Investimenti: famiglie col freno a mano tirato, solo il 26% detiene strumenti finanziari
Fonte: Istock
La cautela negli investimenti non riguarda solo l’Italia. In gran parte dell’Europa le famiglie mantengono una quota elevata del patrimonio in liquidità e depositi bancari, con rendimenti inferiori all’inflazione. L’effetto è un’erosione progressiva del valore reale del risparmio, spesso poco visibile nel breve termine ma significativa nel lungo periodo. A mettere in evidenza la portata del problema è Tanguy van der Werve, direttore generale della European Fund and Asset Management Association, associazione di categoria che rappresenta l’industria europea del risparmio gestito, in un’intervista rilasciata a Euronews.
“Solo circa il 26% delle famiglie dell’Unione europea ha mai detenuto strumenti di investimento come fondi, azioni o obbligazioni”, afferma, richiamando i dati dell’ultimo Eurobarometro.
Negli Stati Uniti, secondo rilevazioni Gallup, la quota supera stabilmente il 50% da oltre trent’anni. Il differenziale di partecipazione si traduce in un divario di rendimento cumulato.
“Un portafoglio medio diversificato è cresciuto di oltre il 50% tra il 2014 e il 2023, battendo l’inflazione”, osserva van der Werve citando dati della European Securities and Markets Authority. “Si tratta di una quota significativa di ricchezza che molte famiglie europee non stanno costruendo”.
La conseguenza è un gap di ricchezza potenziale che cresce nel tempo.
“Se si considera che un portafoglio diversificato medio è cresciuto di oltre il 50% tra il 2014 e il 2023, superando ampiamente l’inflazione, è evidente quanta ricchezza gli europei stanno lasciando sul tavolo”, osserva van der Werve citando dati della European Securities and Markets Authority.
Perché gli europei non investono
Le ragioni di questa prudenza diffusa sono molteplici e stratificate. Non si tratta soltanto di preferenze individuali, ma di fattori istituzionali e culturali che si sono consolidati nel tempo. Secondo van der Werve, “la mancanza di incentivi fiscali adeguati è spesso un elemento decisivo nei Paesi con bassi livelli di investimento”. Ma non è l’unico.
In molti contesti europei la cultura finanziaria resta limitata e il rapporto con il rischio è tradizionalmente più cauto rispetto ad altre economie. Intere generazioni sono cresciute con l’aspettativa che lo Stato garantisse stabilità economica e sicurezza pensionistica.
“Questa sensazione di protezione — oggi sempre meno sostenibile — non incoraggia le persone a prendere il controllo del proprio futuro finanziario”, spiega il direttore generale di EFAMA.
Anche la struttura dei sistemi previdenziali incide. Dove pensioni pubbliche e schemi integrativi sono percepiti come insufficienti o incerti, ci si aspetterebbe una maggiore spinta verso l’investimento privato. In realtà, la complessità degli strumenti, la scarsa familiarità con i mercati e l’assenza di una tradizione di investimento diffuso continuano a frenare la partecipazione.
A tutto ciò si aggiunge un elemento psicologico decisivo: l’inerzia. “Molte persone temono che agendo possano commettere errori e perdere denaro. Così non fanno nulla e lasciano i risparmi in banca, dove sembrano al sicuro”, osserva van der Werve. Ma la sicurezza nominale non coincide con la stabilità reale del valore.
Nuove generazioni e nuovi comportamenti
Nonostante la forte persistenza dell’approccio conservativo, negli ultimi anni si osservano segnali di cambiamento. La diffusione di piattaforme digitali, fondi indicizzati ed ETF ha reso l’accesso agli investimenti più semplice, rapido e meno costoso. Il processo decisionale si è semplificato e la soglia minima di capitale necessaria per entrare nei mercati si è ridotta.
Un ruolo crescente è giocato anche dall’ecosistema informativo digitale. I social media hanno contribuito a rendere l’investimento un tema di conversazione pubblica, soprattutto tra i più giovani. Tuttavia, questa democratizzazione dell’informazione comporta anche rischi.
“I giovani investitori sono facilmente influenzabili e talvolta attratti da asset più speculativi. È un motivo in più per rafforzare l’educazione finanziaria fin dall’infanzia”, sottolinea van der Werve.
Il punto centrale, infatti, non è solo ampliare l’accesso agli strumenti, ma sviluppare competenze e consapevolezza. Senza una comprensione adeguata del rischio, del rendimento e del tempo, anche le opportunità più accessibili possono restare inutilizzate o essere impiegate in modo inefficiente.
Secondo il direttore generale di EFAMA, il cambiamento deve iniziare proprio da qui:
“L’investimento più importante che una persona possa fare è nella propria educazione finanziaria”.
Comprendere il costo dell’inazione, la logica dell’interesse composto e la funzione della diversificazione è essenziale per proteggere il patrimonio nel lungo periodo. In assenza di questo cambiamento, la prudenza rischia di trasformarsi sistematicamente in perdita di opportunità.