Nord Stream, le falle sono quattro. I tubi potrebbero non essere più utilizzabili

29 Settembre 2022, di Luca Losito

Le falle nei gasdotti Nord Stream 1 e 2 che collegano la Russia all’Europa sono quattro e non tre. Lo ha riferito guardia costiera svedese spiegando che due si trovano nella zona economica svedese e due in quella danese. Le perdite potrebbero rallentare a partire da domenica. Ma la paura, avanzata dalla Germania, è che i tubi potrebbero non essere riutilizzabili per sempre.

Sulle cause all’origine delle falle circolano diverse ipotesi: il colpo di un sommergibile, di un drone marino o ancora di cariche di dinamite. Pare infatti ormai scontato che le falle non siano il risultato di un incidente ma di un sabotaggio. Tra le ipotesi, quella di di cariche esplosive piazzate mesi fa. E messe in azione attraverso segnali sonori. Infine, la possibilità di un attacco con un sommergibile, circolata sin dalle prime ore.

Russia e Usa si rimpallano le responsabilità su Nord Stream

Intanto la Russia e gli Stati Uniti si rimpallano le accuse. “E’ stupido e assurdo” incolpare la Russia, ha tuonato il Cremlino. “Ridicolo” ipotizzare siano stati gli Stati Uniti, la replica della Casa Bianca. Mosca intanto ha aperto un’inchiesta per “terrorismo internazionale” e ha chiesto e ottenuto per venerdì una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sull’accaduto, mentre Svezia e Danimarca sono state incaricare di fornire tutte le informazioni in merito ai membri del Consiglio.

L’agenzia danese per l’energia ha fatto sapere che oltre la metà del gas contenuto nel Nord Stream – pieno di gas sebbene fermo da agosto – si è già disperso nell’atmosfera e che il resto fuoriuscirà entro domenica. Solo quando il gas nel tubo sarà finito, sarà possibile scendere in profondità per indagare, ha spiegato il ministro della Difesa danese Morten Bodskov.

Dopo che l’Occidente aveva più o meno velatamente puntato il dito verso Mosca, il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha spiegato come il Nord Stream fosse pieno di gas “molto costoso” e di proprietà russa, e che se non fosse stato per i danni subiti “il sistema sarebbe stato pronto a pomparlo”. Invece “ora questo gas si sta disperdendo nell’aria”.

A quale scopo, è il ragionamento di Peskov, la Russia si sarebbe inflitta da sola un danno così grave? Per Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, dovrebbe essere piuttosto il presidente americano Joe Biden a chiarire il ruolo degli Usa in quanto accaduto. Il riferimento è a una dichiarazione dello stesso Biden risalente al 7 febbraio, prima dell’invasione russa in Ucraina, in cui il capo della Casa Bianca, al termine di un incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ammoniva: “Se la Russia attraversa il confine ucraino, non ci sarà più un Nord Stream 2. Vi metteremo fine“. E alla domanda di una giornalista su come gli Stati Uniti avrebbero potuto fermare un gasdotto sotto il controllo dell’alleato tedesco, Biden rispose: “Ve lo assicuro, saremo capaci di farlo”.

Ieri, intanto, dopo le ipotesi tedesche, secondo cui il Nord Stream forse potrebbe essere inutilizzabile per sempre, il prezzo del gas è salito a 210 euro, segnando i massimi di giornata.