Non solo Nvidia: come investire nella rivoluzione AI, secondo il gestore James Chen
Fonte: Allianz
Nvidia, Amazon e molto altro. Sono innumerevoli le opportunità per investire su un tema come l’intelligenza artificiale, tecnologia disruptive che sta trasformando in modo radicale i settori economici globali. Per approfondire lo sviluppo futuro, i rischi e le occasioni di mercato legate all’AI, abbiamo intervistato James Chen, Portfolio Manager del fondo Allianz Global Artificial Intellingence, il quale con la sua esperienza decennale nel settore, guida uno dei fondi più innovativi focalizzati sull’intelligenza artificiale.
Come vede il futuro dell’intelligenza artificiale nei prossimi cinque anni e in quali settori avrà un impatto maggiore?
“Nei prossimi cinque anni assisteremo a una forte spinta di innovazione e trasformazione in diversi settori. Il settore tecnologico continuerà ad evolversi, dato che l’AI generativa maturerà e migliorerà ulteriormente nelle sue potenzialità. Siamo chiaramente su un percorso molto solido per quanto riguarda gli investimenti nell’AI generativa, ma tra cinque anni ad essa si aggiungeranno ulteriori innovazioni. In termini di settori interessati, sicuramente quello tecnologico beneficerà in termini di capacità e nella possibilità di offrire soluzioni a un mercato più ampio. Tuttavia, nel lungo termine, l’intelligenza artificiale avrà un impatto su tutto il mondo, tutte le industrie e le imprese ne trarranno beneficio, nessuno escluso. La domanda è solo quale segmento sarà impattato per primo e con quale velocità. Oggi vediamo già l’impatto – oltre che sull’industria tecnologica – su alcuni gruppi industriali, nell’ambito della comunicazione, nei servizi finanziari, nella sanità e nei settori legati ai beni di consumo. E l’adozione continuerà ad allargarsi anche ad altri ambiti. È probabilmente uno dei temi più entusiasmanti su cui investire, perché rappresenta un cambiamento globale. Basta guardare a ciò che Nvidia ha presentato la settimana scorsa al suo evento a Parigi, con tante aziende europee che hanno sottolineato quanto siano coinvolte in questa trasformazione e quanto stiano collaborando. Hanno parlato degli ingenti investimenti previsti per i prossimi anni. L’UE deve colmare un po’ il suo ritardo, ed è per questo che nei prossimi 2-3 anni ci sarà un aumento deciso degli investimenti. L’Europa investirà in modo molto aggressivo in questo periodo e diversi settori industriali ne trarranno vantaggio. Il futuro che ci aspetta è davvero promettente”.
Quali criteri utilizza nel processo di selezione delle aziende per il fondo Allianz Global Artificial Intelligence?
“Ci sono due modi diversi di guardare alle opportunità nel settore tecnologico. Cerchiamo di capire quale prodotto o servizio l’azienda sta portando sul mercato e se questo porterà crescita. Ad esempio, oggi tutti conoscono Nvidia come una delle principali aziende legate all’AI. Ma quando abbiamo investito in Nvidia più di cinque anni fa, non era così ovvio: l’AI rappresentava meno del 5% del fatturato. Oggi ne rappresenta quasi il 90% e ne guida la crescita. Il punto è che investiamo solo in aziende il cui coinvolgimento nell’AI è concreto e in grado di generare crescita nei ricavi e nei profitti, migliorando così il valore per gli azionisti. In sintesi, nel settore tech, in ogni azienda in cui investiamo cerchiamo un prodotto o un servizio che possa fare da catalizzatore per la crescita. Fuori dal settore tech, l’approccio è diverso. Alcune aziende stanno cercando di integrare l’intelligenza artificiale per migliorare l’operatività futura. E forse, nel tempo, svilupperanno anche soluzioni che includano l’AI per aumentare i ricavi. Ma almeno nel breve periodo (3-5 anni), il focus è soprattutto su automazione e aumento dell’efficienza. Perciò i KPI che monitoriamo sono differenti: nel tech, la crescita delle vendite; al di fuori, i miglioramenti operativi. In questo secondo caso, l’indicatore principale quindi è come l’AI migliora l’efficienza operativa e i margini di profitto. Si tratta di un profilo diverso di aziende. Forse in futuro vedremo più aziende non-tech utilizzare l’AI per generare vendite- come è avvenuto in passato per Amazon, che ha rivoluzionato il commercio usando la tecnologia – ma per adesso il focus è diverso”.
Quali rischi specifici vede per gli investitori in fondi focalizzati sull’AI, e come gestisce questi rischi all’interno del portafoglio?
“Il rischio maggiore per l’intelligenza artificiale, nel breve termine, riguarda in realtà la spesa da parte delle imprese. Come sappiamo, l’AI è un’iniziativa guidata dal mondo corporate – e oggi anche dai governi – quindi finché il contesto economico e il clima aziendale resteranno stabili, le aziende continueranno a investire in questo ambito. Il tema centrale è quindi legato alla solidità della spesa aziendale. Ad ogni modo, tutte le nostre rilevazioni, così come quelle di terze parti, indicano che l’AI resta una priorità assoluta per la maggior parte delle aziende. Se anche dovesse esserci un rallentamento in alcuni settori, è molto probabile che le società continueranno a investire sull’intelligenza artificiale, rinviando piuttosto altre spese. È quello che abbiamo già visto negli ultimi anni: pur in un contesto economico non particolarmente dinamico, gli investimenti in AI sono rimasti molto forti. Le aziende hanno preferito puntare su questo fronte strategico, posticipando iniziative in altri ambiti o rallentandone la realizzazione. Al momento, quindi, non vediamo particolari rischi per quanto riguarda gli investimenti corporate sull’AI. Un’eventuale recessione di ampia portata potrebbe avere un impatto nel breve termine, ma al di fuori di questo scenario, le imprese sembrano intenzionate a proseguire con decisione su questa strada”.
Quali sono le sue strategie per mantenere il fondo in una traiettoria di crescita, pur affrontando fasi più instabili?
“Il nostro focus è sempre sui fondamentali delle aziende. Ci concentriamo su quelle realtà che possono offrire le migliori prospettive di crescita, in modo solido e duraturo. Non ci interessano business che crescono per tre o sei mesi: vogliamo aziende capaci di crescere per anni, con outlook sostenibili e un posizionamento che si rafforza nel tempo all’interno del proprio settore. Cerchiamo i leader di mercato, perché la leadership permette di mantenere un profilo di crescita elevato, migliorare redditività, utili e flussi di cassa – ed è su questi indicatori che poniamo la nostra attenzione. Le condizioni macroeconomiche possono cambiare di anno in anno, come abbiamo visto spesso negli ultimi tempi, e ci sarà sempre qualche nuova sfida. Ma noi non possiamo controllare il contesto macro: possiamo invece scegliere le aziende in cui investire, e selezionare quelle capaci di generare utili in modo costante, sia nei momenti di volatilità che in quelli più favorevoli. È su questo che si concentra davvero il nostro approccio”.