08:13 lunedì 22 Dicembre 2025

Tim e la conversione delle risparmio. Ecco i dettagli dell’operazione

Incassata la sentenza della Cassazione sul canone ’98, Tim apre il capitolo conversione delle azioni risparmio. Il consiglio d’amministrazione straordinario del gruppo ha, infatti, deliberato di sottoporre all’assemblea dei soci una proposta di conversione facoltativa e obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie e la riduzione volontaria del capitale sociale. Convocate per il 28 gennaio le assemblee dei soci ordinaria, straordinaria e speciale proposta agli azionisti anche la riduzione del capitale sociale a 6 miliardi di euro.

Inoltre, Lorenzo Cavalaglio cooptato nel board di Tim.

Nel dettaglio, l’offerta di Tim prevede da una parte l’attribuzione ai possessori di azioni di risparmio della facoltà di convertire le azioni di risparmio detenute in azioni ordinarie Telecom Italia, sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro pari a complessivi 0,12 euro per azione di risparmio, da corrispondersi da parte della società in favore degli azionisti di risparmio che esercitino tale facoltà di conversione; dall’altra la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio eventualmente in circolazione al termine del periodo per l’esercizio della conversione facoltativa in azioni ordinarie Telecom Italia sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio, più un conguaglio in denaro pari a complessivi 0,04 euro per azione di risparmio.

Il board ha proposto anche la riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi, destinando l’importo riveniente:

  • fino a concorrenza del quinto del capitale sociale (post riduzione), a riserva legale;
  • per il residuo importo, a costituzione di una riserva disponibile di patrimonio netto.

Un’operazione di conversione, spiega la società, che punta a “razionalizzare la struttura del capitale e realizzare esigenze di semplificazione dell’assetto proprietario e, più in generale, della governance della Società, nonché di riduzione dei costi di gestione connessi all’articolazione del capitale sociale in più categorie di azioni ammesse a quotazione”, ma anche a “creare le condizioni per incrementare la liquidità e ampliare il flottante delle azioni ordinarie”.

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