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La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia contestando l’utilizzo del golden power nelle operazioni di fusione tra istituti bancari. Secondo Bruxelles, così come applicata, la normativa italiana rischia di entrare in rotta di collisione con i principi del mercato unico e con le competenze esclusive della Banca centrale europea.
La segnalazione è apparsa nel database ufficiale delle procedure, dove viene indicata la messa in mora dello Stato italiano nell’ambito delle politiche su stabilità finanziaria e Unione dei mercati dei capitali. Nel dettaglio, i riflettori sono puntati sui poteri discrezionali che il governo può esercitare sulle operazioni societarie nel settore creditizio, prerogative ampliate negli ultimi anni con le modifiche al decreto-legge 21/2012.
Golden power: che cos’è
Il “golden power” è uno strumento legislativo che consente al governo di intervenire in operazioni societarie considerate strategiche per la sicurezza nazionale o l’interesse pubblico, come fusioni, acquisizioni o cessioni di partecipazioni in aziende chiave. In pratica, permette allo Stato di bloccare o imporre condizioni su alcune operazioni economiche, anche se normalmente sarebbero regolate dal mercato.
In Italia, il golden power si applica soprattutto a settori come:
- Banche e finanza,
- Energia e infrastrutture critiche,
- Tecnologia e telecomunicazioni,
- Difesa e sicurezza.
Bruxelles: “Rischio di interventi ingiustificati”
La Commissione europea riconosce che la normativa sia nata per proteggere sicurezza nazionale e ordine pubblico, ma ritiene che alcune applicazioni possano sfociare in interventi “ingiustificati” dal punto di vista economico, ostacolando la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali. Inoltre, viene evidenziata una possibile sovrapposizione con i poteri della Bce nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico.
L’avvio della procedura si concretizza con una lettera di messa in mora, alla quale l’Italia dovrà rispondere entro due mesi. Senza una replica ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà passare allo step successivo: il parere motivato.
Il caso Unicredit? Non c’entra, parola dell’Ue
La portavoce della Commissione Arianna Podestà ha chiarito che l’infrazione aperta non riguarda situazioni specifiche, né operazioni individuali come l’Opa (poi ritirata) di Unicredit su Banco Bpm. Su quel fronte è in corso un altro procedimento, distinto e legato all’articolo 21 del regolamento sulle concentrazioni.
Intanto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti accoglie la notizia con toni collaborativi. Ricorda che l’attuale assetto del golden power nel settore bancario nasce da una riforma del 2022 e assicura che l’Italia risponderà “nelle sedi competenti”, proponendo eventuali correttivi normativi per superare le obiezioni di Bruxelles. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un quadro più chiaro e condiviso di competenze.
Infrazione anche sulla direttiva “case green”
Quella sul golden power non è l’unica contestazione arrivata oggi da Bruxelles. La Commissione ha aperto una procedura di infrazione anche sul fronte della graduale eliminazione degli incentivi per le caldaie autonome a combustibili fossili, prevista al 1° gennaio 2025 dalla direttiva sulle cosiddette “case green”.
Secondo l’esecutivo Ue, l’Italia non avrebbe spiegato né applicato in maniera completa la tempistica della rimozione degli incentivi, uno degli elementi più stringenti della direttiva in attesa di pieno recepimento entro il 29 maggio 2026. Anche in questo caso, Roma ha due mesi per fornire chiarimenti; in mancanza, si passerà al parere motivato.
Insieme all’Italia, sono finite sotto osservazione anche Estonia e Ungheria, segno che la questione degli incentivi alle caldaie fossili resta uno dei nodi più sensibili nella transizione energetica europea.