Pagamenti a imprese come prestito, Stato fra i cattivi pagatori

1 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Le imprese italiane sono strette tra due fuochi: da un lato le banche non concedono prestiti, dall’altro la Pubblica Amministrazione ha un ritardo cronico nell’effettuare i pagamenti. Il Governo ha recentemente imposto che i debiti della PA o di privati vengano saldati entro 30 giorni, con sanzioni molto elevate per chi sfora il nuovo limite. Tiene ancora banco, inoltre, la proposta di considerare le somme dovute dallo Stato in credito d’imposta, ovvero in sconti sull’Iva o altre tasse per le aziende, che otterrebbero così una boccata d’ossigeno.

Per vigilare sull’effettiva applicazione delle nuove norme, Confartigianato ha proposto l’istituzione di un Osservatorio sui pagamenti per le imprese. È già stato ribattezzato il registro dei “cattivi pagatori”, non senza polemiche, perché funzionerebbe un po’ come l’albo di tutti quelli che hanno difficoltà nelle restituzione dei prestiti personali.

Allo studio dell’Associazione, infatti, ci sarebbe anche l’idea di rendere pubblici i nomi di privati ed Enti pubblici che devono delle somme alle aziende e non rispettano i tempi dettati dalla legge. Perentorio il tono del Presidente di Confartigianato, Giorgio Meletti: “La normativa ora esiste, ma non deve restare su carta”.

Meletti precisa che l’intenzione non è quella di creare una gogna per gli inadempienti, semmai di porre un deterrente alle continue dilazioni nei pagamenti, soprattutto da parte dello Stato. Il registro diventerebbe, secondo Confartigianato, uno strumento da condividere fra tutti i soggetti coinvolti nella drammatica questione.

Ad oggi la Pubblica Amministrazione impiega circa 193 giorni per pagare le fatture. Il record negativo, per il quale anche l’Unione Europea ci ha formalmente richiamati, costa a tutti i contribuenti 2,5 miliardi di oneri finanziari. Magari una vigilanza più severa può essere d’aiuto all’attuazione della legge, e può contribuire a rimettere in moto le imprese e l’occupazione.

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