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Borse tornano sui massimi, dove investire secondo UBS Wealth Management

Le borse mondiali continuano a mostrare segnali di forza, sostenute dalle aspettative di un allentamento delle tensioni geopolitiche. Nella giornata di mercoledì, i mercati azionari hanno registrato la nona seduta consecutiva in rialzo, la striscia positiva più lunga dallo scorso settembre. A trainare il sentiment degli investitori è stato soprattutto l’ottimismo per nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran, che ha contribuito a raffreddare i prezzi del petrolio, con il Brent attestato intorno ai 95 dollari al barile.

In questo contesto, l’indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,8%, raggiungendo un nuovo massimo storico e superando per la prima volta la soglia dei 7.000 punti. Un livello che riflette fiducia nelle prospettive di crescita degli utili e nella tenuta dell’economia statunitense, nonostante uno scenario internazionale ancora complesso.

UBS WM: c’è ancora spazio per le azioni

Secondo Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, sin dall’inizio del conflitto, agli investitori è stato consigliato di posizionarsi in ottica di guadagni azionari nel medio periodo, una strategia che continua a trovare conferma.
Le prospettive restano infatti favorevoli per un ulteriore rally da qui alla fine dell’anno rispetto ai livelli attuali dello S&P 500, sostenuto da una crescita solida degli utili e da un quadro macroeconomico complessivamente positivo. Resta però determinante, nel breve termine, l’evoluzione dello scenario geopolitico e, in particolare, l’andamento dei prezzi dell’energia.

Tensioni geopolitiche e petrolio: il nodo Medio Oriente

Uno dei principali fattori di incertezza riguarda lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero globale, dove i flussi energetici risultano ancora interrotti. Stati Uniti e Iran stanno lavorando a un secondo round di negoziati e a una possibile estensione del cessate il fuoco, mentre dichiarazioni recenti del presidente Donald Trump su colloqui imminenti tra Israele e Libano hanno contribuito a migliorare il clima sui mercati. Nonostante ciò, il blocco navale statunitense resta in vigore e la normalizzazione dei traffici appare ancora lontana.

Questa situazione implica che i prezzi del petrolio difficilmente torneranno ai livelli precedenti al conflitto nel breve periodo, con potenziali effetti sull’economia globale. L’incertezza resta quindi elevata e gli investitori devono mettere in conto possibili fasi di volatilità.

Economia USA e utili: i driver della crescita

Sul fronte macroeconomico, però, arrivano segnali incoraggianti dagli Stati Uniti. Nonostante l’aumento dell’inflazione legato al caro energia, i dati mostrano che le pressioni inflazionistiche di fondo sono risultate più contenute del previsto nel mese di marzo. I consumi rimangono solidi e anche l’attività manifatturiera dà segnali di ripresa: l’indice ISM è tornato in territorio espansivo dopo tre anni di contrazione.

Un altro elemento positivo è rappresentato dal peso relativamente contenuto della spesa energetica sui bilanci delle famiglie americane, che contribuisce a sostenere la domanda interna. Anche le aziende orientate al consumo segnalano trend stabili, nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio. A sostenere ulteriormente i mercati azionari è attesa una crescita robusta degli utili societari. Le stime indicano un aumento del 17% per gli utili del primo trimestre dell’anno per le società dello S&P 500, il ritmo più rapido dal quarto trimestre del 2021. A trainare sono sia la domanda legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, in particolare nel comparto dei semiconduttori, sia una crescita diffusa in altri settori come finanziari e materiali.

Le previsioni sugli utili futuri restano orientate al rialzo e, al momento, non emergono segnali significativi di impatto negativo del conflitto sulle revisioni degli utili. Questo rafforza la fiducia degli investitori nella capacità delle aziende di sostenere ulteriori rialzi dei listini.

In questo scenario, l’analista mantiene una valutazione positiva (“Attractive”) sull’azionario statunitense, con una preferenza per settori come beni di consumo discrezionali, servizi finanziari, sanità, industria e utility. Allo stesso tempo, resta fondamentale garantire una solida diversificazione del portafoglio in un contesto geopolitico ancora incerto, affiancando alle azioni asset difensivi come obbligazioni di qualità, oro e materie prime, oltre a investimenti alternativi come gli hedge fund.