Golden Visa all’italiana: perchè il visto per investitori spinge gli arrivi di milionari
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In un contesto europeo segnato dalla stretta sui programmi di cittadinanza per investimento, l’Italia viaggia controcorrente. È l’opinione di Christian H. Kaelin, chairman di Henley & Partners, secondo cui nel 2025 il nostro Paese sarà terzo al mondo per afflusso netto di individui ad alto patrimonio, con circa 3.600 milionari in arrivo. Numeri che superano perfino piazze storicamente attrattive come Svizzera e Singapore.
Una performance che non può essere spiegata solo con la qualità della vita, l’offerta culturale o la posizione geografica. A fare la differenza sono state le scelte di policy: mantenere un quadro normativo chiaro, competitivo e coerente con le regole europee, proprio mentre altri Paesi imboccavano la strada opposta.
Il modello italiano
A questo proposito, Kaelin cita la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che con una sentenza destinata a fare storia, ha di fatto cancellato il programma maltese di cittadinanza per investimento, definendolo una “commercializzazione” della cittadinanza europea e quindi incompatibile con i principi dell’Unione. Per Malta si è trattato di un colpo durissimo: tra il 2015 e il 2020 il programma aveva generato oltre 1,4 miliardi di euro, finanziando case popolari, cliniche e progetti urbani.
A differenza di Malta, Roma non concede la cittadinanza diretta. L’Investor Visa italiano offre invece un permesso di soggiorno legato a investimenti specifici in titoli di Stato, azioni, start-up innovative o progetti filantropici. Si tratta quindi di un percorso più graduale, perfettamente in linea con le normative europee.
Ricordiamo che, in Italia, il visto per gli investitori è pensato per cittadini extra UE che decidono di investire somme significative nel Paese, ottenendo in cambio un permesso di soggiorno biennale. Non si tratta di cittadinanza immediata, ma di un percorso regolato che offre accesso legale e privilegiato al mercato italiano ed europeo.
Gli importi minimi richiesti variano in base alla tipologia di investimento: si va dai due milioni di euro in titoli di Stato italiani ai cinquecentomila euro in quote societarie, dai duecentocinquantamila euro in start-up innovative fino al milione di euro destinato a donazioni filantropiche in progetti di interesse pubblico.
Una volta effettuato l’investimento e ottenuto il visto, l’investitore riceve un permesso di soggiorno valido per due anni, rinnovabile per altri tre a condizione che l’impegno economico sia mantenuto. Questo percorso apre poi la possibilità di richiedere la residenza permanente dopo cinque anni e, al termine di dieci anni di residenza continuativa, anche la cittadinanza italiana, come previsto per tutti i cittadini non appartenenti all’Unione Europea.
Concorrenza europea: chi vince e chi perde
Il confronto con gli altri grandi Paesi del continente è eloquente. La Spagna, che nell’aprile 2025 ha deciso di eliminare il proprio golden visa, si prepara a registrare il primo saldo negativo di milionari in uscita. Francia e Germania, prive di strumenti comparabili, sono entrate nella classifica mondiale dei dieci Paesi con il più alto deflusso netto di individui facoltosi.
L’Italia – spiega l’esperto – con il suo approccio prudente ma efficace, si distingue come polo di attrazione.
“Il programma italiano invia un messaggio chiaro agli investitori globali: il Paese accoglie i loro capitali e l’energia economica che portano con sé”, spiega Kaelin.
Milano hub della nuova ricchezza
Il fenomeno è visibile in particolare a Milano, che negli ultimi anni è diventata un magnete per manager, banchieri e fondi internazionali. La flat tax per i nuovi residenti ad alto reddito, la forza del mercato del private equity e un costo della vita più contenuto rispetto ad altre capitali europee hanno trasformato la città in una calamita per i patrimoni mobili.
Nel 2024 il private equity italiano ha registrato 56,4 miliardi di euro raccolti in quasi 500 operazioni. Un record che rafforza la percezione dell’Italia come Paese in grado di coniugare opportunità finanziarie e stabilità normativa.
Il vantaggio fiscale per il passaggio generazionale
A rendere ancora più attrattiva l’Italia è anche la fiscalità sulle successioni, tra le più basse d’Europa: solo il 4%, contro oltre il 30% in Paesi come Francia, Germania o Spagna. Un elemento decisivo per famiglie patrimonialmente solide che intendono pianificare il passaggio generazionale in un contesto favorevole.
“Non si tratta soltanto di fondi freschi per il bilancio pubblico”, sottolinea Kaelin. “Questi investitori portano capitale paziente, creano imprese, generano occupazione e donano risorse a progetti di interesse pubblico. È un motore silenzioso ma efficace di sviluppo economico”.