Il settore bancario attraversa una fase di trasformazione strutturale senza precedenti. Al centro di questo cambiamento non ci sono solo i tassi d’interesse o le dinamiche macroeconomiche, ma una rivoluzione tecnologica che sta riscrivendo le regole del credito grazie anche all’intelligenza artificiale.
Per rispondere alle sfide di questo contesto è nata Finomnia, un gruppo da 200 milioni di euro di fatturato che ha aggregato alcuni leader storici del software finanziario come OCS e Quid, attive nel consumer finance, Finwave e Alvantia, specializzate nel leasing e factoring, , oltre ad altermAInd, specializzata nello sviluppo di soluzioni basate sull’AI.
Abbiamo incontrato Andrea Pettinelli, ceo di Finomnia, per capire come l’integrazione di queste realtà stia ridisegnando il futuro del fintech europeo.
Pettinelli, Finomnia nasce dall’unione di marchi storici. Qual è l’architettura di questo nuovo gruppo?
Finomnia non è una semplice somma di aziende, ma un progetto industriale coerente supportato dai fondi Apax. La nostra ambizione è coprire ogni forma tecnica di finanziamento garantendo agli istituti di credito la fiducia operativa necessaria per favorire la trasformazione digitale e migliorare l’esperienza del cliente.
A tal fine la società opera in quattro distinte aree di business. La prima è dedicata al Consumer Finance, dove Finomnia offre soluzioni per la gestione di prestiti personali, carte di credito, cessione del quinto e nuovi modelli di pagamento come il Buy Now Pay Later. Questo segmento punta sulla semplificazione dei processi e sulla riduzione dei tempi di risposta per migliorare l’esperienza dell’utente.
La seconda area riguarda le Corporate Solutions, focalizzate su strumenti specifici per il mercato delle imprese. In questo ambito la società fornisce piattaforme avanzate per il leasing e il factoring, supportando le aziende e i provider specializzati nella gestione di questi prodotti finanziari attraverso un’automazione spinta e una reportistica dettagliata.
La terza area si concentra sul Banking & RegTech, un pilastro fondamentale che integra le soluzioni di core banking con le tecnologie per la compliance normativa. Un ambito in cui il gruppo sviluppa sistemi per il monitoraggio dei rischi, la gestione degli Utp/Npl (crediti deteriorati, ndr) e il potenziamento dei canali digitali, garantendo che le operazioni bancarie siano sempre sicure e conformi alle direttive vigenti.
Infine, la quarta è rappresentata dal Retail & Corporate Lending, una divisione che introduce soluzioni per i finanziamenti a privati e imprese, estendendo l’offerta fino alla finanza strutturata.
Operare su così tante aree del credito è una sfida ambiziosa. Qual è il vantaggio di questa copertura totale?
Il mercato oggi chiede interlocutori unici. Noi presidiamo l’intero ciclo: dalla valutazione del merito creditizio all’erogazione di mutui e prestiti, fino alla gestione dei crediti deteriorati. Questo approccio end-to-end ci permette di anticipare le esigenze dei clienti e di offrire una coerenza operativa che pochi altri possono garantire in Europa.
Parliamo di tecnologia. Che ruolo gioca l’AI nel vostro modello e come cambierà il lavoro in banca?
L’impatto è duplice e profondo. Per i nostri clienti, l’AI non è più una promessa futura ma uno strumento operativo che raffina l’analisi del rischio e stima, ad esempio, con precisione le probabilità di recupero dei crediti deteriorati. Ma il vero salto di qualità riguarda l’automazione: stiamo sviluppando agenti software capaci di dialogare direttamente con i sistemi bancari tramite protocolli dedicati, eseguendo attività che oggi richiedono ancora un massiccio intervento umano.
Quali sono gli obiettivi di medio termine per Finomnia?
La crescita resta la nostra stella polare, sia per via organica che tramite nuove acquisizioni mirate. Con un fatturato di 200 milioni di euro siamo già tra i principali player europei, ma l’obiettivo è rafforzare la presenza internazionale. Guardiamo con estremo interesse a mercati core come Francia e Germania, mantenendo però ben salde le nostre radici e la base operativa in Italia.
L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di marzo 2026 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.