Tassi Usa: probabili tagli nel 2024, ma elevata incertezza su tempi

di Luca Losito
5 Gennaio 2024 16:40

Rimane elevata l’incertezza sui tempi dei tagli dei tassi di interesse negli Usa nel corso del 2024. E’ questo uno dei punti chiave emerso dai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve (Fed) dello scorso dicembre. I banchieri di Washington hanno, infatti, concluso che i tagli dei tassi di interesse sono probabili nel 2024, anche se emergono pochi dettagli su quando questi potrebbero venire effettuati.
Nel corso dell’ultimo meeting del 2023 il Fomc, il braccio operativo della banca centrale Usa, ha deciso di mantenere i tassi d’interesse fermi nell’intervallo compreso tra il 5,25% e il 5,5%.

“Nel discutere le prospettive, i partecipanti hanno ritenuto che i tassi ufficiali abbiano raggiunto o siano vicini al loro picco per questo ciclo, anche se hanno notato che il percorso effettivo dipenderà da come si evolve l’economia”, si legge nei verbali diffusi ieri sera.

Tassi Usa, cosa ne pensano gli analisti

Gli analisti di Mps Capital Services evidenziano che i verbali della Fed non hanno fornito una tempistica chiara sul primo taglio dei tassi, contribuendo a ridimensionare leggermente le aspettative sul primo taglio atteso per marzo. Gli esperti ricordano inoltre che a dicembre, durante la conferenza stampa, Powell aveva segnalato che c’era stata una discussione sui tagli, dando luogo ad un rally dei treasury.

“Dai verbali risulta che i membri prendono atto dei decisi miglioramenti sul fronte inflazione (si sono ridotti i rischi al rialzo) e che è presente una certa preoccupazione sul rischio di esagerare eccessivamente con la politica monetaria restrittiva. Tuttavia, è anche presente la volontà di mantenerla per un po’ di tempo, finché non sarà chiaro che il ridimensionamento dell’inflazione è duraturo” chiariscono da Mps.

“Ecco perché da qui in avanti diventeranno cruciali i dati macro, in relazione ai quali la Fed prenderà poi le decisioni adeguate” sottolineano gli analisti di ActivTrades che poi evidenziano che “in definitiva sembra di poter dire che la banca centrale americana, resta tendenzialmente prudente e ha bisogno di conferme prima di avventurarsi in una riduzione del costo del denaro”.