Dopo due anni di incertezza, caratterizzati da tassi d’interesse in aumento, instabilità macroeconomica e un calo significativo delle operazioni, all’interno dei private markets il settore del private equity sembra finalmente pronto a uscire dalla nebbia grazie a condizioni finanziarie migliorate, e una rinnovata fiducia degli investitori.
Tuttavia, non mancano le sfide: le incertezze macroeconomiche e geopolitiche richiedono attenzione costante da parte degli operatori del settore. È quanto emerge dall’analisi dal titolo “Global Private Markets Report 2025: Private Equity Emerging from the Fog” di McKinsey, che offre un’analisi approfondita sullo stato attuale e le prospettive future dei mercati privati, con un focus particolare sul private equity.
Il panorama attuale del private equity
Secondo l’analisi McKinsey, nel 2024 gli investimenti di private equity e venture capital sono aumentati del 14% in totale nel mondo, raggiungendo quota 2 mila miliardi di dollari. Questo ha reso il 2024 il terzo anno più attivo nella storia del settore. Nel frattempo, il numero di operazioni di nelle varie classi di asset è diminuito per il terzo anno consecutivo, soprattutto a causa del continuo declino della velocità di dealmaking del venture capital, che ha registrato un calo del 16,9% rispetto all’anno precedente Inoltre, il numero globale di operazioni di buyout è diminuito marginalmente dell’1,7%, con una crescita su base annua tra le operazioni più grandi e in Nord America.
Diversi elementi stanno contribuendo al miglioramento delle prospettive per il private equity:
- Condizioni finanziarie più favorevoli: la diminuzione dei costi di finanziamento ha permesso ai fondi di private equity di tornare a investire con maggiore sicurezza. Le operazioni di leveraged buyout (acquisizioni finanziate con debito) stanno beneficiando di tassi più competitivi. .
- Aumento delle attività di uscita (exit): nel corso del 2024 si è registrato un incremento significativo delle exit, in particolare per operazioni superiori ai 500 milioni di dollari. Questo trend è fondamentale per generare liquidità e restituire valore agli investitori dopo anni difficili.
- Dinamiche del mercato: i tempi medi di detenzione degli investimenti sono aumentati, raggiungendo una media di 6,7 anni rispetto ai 5,7 anni degli ultimi due decenni. Questo dato riflette la prudenza degli operatori durante gli anni precedenti ma suggerisce anche che molti fondi sono ora pronti a monetizzare gli investimenti rimasti in portafoglio più a lungo del previsto.
Le prospettive per il 2025
Guardando al futuro, il rapporto McKinsey indica anche una crescente fiducia nel settore: il 30% degli intervistati nel sondaggio tra LP ha dichiarato che prevede di aumentare le proprie allocazioni nel private equity nei prossimi 12 mesi. Anche se il “dry powder” è diminuito a 2,1 trilioni di dollari, con un calo dell’11%, il report prevede che il ritmo delle operazioni di M&A potrebbe rimanere elevato considerato che questa cifra, seppure in flessione, rappresenta quasi due anni di riserve d’investimento.
Tuttavia, permangono alcune sfide. Tra cui quelle legate all’elevato numero di aziende in portafoglio in attesa di exit, con un tempo medio di detenzione salito, come accennato, a 6,7 anni (contro una media storica di 5,7 anni). Questo rallentamento nelle uscite è aggravato da valutazioni elevate raggiunte negli anni precedenti. Rappresentano un’incognita anche le incertezze geopolitiche e l’aumento dei costi finanziari rispetto alla media decennale.
Nonostante questo, l’industria sembra più resiliente. La competizione tra acquirenti sta spingendo verso valutazioni più alte per le aziende con solidi fondamentali e prospettive di crescita. Inoltre, l’aumento delle operazioni public-to-private (P2P), soprattutto in Europa (+65% anno su anno), suggerisce una maggiore fiducia nelle opportunità offerte dai mercati privati.