Microsoft: il fisco USA bussa, da pagare oltre 28 miliardi di dollari di tasse
Nel mirino delle autorità fiscali degli Stati Uniti, Microsoft si trova a dover affrontare una richiesta di pagamento di tasse non versate per un importo pari a 28,9 miliardi di dollari. Il periodo in questione è compreso tra il 2004 e il 2013, e la somma include interessi e sanzioni.
La casa di Redmond, famosa in tutto il mondo per il suo software, non ha tardato a reagire alla mossa dell’Internal Revenue Service (IRS). Infatti, Microsoft ha annunciamente l’intenzione di presentare un ricorso contro la decisione presa dall’ente governativo responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti.
La questione controversa alla base di questo conflitto è legata all’audit del 2012 condotto dall’IRS. L’audizione riguardava il cosiddetto transfer pricing, una pratica utilizzata da molte società per trasferire i propri profitti in paradisi fiscali. Questa strategia permette alle aziende di evitare di pagare l’aliquota fiscale sulle società prevista dalla legge statunitense. Il caso Microsoft potrebbe rappresentare un importante precedente in materia fiscale.
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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.