QUATTRO PORTAFOGLI
DA CLONARE

30 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Quattro portafogli di cloni per pensare al futuro. Composti interamente di Etf, gli Exchange traded fund che «copiano» i principali indici di Borsa e dei titoli di Stato, sono a portata di molte tasche per i costi contenuti e la semplicità di utilizzo. Consentono, infatti, ai risparmiatori prudenti, come a quelli aggressivi, di salire sui mercati senza scegliere titoli o tecniche di gestione.

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Con gli Etf la scommessa è solo una: guadagnare o perdere esattamente come l’indice (o il combinato di indici) che si è acquistato. Una strategia da non sottovalutare, soprattutto se, come in questo momento, è l’incertezza a dominare la scena. E’ vero infatti che i cloni sono vincenti nei momenti «buoni», quelli in cui i listini salgono da soli e non c’è bisogno di dar la caccia al miglior gestore per guadagnare di più. O per evitare di perdere. Ma è anche vero che decidere di stare seduti sul mercato è una scelta che ha sempre i suoi vantaggi. Soprattutto se la metà è lontana.

Il primo mix è progettato per un traguardo ultradecennale, come la pensione o le esigenze dei figli. Il secondo è per chi ama l’equilibrio, bilanciando azioni e bond. Il terzo e il quarto (presentati a pagina 17 ) sono ideati rispettivamente per chi cerca la massima tranquillità del capitale protetto e per chi invece vuole rischiare, puntando sui mercati azionari e sui settori più volatili.
Se dunque il mix numero uno (qui a fianco ), studiato per i figli oggi piccoli o per i giovani lavoratori, punta soprattutto (55% del totale) sulle azioni a larga capitalizzazione più liquide e più blasonate del mondo raccolte nel paniere Global Titans, il progetto dedicato agli speculatori indugia in parti uguali (25%) sul Nasdaq (l’indice dei titoli hi tech), sui mercati emergenti, sul replicante dell’indice settoriale dei semiconduttori e sull’S&P/Mib di Piazza Affari.

Ma come funzionano gli Etf? «Con un unico titolo si acquista un indice, spesso composto da almeno trenta azioni o da una decina di obbligazioni», spiega Carlo Mazzola , presidente di NoRisk, la società di consulenza indipendente che ha confezionato i portafogli per Corriere Economia . In Piazza Affari sono quotati oggi ventiquattro Etf, mentre in tutto il mondo – dagli Stati Uniti, all’Europa passando per Israele e il Giappone – ce ne sono circa 350. A differenza dei fondi che fanno prezzo una sola volta alla fine della giornata, gli Etf si scambiano in continua proprio come le Eni, le Generali o le Enel.

Una caratteristica che rende lo strumento appetibile anche per le sofisticate tecniche di investimento messe a punto dagli operatori istituzionali e dagli speculatori grandi e piccoli, che devono vendere e comprare velocemente. Questi «sosia» delle Borse, e dei panieri di bond, si stanno gradualmente affermando quindi tra tutte le tipologie e le taglie di investitori, che ne apprezzano semplicità, trasparenza e bassi costi.
Quella delle spese ridotte all’osso, infatti, è una delle fondamentali attrattive dello strumento. Le commissioni di gestione vanno da un minimo dello 0,15% a un massimo dello 0,75% l’anno. Il confronto con i costi medi di gestione dei fondi comuni tradizionali (2-3% per gli azionari e 1% per gli obbligazionari) parla da sé. Il lotto minimo è in genere bassissimo (non oltre 120 euro) e non esistono tariffe di entrata e di uscita: alla gestione vanno però aggiunti i costi di negoziazione.

I quattro portafogli sono costruiti con Etf quotati in Piazza Affari o comunque armonizzati per consentire ai risparmiatori di godere della tassazione al 12,5% e di evitare l’inserimento nella dichiarazione dei redditi delle plusvalenze realizzate. Un processo più complicato e più costoso perché in questo caso viene applicata l’aliquota marginale, ben più alta. La sfilata dei cloni ha inizio. Sperando che in passerella qualcuno trovi l’abito giusto per sé.

STRATEGIE Questi particolari «index fund» possono servire sia agli investitori super tranquilli sia a quelli molto aggressivi. Ecco due visioni opposte Hi tech o zero rischi, i sosia fanno tutto Con gli azionari accoppiati a un bond si protegge il capitale. Mentre con i replicanti del Nasdaq e della Cina si specula a breve.

In sella ai cloni, gli Etf ch replicano indici di Borsa e panieri obbligazionari, si può essere iper prudenti o super aggressivi. I due portafogli qui sotto suggeriscono un’originale alternativa fai-da-te al capitale garantito e una ricetta per spericolati della finanza personale inclini a rischiare con i semiconduttori o con la Cina. «Con gli Etf si sceglie una logica d’investimento, senza lasciare alcuna discrezionalità al gestore, che tecnicamente non esiste», dice Carlo Mazzola , alla guida di NoRisk, la società di consulenza indipendente che ha confezionato i quattro mix (gli altri due sono a pagina 16) per Corriere Economia . Chi sceglie gli Etf, insomma, secondo Mazzola, si affida ad uno strumento democratico che permette «un’importante presa di coscienza riguardo al proprio denaro».

Perché? Perché nella maggioranza dei casi il risparmiatore che decide di affidarsi ai cloni dei mercati deve fare molto da solo. Dalla scelta del prodotto in poi. E spesso nel novero delle incombenze psicologiche c’è anche la seccatura di dover combattere con i tentativi di depistaggio: le reti di distribuzione, quelle che dirigono la domanda dei privati e che sono nella maggioranza dei casi controllate dalle grande banche, non amano affatto i cloni. Che sono prodotti troppo «poveri» – i margini commissionali sono praticamente nulli – per il venditore. Dunque se si sa già in partenza che la consulenza allo sportello sarò inferiore a zero, bisogna mettere sul piatto un supplemento di maturità. Per capire che i portafogli, una volta composti, vanno seguiti nel tempo. E con una costante manutenzione, per mantenere dritta la barra degli obiettivi e del grado di rischio scelto. Se per esempio in una ricetta mista le azioni corrono molto (come è successo negli ultimi due anni) bisognerà riportare a un certo punto la loro porzione alla quota iniziale, se non si vuole stravolgere il profilo di rischio del mix. (G. Mar.)

Chi pensa in lungo, per i figli o per la pensione, farà bene a realizzare questa ricetta facendo tanti versamenti in tempi diversi, magari ogni sei mesi. Anche se il patrimonio disponibile è subito di una certa rilevanza, è sempre meglio suddividere gli ingressi in varie rate, impiegando due o tre anni. E utilizzando Bot e Ctz per la parte che rimane in sosta. Questa tecnica serve per ridurre le probabilità di entrare nel momento sbagliato, mediando i prezzi di carico. Il mix «figli/pensione» è tutto azionario, con un 55% investito sui Titani mondiali, vale a dire le blue chip più grandi che sono per la maggior parte quotate a New York. Il resto è diviso fra l’Eurostoxx 50 (grandi titoli europei) che pesa il 25%, l’indice giapponese (8%) e quello cinese (12%). Il rischio è elevato, ma la scelta è logica: le statistiche dimostrano che con un orizzonte di venti o trent’anni l’investimento azionario ha buone probabilità di rendere meglio di quello obbligazionario, pur scontando una maggiore variabilità. Ultima notazione: questo portafoglio è molto dollaro-dipendente. Perché i mercati azionari mondiali, a oggi, sono per la metà rappresentati dalla Borsa americana.

I cloni delle Borse sono affascinanti anche per chi non pensa in lungo e vuole rischiare a breve. Certo in un’ottica di trading si devono scegliere strumenti molto liquidi, evitando la trappola dei volumi esigui. I market maker si impegnano a offrire proposte di acquisto e vendita per importi predeterminati con un differenziale massimo. E chi vuole giocare al «mordi e fuggi» deve controllare che il fosso non si allarghi troppo, mandando in fumo parte dei guadagni. La ricetta? Puntare un quarto del capitale su quattro indici assai volatili: il clone della nostra Borsa (S&P/Mib), il sosia del Nasdaq, l’indice dei semiconduttori e quello dei mercati emergenti. Gli ultimi due sono quotati all’Amex, negli Stati Uniti. I piccoli raider dovrebbero sempre avere il coraggio di chiudere la posizione se la direzionalità della scommessa fosse sbagliata. Mettendo in campo meccanismi automatici (ordine di stop loss). O decidendo di volta in volta quando è il caso di chiudere la partita. Per evitare di farsi inutilmente male.

Se l’obiettivo è di medio periodo (cinque anni) le azioni sono troppo volatili e le obbligazioni troppo avare. Il compromesso raggiungibile si chiama portafoglio bilanciato. Sono ormai disponibili Etf obbligazionari suddivisi per durata dei titoli, ma anche per rischiosità dell’emittente. In quest’ultimo caso si ottiene la diversificazione necessaria per evitare di trovarsi concentrati su un solo nome per importi elevati. Ed ecco il mix: per la parte azionaria si consiglia la stessa suddivisione del portafoglio figli-pensione (qui sopra) con un 27,5% nei Titani di Wall Street, un 12,5% nell’Eurostoxx 50 e un 10% tra Cina e Giappone. Il 50% obbligazionario, invece, prevede un sostanzioso acquisto (40%) di EuroMts global (il paniere dei titoli euro) e un 10% di Iboxx Corporate, l’indice dei corporate bond europei liquidi e solidi. I più prudenti possono variare in proporzione questi ingredienti salendo al 75% con gli Etf obbligazionari e riducendo al 25% quelli azionari. Gli aggressivi, invece, faranno il contrario: 75% agli azionari e 25% ai cloni dei bond.

Un minimo certo. E un «di più» eventuale, affidato alle Borse. Con gli Etf si può costruire un portafoglio a capitale garantito senza farsi spennare dalle banche. Come? Acquistando uno zero coupon – cioè un titolo obbligazionario senza cedola che rimborsa 100 alla scadenza – e un paniere di Etf. Un esempio? L’emissione Bei 2016 quotata sul Mot costa 66 centesimi che verranno rimborsati a 100 (la garanzia) tra undici anni, a fine corsa. La scommessa si può fare allora con il 34% (100-66) che può essere investito in Etf azionari. Anche qui la parte del leone (20%) viene affidata all’indice Global Titan, le blue chip più solide in gran parte americane, il 10% va ai grandi titoli Euro e 4% alla Cina. Maggiore è la componente nella zero coupon (se ne trovano anche a più di 66), minore sarà il rischio dell’investimento. Con questa tecnica si protegge il capitale, missione impossibile per i fondi e gli Etf obbligazionari che, quando i tassi si alzano, non possono far altro che subire la depressione delle quotazioni dei titoli contenuti nei loro portafogli.

Nuovi prodotti. L’ultima frontiera? Oro, caffè, petrolio

Dall’oro all’inflazione. La squadra europea degli Etf ( Exchange traded fund ) cresce e spazia su tutti i mercati. Anche quelli finora poco frequentabili dai piccoli investitori. Con due nuovi «cloni», infatti, oggi è possibile puntare sulle materie prime e sui titoli di Stato euro legati all’inflazione. Per chi vuole investire su oro, argento, platino alla Borsa tedesca è quotato dal 17 maggio Easy Etf GSCI , firmato dalle francesi Axa IM e Bnp Paribas che replica l’indice Goldman Sachs Commodity Index.

Un paniere composto da 24 materie prime appartenenti a quattro settori: energia (petrolio, gas naturale); metalli (preziosi e industriali: zinco, nickel, rame, piombo, alluminio oro, argento); agricoltura (grano, frumento, caffé, zucchero, cotone, succo d’arancio); allevamento di bestiame. La commissione di gestione annua è dello 0,45%. Non si sa quando questo Etf possa approdare a Piazza Affari, ma è già programmato il suo ingresso al listino parigino. Lyxor AM (società di gestione di Société Générale) , lo scorso 11 maggio ha lanciato sulla Borsa francese l’ Etf EuroMTS Inflation Linked , che permette di prendere posizione sui titoli di Stato della zona euro legati all’inflazione. L’indice sottostante (l’EuroMTS Inflation Linked), infatti, raggruppa 13 titoli obbligazionari governativi europei indicizzati al costo della vita con un flottante minimo di 2 miliardi di euro e una vita residua di almeno un anno. Di questi, otto sono francesi, quattro italiani e uno greco. L’Etf, che ha una commissione di gestione annua dello 0,20%, è atteso anche sul listino italiano. Mancano solo le approvazioni degli organi competenti.
Entrambi gli Etf, comunque, sono acquistabili subito utilizzando i servizi dei leader del trading online, come FinecoBank e IwBank.

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