17:39 mercoledì 1 Luglio 2026

Meta sfida i giganti del Cloud: pronto il piano per vendere potenza di calcolo AI

Meta Platforms Inc. si prepara a scuotere il mercato del cloud computing. Secondo fonti vicine alla questione, il colosso di Menlo Park sta sviluppando un progetto per fare il suo ingresso nel settore delle infrastrutture cloud, vendendo a clienti esterni l’accesso a modelli di intelligenza artificiale e potenza di calcolo. La mossa apre un nuovo, cruciale fronte competitivo con i leader storici del settore: Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud.

L’iniziativa, denominata internamente Meta Compute, punta a monetizzare la capacità di calcolo in eccesso derivante dai massicci investimenti infrastrutturali del gruppo. La reazione dei mercati non si è fatta attendere: a Wall Street, il titolo Meta è balzato del 9,3% a 615,55 dollari, registrando il maggior rialzo intraday da aprile. Al contrario, i titoli dei provider “neocloud” focalizzati sull’AI hanno subito forti perdite, con CoreWeave in calo fino al 14% e la holding olandese Nebius Group NV giù del 17%.

La strategia di mercato a doppia via

Secondo le indiscrezioni, i piani di Meta si articolano su due fronti principali. Da un lato, la società intende creare una piattaforma sul modello di AWS Bedrock per vendere l’accesso a diversi modelli di intelligenza artificiale, inclusi i propri modelli Muse Spark ospitati sulla sua infrastruttura, facendo pagare agli sviluppatori l’utilizzo degli strumenti mentre Meta gestisce i data center e i chip sottostanti. Dall’altro lato, in modo analogo a quanto fanno società come CoreWeave, il gruppo valuta l’affitto diretto della pura capacità di calcolo “grezza”.

L’iniziativa Meta Compute è guidata da un triumvirato di alto profilo composto da Santosh Janardhan, responsabile delle infrastrutture di Meta, Daniel Gross, dirigente dell’unità Meta Superintelligence Labs, e Dina Powell McCormick, presidente di Meta. Interpellato sulla questione, un portavoce della società ha preferito non rilasciare commenti, ricordando che i piani sono ancora in fase di sviluppo e potrebbero subire variazioni.

Una risposta ai dubbi degli investitori

Fino ad oggi, la corsa della compagnia verso la “superintelligenza” artificiale ha richiesto investimenti miliardari in data center e chip di ultima generazione, sollevando non poche perplessità tra gli azionisti circa il reale ritorno economico della spesa. Per garantire la propria capacità computazionale, Meta ha persino siglato accordi di fornitura con colossi come Google, Oracle e la stessa CoreWeave.

La creazione di un’attività cloud proprietaria rappresenta la risposta strategica per iniziare a recuperare gli enormi capitali investiti. Business analoghi generano oggi decine di miliardi di dollari di ricavi trimestrali per Microsoft, Amazon e Alphabet.

Se da un lato la domanda di capacità di calcolo da parte degli sviluppatori di AI appare oggi insaziabile, dall’altro l’ingresso nel mercato del cloud computing presenta barriere all’entrata non indifferenti. Non si tratta solo di possedere reti di data center e chip specializzati, ma di implementare piattaforme software dedicate, reti commerciali orientate al mercato enterprise e strutture complesse di assistenza clienti. Per Meta si tratta di una scommessa ad altissimo potenziale: trasformare un imponente centro di costo nella sua prossima, grande macchina da ricavi.

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