RICCHEZZA E POVERTA’

19 Gennaio 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Quest’anno chi è già ricco diventerà un po’ più ricco e chi è più povero diventerà ancora un po’ più povero. Si allargherà un po’, in sostanza, la distanza fra chi ha i soldi e chi non li ha. Si tratta di una delle conseguenze non desiderate dello scudo fiscale. Il meccanismo, infatti, ha messo in circolo, improvvisamente, una certa quantità di denaro, come se un piccolo ghiacciaio si fosse scongelato. E ci sono degli effetti.

Il primo, che già si comincia a vedere benissimo, riguarda il mercato immobiliare. Il mercato degli appartamenti di pregio (costosi) si fa infatti già muovendo. Verso l’alto. Chi si ritrova con in mano un po’ di contanti, di colpo, la prima cosa a cui pensa è un bell’investimento immobiliare. Oppure ne approfitta per cambiare casa e mettersi un po’ più sul lusso, un po’ più in centro. E così gli immobili di questa categoria stanno già lievitando di prezzo. Quindi chi aveva una bella casa in una bella zona cittadina, se la ritrova aumentata di valore, grazie a quelli che, soldi dello scudo in mano, aspirano a un’abitazione più elegante.

Diverso è il caso delle abitazioni “popolari” o anche solo economiche, quelle per gli impiegati e goi operai. Chiusi i mutui delle banche, non le compra più nessuno. I prezzi sono crollati, ma la cosa è poco interessante perché nessuno compra perché nessuno ha i soldi. I cantieri stanno chiudendo e molte aziende stanno saltando come birilli. Le case rimangono lì, a volte costruite solo a metà, e ne se riparlerà chissà quando.

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Ma ci saranno differenze anche negli investimenti del risparmio. Chi ha molte disponibilità finanziarie può contare su consulenti di un certo livello e può rischiare, in parte, di mettere i suoi soldi sulle azioni. Ci sono dei rischi, ma è abbastanza diffusa la convinzione che quest’anno, se ci si muove con la necessaria attenzione, sia possibile mettere insieme un guadagno del 10-15 per cento. Si può fare anche di meglio (dipende dai consulenti), ma il 10-15 per cento viene considerato una sorta di soglia minima.

Per rischiare sulle azioni (o su certi corporate bond) ci vogliono però capitali in discreta quantità. E questo ci riporta ai mucchietti di soldi creati dai rientri agevolati dallo scudo fiscale. Chi ha queste disponibilità, nel 2010 può tentare la sorte, abbastanza certo che le cose gli andranno bene. A fine anno si ritroverà con il 10-15 per cento in più rispetto al capitale di partenza. Chi invece può contare solo sui propri risparmi (modesti), non può che andare alla fine sui soliti Bot e lì il risultato è quasi certo: non guadagnerà niente. Se gli va bene a fine anno si ritroverà con lo stesso capitale di partenza. In sostanza, chi ha i soldi, con i soldi fa altri soldi (azioni e corporate bond). Chi non ha soldi fa investimenti “sicuri” e a rendimento zero.

Qualcosa del genere, poi, avviene anche nel mondo delle imprese. Anche qui la forbice fra chi ha soldi e chi no si va allargando. Chi si ritrova con dei mezzi finanziari disponibili (o li ha grazie ai rientri dello scudo fiscale, perché ha evaso prima) oggi può guardarsi intorno e scegliere fra una certa quantità di aziende (anche di buonissimo nome) disponibili, cioè in vendita. Imperi già consistenti trovano nello scudo e nel momento storico l’occasio­ne per allargarsi ancora di più e per aumentare il proprio peso sul mercato. Per diventare insomma più forti.

Gli altri, quelli che non avevano niente da “scudare” e che si ritrovano a corto di soldi, possono solo passare la mano, e farsi comprare da qualcuno più svelto, naturalmente a prezzi d’occasione.

Sarebbe sbagliato dire che lo scudo fiscale sta creando una nuova classe di ricchi, perché non è così. Quello che sta accadendo è che, in un momento in cui i contanti scarseggiano e è difficile procurarsene, chi può contare su qualche tesoretto svizzero appena dissepolto può andare sul mercato (degli immobili, delle azioni e delle aziende) e fare subito buonissimi affari. Gli altri no.

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