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Banche: la classifica delle più apprezzate dai correntisti, vincono le digitali

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In un mercato in fermento, dominato dalle manovre di consolidamento come le possibili OPS tra Unicredit-Banco Bpm e Mps-Mediobanca, i correntisti rischiano di trovarsi “ceduti” da un istituto all’altro, come già accaduto in passato, affrontando disagi operativi e condizioni contrattuali peggiorative. Le aggregazioni bancarie, inoltre, se da un lato possono rafforzare gli istituti e migliorare la gestione del rischio,  spesso concentrano il mercato in poche mani, riducendo la competizione.

Il risultato? Maggiore potere contrattuale per le banche e un rischio concreto di incremento delle commissioni. Secondo le valutazioni sull’ICC (Indicatore di Costo Complessivo) stilate dalla Banca d’Italia, i grandi gruppi tradizionali restano tra i meno convenienti, anche con un’operatività esclusivamente online. In questo contesto, come si è evoluto il rapporto banca- correntista?

Un dato significativo su questo fonte emerge dall’indagine condotta da Altroconsumo su oltre 27 mila utenti: se il 73% degli italiani mantiene il rapporto con la stessa banca da oltre 10 anni, quasi la metà (49%) ha aperto un secondo conto in un altro istituto. La motivazione è chiara: trovare prodotti finanziari più remunerativi.

Il 21% lo ha fatto per sottoscrivere un’offerta di investimento, mentre il 9% ha scelto un’altra banca per un mutuo più vantaggioso. Il comportamento dei risparmiatori segnala un cambio di mentalità: la fedeltà resta, ma non esclude la ricerca di convenienza.

La classifica delle banche più amate

L’indagine condotta da Altroconsumo a dicembre 2024 su un campione di oltre 27.500 soci offre una fotografia dettagliata del rapporto tra clienti e banche in Italia. La soddisfazione complessiva – misurata su una scala da 0 a 100 – riflette un netto divario tra gli istituti più innovativi, spesso operanti esclusivamente online, e le grandi banche tradizionali con sportelli fisici diffusi sul territorio La fotografia della soddisfazione dei clienti racconta un trend inequivocabile: le banche più amate sono quelle nate con vocazione digitale.

Le banche migliori in termini di soddisfazione sono tutte realtà agili, trasparenti e digital-first: Revolut, Fineco, Widiba, Illimity Bank, BBVA, Banca Popolare Etica e Banca Mediolanum ottengono tutte punteggi sopra l’80, con picchi nei servizi digitali. Revolut e Fineco guidano la classifica (85 su 100), eccellendo in home banking da app (rispettivamente 91 e 88) e da sito (89 e 90), oltre che per la chiarezza dei costi e la qualità del servizio clienti. Anche Illimity, Widiba e BBVA mostrano performance equilibrate su tutte le dimensioni, con BBVA che spicca per costi e commissioni (92), un record assoluto in questa edizione dell’indagine.

Di contro, le banche tradizionali più diffuse – come Unicredit, Intesa Sanpaolo, BNL, Crédit Agricole, Mps e Banco BPM – raccolgono giudizi solo sufficienti o medi. Nessuna supera i 70 punti di soddisfazione complessiva, e i punteggi crollano soprattutto nella voce costi e commissioni, dove molte di queste si attestano tra 52 e 59 su 100. Anche l’home banking, pur migliorato, non regge il confronto con i servizi delle banche digitali: da app e da sito, l’esperienza è valutata tra i 62 e i 66 punti. Banca Sella e Credem fanno eccezione, superando i 70 punti grazie a una maggiore attenzione al cliente e servizi più moderni.

Infine, la trasparenza resta una leva centrale di fiducia: qui il gap tra banche digitali (che si muovono tra gli 82 e gli 89 punti) e banche tradizionali (ferme attorno ai 77) dimostra che chiarezza e semplicità nelle informazioni sono diventate un elemento chiave per conquistare la clientela.

In sintesi, l’indagine conferma che la soddisfazione bancaria in Italia oggi passa per l’innovazione, la trasparenza e la capacità di offrire servizi digitali semplici e convenienti.

Il servizio clienti

Nonostante l’avanzata tecnologica, i clienti continuano a preferire il contatto umano in caso di problemi. La figura del family banker di Banca Mediolanum è tra le più apprezzate (88 su 100 il giudizio sul servizio clienti). Al contrario, chatbot e live chat automatizzate non soddisfano: il 10% degli intervistati ha avuto difficoltà nel reperire assistenza. Unicredit e BancoPosta si fermano su un giudizio medio.

Home banking promosso

Da uno sguardo all’home banking emerge poi che, quest’ultima, è ormai una pratica consolidata: la soddisfazione media è 80 su 100. Spiccano Fineco (90) e Widiba (89), con piattaforme intuitive e funzionali. Anche le app, sempre più personalizzate e sicure, ricevono consensi, guidate da Revolut (91) e Fineco (88). Le banche tradizionali, pur cercando di colmare il divario, restano leggermente indietro.

Conti correnti, la convenienza è digitale

Il conto corrente, si sa, resta un pilastro nella gestione quotidiana delle finanze personali, ma quanto costa davvero mantenerne uno? La fotografia aggiornata a maggio 2025 di Altroconsumo mostra un divario sempre più netto tra banche innovative e tradizionali, e tra operatività online e quella allo sportello. I dati parlano chiaro: il costo medio annuo di un conto corrente presso gli istituti più apprezzati dal pubblico (come Revolut, Fineco, BBVA, Widiba e Illimity Bank) si attesta attorno ai 48,67 euro in media per un utilizzo online, mentre presso le banche tradizionali più diffuse si sale vertiginosamente a 115 euro, con punte di oltre 220 euro per chi sceglie ancora l’operatività allo sportello.

A trainare il risparmio sono gli istituti 100% digitali: Mediolanum (SelfyConto) si distingue con un costo medio di appena 12,36 euro, seguita da BBVA e Fineco che si mantengono tutte sotto la soglia dei 45 euro annui. Addirittura Revolut, pur priva di un’offerta sportello, mostra un ICC contenuto in 69 euro, competitivo anche in confronto alle migliori offerte sul mercato. Sul fronte opposto, però, le banche tradizionali mostrano costi molto più elevati: BPERarriva a far pagare fino a 220 euro annui per chi opera allo sportello, Intesa Sanpaolo sfiora i 215 euro, e anche BNL, Banco BPM e BancoPosta superano i 130 euro in media nella gestione digitale.

La forbice dei costi è dunque ampia e riflette non solo il modello di business ma anche il livello di innovazione e flessibilità degli istituti di credito. Un dato, questo, che dovrebbe orientare i risparmiatori non solo nella scelta del conto, ma anche nella modalità di utilizzo: chi opera online spende mediamente il 27% in meno, ma può arrivare a risparmi anche dell’80% scegliendo l’istituto giusto.