Investimenti

Wall Street: la carica degli investitori retail, motore dell’ultimo rally

C’era una volta il piccolo risparmiatore che guardava Wall Street da lontano. I dati del trading desk di Goldman Sachs certificano un cambio di paradigma: dall’inizio del rally azionario di metà aprile, trainato dai titoli tecnologici, i volumi di negoziazione degli investitori retail negli Stati Uniti sono balzati del 28%, trascinando al rialzo del 29% il paniere GSXURFAV, che raggruppa i titoli preferiti dai piccoli trader. Non è un exploit isolato: è la conferma di una tendenza strutturale che ridisegna i rapporti di forza sui mercati americani.

Dieci anni di ascesa

Un decennio fa, la quota retail sui volumi totali dell’azionario americano si attestava attorno al 15%, si legge nel report della banca d’affari Usa. Oggi ha superato il 20%, in un mercato da 111.000 miliardi di dollari dominato dai nuclei familiari statunitensi, che, direttamente e indirettamente, detengono la maggioranza dell’intero flottante azionario.

“Stimiamo che i trader retail detengano 12.000 miliardi di dollari in asset azionari in conti di intermediazione autogestiti, pari a circa il 10% del valore totale del mercato azionario societario statunitense” spiegano gli analisti in una nota.

Il picco storico fu toccato nel 2021, al 24%, nel pieno della febbre da trading post-pandemia alimentata da piattaforme come Robinhood e dai sussidi governativi sui conti correnti. Quella stagione di euforia si è ridimensionata, ma il mercato non ha mai abbandonato i livelli pre-meme-stock.

A spingere ulteriormente l’accelerazione potrebbe essere ora la recente revisione normativa americana: la sostituzione delle regole sul “pattern day trader” con requisiti di margine meno stringenti abbassa sensibilmente la soglia d’accesso per chi vuole operare con frequenza elevata. Un cambio regolatorio che secondo Goldman Sachs rende “più probabile un’ulteriore crescita dell’attività di trading retail”

Eppure, nonostante la mole crescente, la presenza dei piccoli trader resta in gran parte invisibile agli operatori istituzionali. Il flusso degli ordini retail passa quasi interamente attraverso operatori specializzati chiamati wholesaler — market maker che eseguono e internalizzano gli scambi prima che arrivino ai mercati regolamentati. Il risultato è che i grandi fondi d’investimento interagiscono direttamente solo con una frazione minima dell’attività retail.

Mercati in calo? Il retail non arretra

Uno degli elementi più rilevanti di questo fenomeno – spiegano gli esperti della banca d’affari Usa – è la resilienza dell’attività retail durante le fasi di stress di mercato.
I volumi su ETF indicizzati tendono ad aumentare durante le fasi di sell-off, come avvenuto nel 2020, nel 2022 e nel 2025. Durante le correzioni, i piccoli investitori non solo non abbandonano il mercato, ma spesso incrementano l’attività, contribuendo a una dinamica di “buy the dip” diffusa. Anche nei ribassi dei singoli titoli, l’interesse retail tende a crescere in modo selettivo.