In una fase in cui i mercati restano dominati da tensioni geopolitiche, timori sull’inflazione e movimenti spesso guidati più dai flussi che dai fondamentali, per chi fa gestione attiva torna centrale la capacità di leggere le dislocazioni e selezionare i titoli migliori. È proprio in questo contesto che una strategia long/short può non solo contenere la volatilità, ma anche intercettare quelle inefficienze che tendono ad ampliarsi quando il mercato si muove in modo emotivo o troppo uniforme. Ne abbiamo parlato con Angelo Meda, responsabile azionario di Banor e gestore del fondo Banor Sicav Mistral Long- Short, insieme a Luca Riboldi, direttore investimenti di Banor. Oggi il tema torna infatti di stretta attualità perché molte delle paure che stanno guidando il mercato rischiano di rivelarsi eccessive rispetto al contesto macroeconomico complessivo.
Qual è oggi, in un contesto così incerto, il valore aggiunto di Banor Sicav Mistral Long Short Equity e quali fattori ne guidano il successo?
“Il valore aggiunto del fondo, oggi, è la possibilità di cogliere le dislocazioni che si stanno creando in questa fase di mercato. Ci sono settori, come quello petrolifero o della difesa, sui quali vediamo delle opportunità. Il mercato, tuttavia, sta incorporando aspettative che secondo noi hanno poche probabilità di realizzarsi. Per questo stiamo prendendo una posizione diversa rispetto al consenso, in modo ragionato. A nostro avviso c’è un timore in parte infondato: anche se il conflitto dovesse durare più a lungo, per l’inflazione contano molti altri fattori, dalla demografia a dinamiche strutturali, non solo il prezzo di materie prime come il petrolio. Nel 2022, con l’attacco russo, l’inflazione era già molto elevata e la guerra aveva aggravato uno scenario già compromesso. Oggi partiamo da un’inflazione attorno al 2%: può esserci qualche rialzo, ma non vediamo un cambiamento dello scenario inflattivo dei prossimi cinque o dieci anni. In questo contesto si aprono opportunità interessanti, soprattutto dove le valutazioni sono scese parecchio. Penso ad esempio all’indice Star italiano, che da inizio anno ha fatto peggio del Ftse Mib cedendo circa il 13% e dove molte aziende sono arrivate a valutazioni estreme al ribasso. In un mercato dominato dai flussi passivi e dagli investimenti tematici, che tendono a concentrare i capitali sempre nelle stesse aree, si creano divergenze molto forti. Le PMI vengono penalizzate, ma proprio in questo segmento si possono trovare occasioni interessanti. Certo bisogna conoscere le aziende, studiarle in profondità, fare una vera analisi fondamentale: è così che si crea valore per chi investe”.
Com’è strutturato il portafoglio per affrontare la volatilità e quali settori sono osservati con maggiore interesse e attenzione da voi in questo periodo?
“Sul lato delle coperture manteniamo quasi sempre una posizione in derivati. Siamo più aggressivi quando la volatilità è bassa. Nelle fasi di tensione, come quella attuale, tendiamo a ridurre le coperture. Dal punto di vista settoriale, una delle aree che guardiamo con maggiore interesse è il medicale. È un settore difensivo, meno esposto alle tensioni geopolitiche, che arriva da anni molto forti, come quelli del Covid, e che dopo il rallentamento più recente sta vivendo una normalizzazione, non un cambiamento di trend. Poi ci sono le storie specifiche, che in questa fase per noi sono molto importanti. Cerchiamo investimenti che non dipendano dalle dinamiche macro, ma da operazioni societarie capaci di generare valore, come fusioni, cessioni o riorganizzazioni. Ci sono diversi casi, nel settore auto o nel settore energetico, di fusioni, acquisizioni o spinoff dove riteniamo che il valore delle società risultanti da queste operazioni societarie sia superiore alle valutazioni correnti. Il nostro obiettivo è avere un portafoglio che sia il più possibile decorrelato dal mercato e che si basi su catalyst specifici delle singole aziende”.
Guardando ai prossimi mesi, come vede le prospettive dei mercati europei in un contesto geopolitico teso e con timori inflattivi ancora presenti?
“Noi continuiamo ad avere una posizione diversa rispetto a quella che oggi sembra prevalere sul mercato. Vediamo una reazione eccessiva e, in parte, basata su un timore infondato. Anche se le tensioni geopolitiche dovessero durare più a lungo del previsto, non riteniamo che questo basti a cambiare in modo strutturale lo scenario inflattivo. Tale dinamica, secondo noi, resta limitata al 2026 e alla prima parte del 2027, non oltre. Anche sul fronte della crescita economica ci aspettiamo un quadro moderato, con qualche effetto sui settori più sensibili alla crisi energetica, ma senza stravolgimenti. Un altro elemento che osserviamo con attenzione è il credito: per ora non vediamo segnali di stretta, le banche continuano a mantenere un livello di prestiti interessante e questo è un fattore che ci rassicura. Per questo riteniamo che alcune prese di profitto viste sull’equity siano poco giustificate in questo momento”.