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UBS GWM: come investire nelle Borse europee quando il Pil rallenta. I settori su cui puntare

Il Pil dell’Eurozona rallenta, la Bce alza i tassi e il settore tech perde smalto. Eppure chi liquida l’Europa come un mercato da evitare commette un errore di prospettiva. Perché la vera partita non si gioca sulla crescita aggregata della regione, ma sulla capacità di singole aziende europee di agganciare i grandi trend globali, e su questo fronte il Vecchio Continente ha carte da giocare che spesso vengono sottovalutate.
È quanto scrive in una nota Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, che mantiene sull’azionario europeo il rating “Neutral”, ma la casa svizzera è tutt’altro che pessimista.  La raccomandazione è di spostare l’attenzione dal tasso di crescita aggregate alle singole aziende europee meglio posizionate per aumentare gli utili.

Utili corrono più del PIL

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la frenata dell’economia non coincide necessariamente con una frenata dei profitti aziendali, dicono da UBS GWM. Le imprese europee hanno trascorso gli ultimi anni a fare i conti con costi energetici elevati, shock geopolitici e domanda debole: l’hanno fatto stringendo i cordoni, migliorando l’efficienza e proteggendo i margini. Quella disciplina oggi si vede nei risultati trimestrali, con gli utili che continuano a battere le attese più delle vendite.

Gli esperti della casa elvetica prevedono una crescita degli utili di circa il 25% nell’arco di due anni: per l’Euro Stoxx 50 stima un aumento dell’8% nel 2026 e del 15% nel 2027, mentre per gli indici più ampi dell’Eurozona la crescita degli utili nel 2026 potrebbe essere superiore di 3-4 punti percentuali, sostenuta anche dagli effetti base favorevoli nel settore automobilistico.

IT bocciato a Neutral

Entriamo nel dettaglio dei settori, partendo dal comparto tech. La stagione della corsa senza freni all’IT europea sembra giunta a una pausa di riflessione. Nelle ultime sessioni – spiega l’esperto – la volatilità è tornata a farsi sentire sui listini globali, alimentata dalle incertezze che tornano a circondare il settore tecnologico e l’intelligenza artificiale. In questo contesto, UBS Global Wealth Management ha deciso di abbassare il proprio giudizio sull’IT europeo da “Attractive” a “Neutral”: il settore ha guadagnato circa il 40% dall’inizio dell’anno, portando le valutazioni a livelli che non si vedevano dai tempi della bolla tecnologica dei primi anni Duemila. Un rally imponente, che ha reso il profilo rischio-rendimento meno convincente.

L’innovazione europea passa dall’economia reale

Uno degli aspetti spesso sottovalutati dai mercati riguarda la natura dell’innovazione europea. Se negli Stati Uniti l’innovazione viene associata prevalentemente alle grandi piattaforme software, in Europa essa trova espressione soprattutto l’automazione industriale, infrastrutture energetiche, elettrificazione, semiconduttori, robotica e data center. Il comparto industriale europeo appare infatti ben posizionato per beneficiare di megatrend come l’aumento della spesa per la difesa, la transizione energetica e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Si tratta di aziende con forte presenza globale, elevato know-how specialistico e leadership tecnologica in nicchie ad alto valore aggiunto.

La diffusione dell’Industria 4.0, l’efficienza energetica e gli investimenti infrastrutturali continueranno a sostenere la domanda per molte di queste società anche in presenza di una crescita domestica modesta.

Settore sanitario e consumer discretionary

La debolezza della domanda interna europea non esclude la possibilità di costruire portafogli selettivi con buone prospettive. Secondo UBS Global Wealth Management, il settore sanitario, valutato come Attrattive, che offre crescita strutturale e maggiore resistenza ai venti macroeconomici: nuovi lanci di prodotti e slancio nell’innovazione rappresentano un porto relativamente sicuro in un contesto di incertezza crescente.

Infine, anche alcuni segmenti del comparto consumer discretionary offrono prospettive favorevoli. I gruppi del lusso, del lifestyle, del turismo e del benessere continuano infatti a beneficiare di fenomeni globali come l’aumento della ricchezza privata, la premiumizzazione dei consumi, la digitalizzazione e la crescente domanda di esperienze.