A BAGHDAD SI SOPRAVVIVE VENDENDO IL SANGUE

5 Settembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Baghdad, 5 set – Mentre il Centro Nazionale Iracheno per la Donazione del Sangue (Iraqi National Centre for Blood Donation) chiede aiuto agli iracheni per far fronte alla sempre maggior domanda, aumenta il numero di chi vende il proprio sangue per guadagnarsi da vivere. Lo segnala Irin, l’agenzia d’informazione dell’Ufficio per le iniziative umanitarie dell’Onu. “In molti casi famiglie disperate cercano i venditori di sangue che si possono trovare nei pressi dell’ospedale e del maggior centro trasfusionale di Baghdad”. Ha detto all’agenzia Abdallah Farhan Ahmed, chirurgo al Medical City Hospital. “I tipi di sangue più rari sono i più cari e noi non possiamo obbligare la gente a donarli”. Ahmed dice che i venditori di sangue chiedono 20/30 dollari ogni 350 ml. In un paese dove, secondo il Ministero degli Affari Sociali e del Lavoro, la disoccupazione supera il 38%, la vendita di sangue per molti è un’opzione allettante. “L’aumento della violenza in Iraq ci ha impedito di fare scorte” dice Maruan Haydar, un dirigente del Ministero della Salute, “chiediamo tutti i tipi di sangue, e specialmente quello di tipo raro come AB o 0.” Ahmed ha riferito ad Irin che per almeno un intervento su cinque c’è bisogno di una trasfusione, e che in molte occasioni si sono dovuti posporre degli interventi per l’indisponibilità del sangue necessario. “Interveniamo solo in casi di emergenza. Gli interventi al cuore ed la cervello vengono rimandati finché il sangue è disponibile, ed a volte ci vogliono più di due settimane”, aggiunge il funzionario. Secondo Haydar, dal gennaio 2006 il numero di donatori è diminuito con l’aumentare della violenza nel distretto di Bab-al-Muadham, dove si trova la sede dell’Incbd. “Il centro si trova in una delle zone più pericolose della capitale e la gente ha paura di andarci per donare il sangue”. Significativa la testimonianza di Abu Muhammad Farez, 41 anni, che ha donato sangue al centro negli scorsi otto anni, ma che ora ha deciso di smettere: “Per raggiungere il centro sono stato fermato ai posti di controllo dalle milizie e dalla polizia locale. Dato che ho la barba lunga mi hanno accusato di essere un sostenitore degli insorti” dice Farez, “so che è ridicolo, ma non credevano che qualcuno potesse essere lì per aiutare altri iracheni e non per ucciderli. Purtroppo smetterò di donare il sangue finché non mi sentirò abbastanza sicuro per tornare al centro”.