PMI in difficoltà, serve mettere “l’acceleratore”

4 Dicembre 2020, di Alessandro Chiatto

La crisi da Covid-19 sta mettendo in difficoltà le imprese, soprattutto le più piccole. Da sempre si dice che le PMI sono il motore del nostro Paese, ma la situazione che stiamo vivendo le sta mettendo a dura prova.
Come possono farsi aiutare, quindi? Ne abbiamo parlato con Nicola Occhinegro, CEO&Presidente di Finanza.Tech, che ci ha portato anche delle evidenze importanti nate quest’anno riguardo il rapporto tra Covid e PMI.

Prima di tutto, dottor Occhinegro, di cosa si occupa Finanza.Tech?

Facciamo consulenza, ma non solo, e supportiamo le PMI a crescere attraverso la giusta struttura organizzativa e finanziaria.

Ci spieghi meglio. Sappiamo tutti com’è la situazione: fatturato in decrescita, esigenze di liquidità per ritardi di pagamenti. Noi funzioniamo come acceleratori delle imprese: siamo consulenti, abbiamo le competenze, ma oltre a questo abbiamo una infrastruttura sia tecnologica sia finanziaria, attraverso la quale le imprese possono sfruttare i capitali per valorizzarsi. 

Sì, esiste un cluster ben preciso che sta cogliendo l’occasione della pandemia. Abbiamo realizzato una ricerca intitolata “Shock Pandemia” e abbiamo individuato un cluster di aziende deboli ad alto potenziale.
Abbiamo verificato l’utilizzo delle misure anti-Covid poste in essere dal governo, in primo luogo l’MCC, il fondo centrale di garanzia, e su un campione di 7.000 aziende con un fatturato tra i 2 e 50 milioni di euro abbiamo notato che il 60% di queste aziende hanno utilizzato il fondo. Si tratta di aziende un po’ più deboli, ovviamente, di quelle che non l’hanno utilizzato.
Le aziende che hanno utilizzato il fondo lo hanno utilizzato in misura rilevante rispetto al proprio indebitamento precedente nella maggior parte dei casi: quasi il 60% delle aziende ha più che raddoppiato il proprio indebitamento finanziario.
Ancora più interessante, le aziende che hanno utilizzato il fondo lo hanno usato in modo proporzionale rispetto alla propria capacità di indebitamento, quindi quanto più potevano indebitarsi.
Questo significa che ci sono aziende che si sono indebolite ulteriormente, ma che dispongono di una liquidità che prima del Covid-19 non potevano esprimere.

Non c’è il rischio che gli imprenditori commettano gli errori passati di focalizzarsi troppo sull’attività produttiva e commerciale? Non bisognerebbe diversificare gli investimenti? 

Le imprese di piccola dimensione spesso con il passaggio generazione non riescono ad esprimere totalmente il loro potenziale, proprio perché ci si è focalizzati troppo sulla parte produttiva e commerciale, senza curarsi dell’infrastruttura finanziaria dell’azienda e hanno troppo spesso mancato di accrescere la cultura imprenditoriale e organizzativa della seconda generazione. Come operare, oggi, in un’era digitale e globale? Accompagnando agli investimenti classici quelli in organizzazione e competenze del management.

Avete detto di essere un’acceleratore per PMI. Ce lo può spiegare meglio? 

Le aziende sono consapevoli delle necessità di iniziare un processo di innovazione, ma non ci riescono. Di solito, peraltro, il riferimento è il professionista tradizionale, che non ha gli strumenti e le relazioni. Serve quindi farsi affiancare da un operatore come Finanza.Tech che possono mettere a disposizione la propria struttura e le proprie competenze attraverso un’infrastruttura tecnologica.
Non parliamo solo di consulenza, ma anche di marketplace finanziario di cui il nostro acceleratore è dotato mette a disposizione delle aziende che vogliono crescere i giusti capitali valorizzando e massimizzando il valore dell’impresa e degli imprenditori.