Investimenti

Il PAC in ETF spiegato ai risparmiatori

Una delle tendenze in atto in Europa e che si sta facendo largo anche in Italia è la digitalizzazione dei canali distributivi, che ha favorito la crescita dei PAC in ETF, rendendo gli investimenti accessibili anche a chi dispone di capitali limitati.
Ma come funzionano questi piani di risparmio? Quali i vantaggi e i limiti e perché mantenere la rotta durante la volatilità può fare la differenza nel lungo periodo? Ne abbiamo parlato con Ruggero Bertelli (nella foto), docente di economia degli intermediari finanziari all’università di Siena.

Come funziona un PAC in ETF e quali sono le sue principali caratteristiche?
I temi sono due e vanno tenuti distinti: in che cosa investire e come.
Sul primo tema, gli ETF costituiscono un veicolo intelligente per investire sui mercati. Gli ETF sono degli organismi collettivi di investimento mobiliare, che funzionano come i fondi comuni. Quindi investimenti finanziari diversificati in definiti “universi investibili”, ossia in insiemi di titoli (obbligazioni e azioni) che sono accumunati da alcune caratteristiche: area geografica, settore di appartenenza (tecnologici, industriali, per esempio), tipologia di emittente (governi, aziende).
Quindi, una cosa è il “veicolo” (ETF); altra cosa è “per andare dove” (il mercato in cui si investe).
In generale, quindi, occorre prima decidere se vogliamo investire in azioni o in obbligazioni, di quale area geografica, con quali rischi, in quale settore. Gli ETF sono letteralmente migliaia e la loro selezione, per quanto “agevolata” da piattaforme piò o meno artificialmente intelligenti, costituisce un punto di partenza ineliminabile, che non dipende dal veicolo.
Per esempio, posso decidere di investire nel “mercato azionario mondiale”. Posso farlo con un fondo comune “tradizionale”, rivolgendomi ad un consulente finanziario (anche in questo caso ci sono piattaforme sulle quali posso operare in autonomia). Oppure posso cercare un ETF rappresentativo di questo universo investibile, trovare il codice e passare un ordine di acquisto.
Intendiamoci: il rendimento nel tempo dipende essenzialmente dalla scelta dell’area di investimento. Questo non è un problema che risolve il veicolo. In un certo senso, possiamo scegliere una automobile con il pilota (il classico fondo comune) o un’automobile con il pilota automatico (l’ETF). Ad entrambi dobbiamo dire: “voglio investire nelle azioni mondiali”. E poi inizia il viaggio.
Nel primo caso, sarà il pilota a decidere quali titoli, quanti effettivamente inserirne in portafoglio, quanto tempo tenerli, se venderne uno e acquistarne un altro, seguendo determinate regole, definite dal regolamento del fondo. Nel secondo caso, l’ETF replicherà quanto presente sul mercato, acquistando tutto quello che è disponibile, senza effettuare scelte discrezionali, seguendo regole predefinite di costruzione del portafoglio.
Il PAC rappresenta invece il come investire. Tipicamente è uno strumento ideale per tutti gli investitori, che risparmiano mensilmente e mensilmente investono i risparmi, non perdendo le opportunità di generare rendimento fin dal primo istante. Se aspetto di avere più risorse da investire lasciandole sul conto, il mio risparmio, per un certo tempo, avrà rendimento vicino a zero. Forse negativo, tenendo conto dell’inflazione.
Quindi questa strategia è un modo naturale di investire, che ha lo stesso ritmo della formazione del nostro risparmio. La sua valutazione, prima che finanziaria, è comportamentale: 10.000 passi al giorno, mangiare sano e investire in modo progressivo, attraverso il PAC, appunto.
Piani di accumulo su fondi comuni o ETF? Si tratta di una questione di preferenze individuali, tra gestore attivo e “passivo”. Invero, ci sono mercati e strumenti dove il gestore attivo è indispensabile (penso al mercato delle obbligazioni corporate high yield) e mercati in cui può essere utile solo a determinate condizioni.

Quali sono i vantaggi e i limiti di questi strumenti per il risparmiatore?
La “sottoscrizione” e il “riscatto” sono termini che vengono usati per l’investimento o il disinvestimento in fondi comuni collocati da consulenti finanziari, banche, reti di distribuzione. Gli ETF sono invece quotati sul mercato (esempio Borsa Italiana) dove possono essere acquistati o venduti come un semplice titolo azionario, ogni giorno, ad un prezzo che rappresenta il valore dei titoli detenuti dall’ETF.
È una caratteristica, più che un vantaggio o uno svantaggio. Come sempre, occorre muoversi con prudenza. Se l’esser quotato come un titolo azionario induce al “fai da te” (ETF) e il dover essere intermediato da un Consulente obbliga ad avere un contributo esterno di un professionista (Fondo), meglio la seconda strada. Oggi, però, la consulenza avanzata consente di poter avviare percorsi di investimento del risparmio in ETF e/o fondi con il supporto di un professionista, indipendentemente dal veicolo prescelto.
I suoi vantaggi sono rilevanti. Il PAC, quale meccanismo automatico di investimento del risparmio, meno soggetto alle scelte emotive dell’investitore, è uno strumento indispensabile, adatto a tutte le età.
I limiti sono un corollario dei vantaggi. La scelta deve essere rigida, non soggetta alla discrezionalità, per essere realmente efficace. La decisione di investire il proprio risparmio “costringe” (almeno come impegno morale) a rinunciare a qualche spesa di consumo. Ma non si tratta di un “vincolo”, di una rinuncia al benessere, anzi.
Il suo limite, se così lo vogliamo chiamare, è che deve essere inserito in un attento processo di pianificazione finanziaria personale. Insomma, l’idea di “mettersi a dieta” è senz’altro corretta, ma è importante una valutazione complessiva della situazione personale da parte di un medico.

A quale profilo di investitore si rivolge un PAC in ETF?
Il Piano di accumulo è un modo naturale di investire il proprio risparmio a tutte le età. Un portafoglio di PAC su ETF o fondi può essere calibrato in funzione del profilo di rischio dell’investitore. Quindi, finché si risparmia, il PAC su ETF (o fondi) è consigliabile a tutti. Quando l’investitore è in fase di “distribuzione” (non risparmia più perché non ne ha più bisogno) questa strategia perde la sua utilità.

Perché, soprattutto nelle fasi di volatilità, è importante mantenere la disciplina e rimanere investiti sui mercati?
Mantenere la disciplina nell’investire è importante sempre. Le fasi di volatilità ci sono sempre, non sono prevedibili. Occorre avere sempre le gomme della nostra auto pronte ad affrontare la pioggia, quando ci sarà.
La volatilità dei mercati (ossia le oscillazioni quotidiane dei prezzi delle attività finanziarie) porta l’essere umano ad abbassare lo sguardo, a non vedere i benefici di lungo termine dell’investimento finanziario, a far prevalere la paura rispetto alla prudenza.
La finanza comportamentale insegna che le perdite contano il doppio dei guadagni. Poiché la volatilità è simmetrica (a ribassi seguono rialzi), ma la nostra mente non lo è (i ribassi valgono emotivamente il doppio dei rialzi), il risultato finale è che non siamo in grado di percepire il valore dell’investimento più remunerativo, quello di lungo periodo.

Pensiamo ora a un PAC ibrido o dinamico, in quali contesti di mercato può essere preso in considerazione e quali vantaggi può offrire se ben costruito?
Il Piano di accumulo dinamico o ibrido è l’applicazione di una o più regole di comportamento automatiche che si innestano nella regola di fondo che caratterizza questa strategia di investimento. Ad esempio: incrementare l’investimento periodico in presenza di forti oscillazioni al ribasso. È importante sottolineare che il valore aggiunto di un PAC dinamico non deriva dalla capacità di prevedere i mercati, ma dalla presenza di una metodologia rigorosa e coerente che permetta di reagire alle condizioni di mercato in modo sistematico e non discrezionale. Mantiene i benefici della gradualità e della disciplina, ma introduce meccanismi che possono consentire di cogliere meglio le opportunità offerte dalla volatilità dei mercati.
A mio giudizio, più le regole sono semplici, più sono efficaci. È un tema a me molto caro, perché significa rendere più probabili i “comportamenti performanti”.