PRODI SI E’ DIMESSO

21 Febbraio 2007, di Redazione Wall Street Italia

La notizia: Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha rassegnato le dimissioni del governo. Domani Napolitano avviera’ le consultazioni. ‘Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto oggi il presidente del Consiglio Romano Prodi. Il quale, tenuto conto del voto di oggi al Senato, ha rassegnato le dimissioni del governo’, ha detto il segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra. Il presidente Napolitano avviera’ le consultazioni domani alle 10.

Alla fine sono arrivate le dimissioni. Dopo tante minacce di crisi il governo Prodi va in testa coda e cade quando (forse) meno se lo aspettava, inciampando sulla politica estera: la mozione sul discorso di D’Alema non è passata al Senato per due voti. A far cadere la maggioranza è stata una inedita cinquina composta da tre senatori a vita e due «irriducibili» della sinistra radicale. Rossi e Turigliatto. Dopo la bocciatura, seguita da un vertice di maggioranza e da un consiglio dei ministri, Romano Prodi ha rimesso il mandato al Quirinale.

Il presidente Napolitano, rientrato in tutta fretta a Roma interrompendo una visita ufficiale a Bologna, si è riservato di accettare dopo un colloquio di 25 minuti e ha indetto subito (cominceranno giovedì alle 10.30) le consultazioni per affidare l’incarico di formare il nuovo governo. Era stato proprio Napolitano a chiedere a Prodi di tornare al Senato dopo la sconfitta sulla base di Vicenza, proprio per provare il sostegno della maggioranza alla politica estera del governo. E D’Alema aveva detto chiaro, da Ibiza, che «senza la maggioranza, si va tutti a casa» (guarda il video ). In sostanza, il capo della Farnesina aveva chiesto una sorta di voto di fiducia, sfidando i rapporti di forza (che al Senato sono ormai paritari tra maggioranza e centrodestra) e le tante incognite di una votazione al cardiopalma.

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PRECEDENTE – A nulla, dopo la bocciatura a Palazzo Madama, sono valse le pressioni della sinistra a tirare il freno, a non dimettersi e trovare una soluzione per andare avanti. In serata è uscita anche una nota ufficiale del Prc in cui si chiede a Prodi «di non interrompere la sua azione». Niente da fare. La disfatta della maggioranza va in scena ancora una volta a Palazzo Madama, che si conferma la bestia nera del governo Prodi. A distanza di una ventina di giorni, dopo lo scivolone sulla mozione della Cdl sulla base Usa di Vicenza, infatti, il governo viene battuto di nuovo sulla risoluzione che approva la relazione del ministro degli Esteri. E si apre la crisi.

«COLPA DI ANDREOTTI E PININFARINA» – «La colpa di tutto è di Pininfarina e Andreotti che si sono astenuti e di Rossi e Turigliatto che non hanno votato», hanno commentato i senatori dell’Unione all’uscita dell’Aula dove, dopo il risultato, è scoppiata la solita bagarre con il centrodestra in piedi che gridava «dimissioni, dimissioni». Mentre sui due dissidenti si abbatteva «il disprezzo totale» della capogruppo dei Verdi-Pdci Manuela Palermi, che aveva ottenuto la marcia indietro di Bulgarelli.

ULIVO PRONTO A PRODI-BIS – A sera, l’Unione si interroga sullo sviluppo della crisi. L’Ulivo (dopo un vertice con Rutelli, Fassino e D’Alema a Palazzo Chigi), si dice pronto a confermare la fiducia a un governo Prodi-bis. «Siamo consapevoli della difficoltà della situazione – afferma il capogruppo alla Camera Dario Franceschini- ma siamo pronti a riconfermare la piena fiducia al Governo Prodi. Ci auguriamo che le consultazioni servano a un chiarimento profondo per superare non solo un nuovo ed eventuale voto di fiducia ma perché il governo abbia una maggioranza che lo sostenga convintamente».

Prc, Pdci e Verdi insistono perché la maggioranza vada avanti. E anche i Ds, dopo l’ufficio di presidenza, ripropongono il nome di Romano Prodi per la guida del Paese e lo invitano a chiedere di nuovo la fiducia in Parlamento. Anche se, afferma una nota della Quercia, è «necessario un chiarimento politico che ripristini la coesione della maggioranza di centrosinistra e consenta al governo di ottenere la fiducia e proseguire stabilmente la propria attività». Il segretario dei Ds, Piero Fassino, aggiunge poi: «Adesso tutta l’Unione sia leale con Prodi».

RUTELLI: DUE DOVERI – «La maggioranza ha due doveri: assicurare al paese una politica estera credibile, coerente, affidabile. Il secondo è servire il paese con la maggioranza ricevuta dagli elettori e scongiurare il ritorno della destra». Così il vicepresidente del consiglio, Francesco Rutelli sulle prospettive che si aprono per governo e maggioranza: «Senza una maggioranza in politica estera, non si governa il Paese e bene ha fatto, il premier Romano Prodi, a dirlo con grande nettezza, fino a rimettere il mandato nelle mani del Capo dello Stato. Vedremo nei prossimi giorni – ha aggiunto il vicepremier – se le forze della sinistra radicale e quelle che hanno già perso dei rappresentanti sapranno riportare una affidabile disciplina nelle loro fila parlamentari e scongiurare nuovi episodi di infedeltà come quello registrato oggi al Senato».

BINDI: «MALEDETTA LEGGE ELETTORALE» – Tra i primi commenti a caldo dopo il voto quello di Rosy Bindi. «Maledetta legge elettorale… questo è il primo pensiero che mi viene in mente – ha detto il ministro per la Famiglia – Non c’erano i motivi e le condizioni per votare così – ha aggiunto la Bindi riferendosi ai senatori “dissidenti” della maggioranza – si sono presi una gravissima responsabilità nei confronti del Paese».

MASTELLA: LA MAGGIORANZA C’E’ – «Al Senato è successo qualcosa di più di uno scivolone, ma in quest’Aula il governo la maggioranza ce l’ha» aveva ribadito nell’Aula della Camera il ministro della Giustizia Clemente Mastella rispondendo alle contestazioni di An che considerava il governo non legittimato a rispondere oggi al question time dopo che è stato battuto a Palazzo Madama. «Costituzionalmente fino a quando un governo rimane in piedi, o perché ancora non ci sono le dimissioni o perché opera anche solo sul piano dell’ordinaria amministrazione, ci sono comunque atti neutri» come le risposte alle interrogazioni, aveva precisato il ministro.

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