che lasciano il Continente Nero in modo illecito, persi nel traffico di droga e nel contrabbando. Per gli addetti ai lavori si tratta di risorse che privano l’Africa di risorse per il suo sviluppo.

“Se non ci fosse questa fuga di denaro all’estero – denuncia il Professor Mthuli Ncube, vice-presidente della AfDB, la banca africana per lo sviluppo economico – l’Africa potrebbe essere in grado di finanziare gran parte del suo sviluppo da sola”.

Basti pensare che i deflussi di tre regioni africane – l’Africa occidentale e centrale, il Nord Africa e l’Africa meridionale – hanno rappresentato il 95% delle uscite totali negli ultimi 30 anni. I flussi di denaro illecito riguardano la Nigeria, il Congo, la Costa d’Avorio, Egitto, l’Algeria e la Libia ma anche Mauritius e l’Angola.