Competenze: il cambiamento nella professione

29 Luglio 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Viviana Durosini, consulente finanziario di Carpenedolo

Quando, con Ilaria Sangregorio, si è iniziato a pensare a questo articolo, mi sono fatta un po’ prendere dal panico. Qual è il mio più grande successo professionale? Bella domanda!

Non sono consulente finanziario da molti anni. Certo, sono figlia d’arte, ma di mio non ho maturato una esperienza pluridecennale. Quindi, cos’è che rende la mia storia professionale solo mia? Altra domanda interessante! Ci ho pensato a lungo. Davvero. Credo la parola chiave sia cambiamento.

Gli esordi

Quando ho iniziato a fare questo lavoro ero una giovane donna appena uscita da un mondo bellissimo, ma poco reale: l’università. Filosofia, per altro. Ero una di quelle ragazze piene di ideali, ma un po’ “ingessate” a dirla tutta. Essere consulente mi ha indubbiamente cambiata. Moltissimo.

Non posso dire di avere amato subito questa professione. Ho preso dieci chili durante il primo anno. Segno, per me, di qualcosa che non va. Odiavo tutto. Sono una persona abbastanza competitiva di mio e trovarsi sempre negli ultimi posti nella classifica interna al mio gruppo non era facile da mandare giù, ma stavo “tra gli dei” della raccolta. Dei macina sassi. Quelli che, però, ora reputo i miei insegnanti.

Un nuovo “portafoglio”

Poi è arrivata la prima ri-assegnazione di portafoglio. Lì io faccio davvero la differenza. Non so bene perché, ma funziono bene quando si tratta di recuperare rapporti. Ho quintuplicato il portafoglio da me detenuto in pochissimo tempo, mantenendo e sviluppando ciò che, con grande fiducia, mi era stato donato.

Lavoravo in un’azienda fuori dagli schemi, del tutto. Si intuiva dall’interno e si è visto benissimo quando, abbastanza all’improvviso, un giorno, tutti i miei clienti si sono trovati con i conti bloccati. L’estate più frenetica della mia vita. E… un nuovo cambiamento.

Cambio casacca

Il 4 luglio 2012 entro in Sanpaolo Invest. In un gruppo decisamente piccolo, eravamo in poco più di una decina, ma molto “sul pezzo”. Volevamo fare davvero bene e, posso dire, l’abbiamo fatto. La cifra che ci ha sempre caratterizzato è stata l’età: metà gruppo sotto i trent’anni, l’altra metà erano, invece, consulenti dalla grande esperienza lavorativa. Lì ho fatto il mio tirocinio. Abbiamo per anni lavorato in team: riunioni un po’ particolari perché finivano sempre a tavola, ma riunioni alle quali guardo sempre anche adesso che le strade della vita ci hanno diviso.

Per me il gruppo resta la cosa più importante e più bella di questo lavoro. Anche adesso. Un ufficio, quello di Carpenedolo, del tutto particolare costituito da tre donne e un uomo! Devo ringraziarli davvero, pubblicamente: Marisa Magri, Cristian Castelli ed Elisa Maitini. Una delle mie famiglie.

Il cambiamento e la forza del “gruppo”

In sintesi, il mio più grande successo non è la narrazione di come ho gestito una situazione finanziaria delicata o di come abbia aiutato una famiglia nel delicatissimo passaggio generazionale aziendale. Il mio più grande successo è il cambiamento. Il mio cambiamento. Con una sola costante: il gruppo.

Questo è ciò che rende la professione di consulente finanziario il più bel lavoro del mondo. Ci obbliga a sfidarci e a mutare pelle. Sempre. Costantemente. Se non vogliamo essere fagocitati dal sistema, dobbiamo andare avanti. Reinventarci e rinnovarci. Se lo facciamo insieme a qualcuno, ancora meglio! La magia di più teste che si mettono insieme al servizio di un obiettivo mi ha sempre stupito. Conto di andare avanti così.

 

Questo articolo fa parte di una nuova rubrica di Wall Street Italia dedicata ai consulenti finanziari che vogliono raccontare le loro esperienze e iniziative professionali. Se siete interessati a pubblicare una vostra storia scriveteci a: social.brown@triboo.it


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