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È partita ufficialmente la XVI edizione del Salone del Risparmio, l’appuntamento di riferimento per l’industria del risparmio gestito in Italia promosso da Assogestioni. Ad aprire i lavori è stata, come da tradizione, la conferenza plenaria inaugurale, che quest’anno ruota attorno a un tema centrale per l’economia italiana ed europea: “Risparmio in movimento. Attivare la liquidità, accelerare la crescita”.
Un titolo che sintetizza una delle principali sfide del momento: trasformare l’ampia liquidità presente nei conti degli italiani in risorse utili per sostenere sviluppo economico, innovazione e competitività. L’Italia è storicamente un Paese di risparmiatori. Tuttavia, una parte significativa di questa ricchezza resta ferma, non investita o impiegata in modo poco efficiente. È proprio su questo punto che si concentra la riflessione emersa dalla plenaria: il risparmio può diventare un motore di crescita solo se viene messo “al lavoro”.
L’obiettivo è duplice. Da un lato, proteggere e valorizzare il patrimonio delle famiglie; dall’altro, canalizzare risorse verso l’economia reale, sostenendo imprese, innovazione e occupazione.
Il ruolo sociale del risparmio gestito
Ad aprire i lavori è stata la presidente di Assogestioni, Maria Luisa Gota, che ha sottolineato il valore strategico del risparmio in una fase di profondi cambiamenti economici e sociali. Secondo Gota, il settore del risparmio gestito è chiamato a svolgere una funzione che va oltre l’aspetto finanziario: fare da ponte tra le esigenze delle famiglie — tutela, pianificazione, crescita del patrimonio — e i bisogni del sistema produttivo. In questo contesto, il risparmio non è solo una scelta individuale, ma una leva collettiva capace di contribuire alla stabilità e allo sviluppo del Paese.
Nel suo intervento, la presidente di Assogestioni ha individuato alcune direttrici chiave su cui il settore può evolvere. La prima è l’innovazione, intesa sia come sviluppo di nuovi strumenti finanziari sia come utilizzo di tecnologie avanzate per migliorare l’accesso agli investimenti. La seconda riguarda la previdenza complementare, tema sempre più centrale in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione. Rafforzare il cosiddetto “secondo pilastro” previdenziale significa offrire alle famiglie strumenti più efficaci per pianificare il proprio futuro.
Su questo fronte, Gota ha espresso apprezzamento per alcune misure di riforma annunciate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando l’importanza di una collaborazione tra pubblico e privato per diffondere una maggiore cultura previdenziale, soprattutto tra i più giovani.
La terza leva è rappresentata dalla dimensione europea, in particolare dalla costruzione di una vera e propria “Savings and Investments Union” (SIU), un sistema integrato capace di mettere in connessione risparmio, mercati dei capitali e sistema bancario a livello europeo.
PIR e nuovi strumenti europei
All’interno di questa visione, un ruolo importante è attribuito ai PIR (Piani Individuali di Risparmio), considerati una best practice italiana nel panorama europeo. Si tratta di strumenti che incentivano fiscalmente gli investimenti nell’economia reale, in particolare nelle piccole e medie imprese. Accanto ai PIR, l’industria guarda ora a nuovi strumenti su scala europea, come i conti di risparmio e investimento destinati al pubblico retail, che potrebbero favorire una maggiore integrazione dei mercati e ampliare le opportunità per gli investitori.
Il punto di vista del governo: il risparmio come leva di sviluppo
Nel corso della plenaria è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha ribadito un concetto chiave: il risparmio, di per sé, è una virtù privata, ma diventa un valore pubblico quando si trasforma in investimento. È infatti attraverso gli investimenti che le risorse individuali possono contribuire alla crescita economica, sostenendo imprese, infrastrutture e innovazione. Giorgetti ha inoltre evidenziato come la stabilità finanziaria rappresenti una condizione essenziale per la crescita e ha sottolineato i progressi compiuti dall’Italia nel rafforzamento dei fondamentali macroeconomici. Questo, secondo il ministro, consente al Paese di affrontare con maggiore resilienza le incertezze del contesto globale.
Risparmio, imprese e geopolitica: un equilibrio complesso
Uno dei momenti centrali dell’evento è stato il panel dedicato al confronto tra industria del risparmio gestito, imprese e scenario geopolitico internazionale. Un dialogo che ha messo in evidenza quanto questi ambiti siano oggi sempre più interconnessi. Tra gli interventi, quello di Enrico Letta ha sottolineato la necessità per l’Europa di rafforzare la propria integrazione economica e finanziaria. In un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi blocchi, la frammentazione dei mercati rappresenta una debolezza.
Secondo Letta, costruire una vera unione dei risparmi e degli investimenti è una priorità strategica per mobilitare le risorse private, sostenere l’innovazione e rafforzare la competitività europea. Dal lato delle imprese, Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha evidenziato la necessità di accelerare gli investimenti, puntando su strumenti finanziari capaci di accompagnare la crescita, la transizione tecnologica e lo sviluppo dimensionale delle aziende. Per farlo, serve uno sforzo condiviso: imprese più aperte e trasparenti, una finanza in grado di offrire capitale paziente e un contesto normativo più semplice e stabile. Solo così, ha sottolineato, sarà possibile valorizzare il grande risparmio degli italiani senza imporre vincoli, ma creando le condizioni per un utilizzo efficiente.
Il fattore geopolitico
A completare il quadro, l’analisi di Giampiero Massolo ha posto l’accento sul ruolo crescente della geopolitica. In un contesto internazionale sempre più instabile, economia e finanza sono diventate strumenti di potere. Nonostante le tensioni globali, i mercati finanziari continuano a mostrare resilienza, scommettendo su un contenimento dei conflitti su scala locale. Ma per l’Europa, ha osservato Massolo, è arrivato il momento di rafforzare la propria autonomia strategica, anche attraverso una migliore integrazione tra risparmio e sistema produttivo.
Tra i dati più significativi emersi durante la plenaria, uno riguarda il peso della Borsa italiana a livello globale. Oggi rappresenta circa lo 0,8% della capitalizzazione mondiale, a fronte di un Pil che vale circa il 2% di quello globale. Un divario che evidenzia un problema strutturale: il limitato accesso delle imprese italiane al mercato dei capitali. Incentivare questo accesso è una delle sfide principali per il futuro, anche attraverso migliori pratiche di governance e maggiore dialogo tra aziende e investitori.
Il messaggio che emerge dalla giornata inaugurale è chiaro: il risparmio gestito deve evolvere per rispondere alle nuove esigenze dell’economia e della società. Non si tratta solo di offrire prodotti finanziari, ma di accompagnare famiglie e imprese in un percorso di crescita sostenibile, trasformando bisogni — come la previdenza, la protezione e la pianificazione — in opportunità concrete.
I prossimi appuntamenti
Il programma del Salone del Risparmio 2026 proseguirà con sette ulteriori conferenze istituzionali, dedicate ai principali temi strategici del settore. Tra questi: previdenza complementare, mercati privati, regolamentazione europea, intelligenza artificiale, transizione climatica e leadership inclusiva. Un’agenda ampia, che riflette la complessità di un settore sempre più centrale per il futuro economico del Paese e dell’Europa.