Fonte: Fonti societarie
C’è un’idea precisa dietro il nome Anagramma: partire dalle stesse lettere per creare parole diverse, più coerenti con il contesto e gli obiettivi. È questa la metafora scelta da Valentina Zanatta (nella foto), fondatrice e managing director della società, per raccontare un approccio che, nel real estate, punta a scardinare una consuetudine tutta italiana: quella di considerare gli immobili un patrimonio da custodire passivamente, anziché un capitale da gestire e valorizzare in modo strategico.
Ed è proprio qui che si colloca la scommessa imprenditoriale di anagramma, una boutique indipendente e partner di riferimento per private bank e multi-family office, che offre un servizio di asset management immobiliare senza conflitti di interesse e qualificato, finora riservato agli investitori istituzionali. Dopo un’esperienza ultraventennale in gruppi come Edizione e Percassi, la fondatrice ha deciso di trasferire competenze tipicamente riservate agli investitori istituzionali al servizio di famiglie imprenditoriali, holding e soggetti con patrimoni complessi da riorganizzare, valorizzare e rendere coerenti con una strategia di lungo termine.
Anagramma, una regia per il patrimonio immobiliare
Un passaggio non solo professionale ma anche culturale. “Lasciare la giacca del dirigente per indossare quella del consulente significa uscire dalla logica del singolo azionista e imparare a stare su più tavoli, con uno sguardo più ampio e indipendente”, spiega Zanatta nel corso di una presentazione alla stampa a Milano. Da questa discontinuità nasce il cuore del progetto, lanciato nel 2024: offrire ai clienti un servizio di asset management immobiliare integrato e multidisciplinare, capace di tenere insieme fiscalità, finanza, governance, struttura societaria, processi decisionali e valorizzazione degli asset. Non la semplice compravendita, quindi, ma una regia complessiva del patrimonio immobiliare.
Secondo Anagramma, esiste una fascia ampia di clientela che possiede patrimoni rilevanti ma spesso frammentati, disomogenei. Dentro questi portafogli ci sono diversi immobili: palazzi a reddito, immobili acquistati anni fa per investimento, ex aree industriali, ville storiche, asset detenuti in società non più adeguate, immobili detenuti per ragioni identitarie o affettive. Il risultato è che spesso il patrimonio immobiliare resta ai margini del ragionamento strategico: non viene trattato con lo stesso rigore con cui si gestiscono l’azienda di famiglia o il portafoglio finanziario.
Come sottolinea Zanatta, nella visione della società l’immobile “è capitale e come tale deve essere trattato”. “Non deve essere considerato come un accessorio ma un qualcosa che deve avere il giusto rendimento, deve osservare dei parametri di gestione del rischio e deve essere confrontato con degli altri tipi di asset”, precisa. Insomma, deve essere valutato per rendimento, rischio, struttura, efficienza e coerenza con il resto del patrimonio”.
In questa prospettiva, il valore si può creare in diversi ambiti: come la fiscalità, costo del debito, struttura societaria, qualità dei contratti, governance, efficientamento gestionale, relazioni con le amministrazioni pubbliche e tempi di esecuzione.
Uno dei tratti distintivi del progetto è la scelta di non svolgere attività di intermediazione. La società vuole mantenere separata la consulenza strategica dalla compravendita, proprio per preservare gli interessi con il cliente. Il punto, argomenta Zanatta, è dare certezza a famiglie e advisor che l’obiettivo non è “spingere” un’operazione, ma gestire un patrimonio. È una distinzione che, nel mercato italiano, resta ancora poco diffusa. Il lavoro parte da un censimento dettagliato del patrimonio: una fotografia dello stato di fatto, degli asset, delle strutture di possesso, delle criticità e delle possibilità di intervento. Solo dopo questa fase vengono proposte azioni ordinarie e straordinarie. Il tutto con un approccio di medio termine: non la relazione spot consegnata in pochi mesi, ma accompagnare in maniera continuativa i processi decisionali e l’esecuzione.
Inoltre, grazie a una conoscenza approfondita del mercato immobiliare, italiano ed estero, Anagramma si occupa di strutturare e coordinare anche operazioni di club deal.
Asset in gestione oltre 2,5 miliardi, crescita attesa del 10%
Sul fronte dei numeri, la società dichiara asset in gestione superiori a 2,5 miliardi di euro. Soffermandosi sulle prospettive, Zanatta precisa che “sono difficili da formulare”, soprattutto perché la crescita non dipende solo dalle masse, ma dalla complessità dei mandati e dal lavoro effettivo richiesto.
La traiettoria indicata resta comunque positiva: una crescita intorno al 10% annuo, che potrà riflettersi negli asset under management, nei ricavi o nell’indotto generato dalle attività. “Per il 2026 è possibile ipotizzare anche una crescita maggiore, visto che all’orizzonte ci sarebbero già nuove importanti famiglie interessate”, spiega la fondatrice.
Immobiliare, il cambio di paradigma
Spazio anche a una lettura del mercato nel complesso. Il momento spartiacque è stato il rialzo del costo del denaro, che ha cambiato il settore immobiliare dopo anni di liquidità abbondante. Operazioni un tempo quasi automatiche oggi richiedono più prudenza, più analisi e più competenze. Sono cambiati i tempi di valorizzazione, la sostenibilità dei business plan, il peso della leva finanziaria. E questo, secondo Anagramma, rafforza la necessità di una gestione professionale del patrimonio immobiliare.