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Investitori istituzionali più prudenti nel mese di gennaio. Lo dimostra l’andamento del State Street Risk Appetite Index, che lo scorso mese si è attestato su un valore neutrale pari a 0, in netto arretramento rispetto al +0,36 del mese precedente. A incidere sono state soprattutto l’incertezza sulle future mosse della Federal Reserve e le preoccupazioni legate alle condizioni di liquidità in alcuni segmenti di mercato.
Nonostante la maggiore cautela di fine mese, il riequilibrio dei portafogli ha comunque premiato l’azionario: le esposizioni verso le azioni hanno continuato a salire, mentre obbligazioni e liquidità hanno registrato ulteriori riduzioni. Un valore positivo dell’indice segnala un aumento dell’esposizione al rischio complessiva, mentre una lettura negativa indica una riduzione.
Tendenze principali
Commentando i risultati di gennaio, Dwyfor Evans, Head of APAC Macro Strategy di State Street Markets, ha detto:
“Nel mese di gennaio sono emerse diverse tendenze rilevanti nel comportamento degli investitori. In primo luogo, gli investitori istituzionali hanno aumentato l’esposizione al rischio verso la metà del mese, ma questo entusiasmo si è attenuato con l’avvicinarsi della fine di gennaio, a causa dell’incertezza legata alla nomina del Presidente della Federal Reserve, alla liquidità dei mercati e alle valutazioni. Detto ciò, gli investitori hanno chiuso il mese con allocazioni azionarie ai livelli più elevati dall’ottobre 2007 e con allocazioni obbligazionarie ai livelli più bassi dall’agosto 2008. La divergenza tra allocazioni in azioni e obbligazioni continua a ritmo sostenuto. Il dollaro USA è rimasto sotto pressione e ha perso ulteriore terreno nel corso del mese, nonostante vendite di dollari USA meno intense verso la fine di gennaio. La narrativa sulla diversificazione dal dollaro persiste. Nel frattempo, l’interesse per gli asset obbligazionari denominati in dollaro USA è rimasto debole, con i flussi istituzionali scesi verso il quintile più basso alla fine di gennaio.
Nel dettaglio, gli investitori rimangono sovrappesati sulle azioni statunitensi mentre i flussi azionari transfrontalieri verso l’Europa si sono mantenuti solidi in termini assoluti, ma nel complesso sono risultati più deboli rispetto a quelli verso Stati Uniti, Giappone e Oceania. Ciò potrebbe riflettere il persistere dei timori relativi al rallentamento dei tassi di crescita e degli utili e margini regionali.
L’esposizione all’euro resta estremamente sovrappesata, ma i flussi si sono nuovamente indeboliti: questo potrebbe portare ad un rischio di ridimensionamento delle posizioni estese. Sia i flussi sia le posizioni sulla sterlina britannica risultano deludenti, mentre il profilo dei flussi per il franco svizzero è il più solido tra le valute del G10, riflettendo un moderato spostamento verso un atteggiamento più difensivo a fine mese.
Nell’area APAC (Asia-Pacifico), la domanda di azioni giapponesi è rimasta positiva e non sembra ancora risentire dell’intervento valutario sullo yen. La posizione sullo JPY rimane moderatamente sottopesata. Si è registrato un forte rimbalzo della domanda di azioni in Australia e Nuova Zelanda, dove anche la posizione valutaria su AUD e NZD appare estesa. Nonostante la continua forte performance dei mercati azionari regionali legati al settore tecnologico, ad esempio in Cina, Corea del Sud e Taiwan, i flussi azionari transfrontalieri sono rimasti relativamente contenuti; tuttavia, i profili delle posizioni valutarie regionale mostrano un netto contrasto tra sovrappesi estremi (KRW, TWD e MYR) e sottopesi estremi (INR, PHP), in linea con l’esposizione al settore tecnologico.”
Valute e flussi globali: segnali di prudenza
Sul fronte valutario emerge un quadro eterogeneo. Il dollaro continua a risentire di pressioni strutturali, alimentate dalla crescente attenzione degli investitori alla diversificazione. In parallelo, il franco svizzero si distingue per la solidità dei flussi, coerentemente con una maggiore ricerca di protezione nelle fasi finali del mese.
L’euro resta fortemente presente nei portafogli, ma la debolezza dei nuovi flussi suggerisce un possibile ridimensionamento delle posizioni più estese. Più fragile il quadro della sterlina britannica, mentre nell’area Asia-Pacifico si conferma l’interesse per il mercato azionario giapponese e si rafforza la domanda di titoli australiani e neozelandesi.
Nonostante le buone performance delle piazze tecnologiche asiatiche, i flussi transfrontalieri verso l’area restano moderati, con forti divergenze tra le diverse valute regionali.