EdR: Argentina e Venezuela, orizzonti lunghi per gli investitori

1 Novembre 2019, di Jean-Jacques Durand (Edmond de Rothschild)

Argentina, Venezuela, Turchia. Questi tre mercati, e in particolare i due sudamericani, rappresentano le principali scommesse del fondo Emerging Debt di Edmond de Rothschild, gestito da Jean-Jacques Durand. Il loro peso congiunto nel portafoglio del fondo si attesta intorno al 35%. A un quarto mercato, l’Ucraina, è dedicata una quota inferiore al 10% del fondo, in riduzione.

“Di solito le prime quattro-cinque esposizioni rappresentano circa la metà del fondo stesso”

puntualizza il gestore che non ne nasconde l’elevato livello di rischio:

“Sì, c’è molto rischio ma allo stesso tempo si tratta di in fondo poco correlato con l’andamento dei mercati sviluppati. Per questo motivo molti nostri clienti lo utilizzano come investimento satellite che, nel lungo termine, offre in media rendimenti più alti. L’orizzonte minimo di investimento è di tre anni ma direi che siamo piuttosto sui 5, dieci anni”.

Orizzonti lunghi per superare i problemi attuali

Quelli che, probabilmente, saranno necessari a superare i difficili problemi che si trovano attualmente ad affrontare questi Paesi e che hanno creato non pochi grattacapi al gestore.

“Nel 2017 il fondo ha raggiunto la sua massima quotazione – spiega Durand – ma sono poi seguiti due anni difficili. Alcune delle nostre principali ‘conviction’, come Venezuela e Argentina, hanno incontrato rilevanti difficoltà. Tuttavia, non abbiamo modificato la nostra view. Il Venezuela, per esempio, per noi rimane una delle migliori storie di investimento di lungo termine degli ultimi venti anni. Nel Paese ci sono delle dinamiche in corso che porteranno a un cambiamento di regime”.

L’Argentina ha già cambiato strada

Le elezioni tenutesi il 27 ottobre hanno certificato la sconfitta del presidente uscente Mauricio Macri e la vittoria del tandem peronista Alberto Fernandez-Cristina Fernandez de Kirchner.

“Abbiamo iniziato ad acquistare debito argentino lo scorso anno, nel 2018, dopo il primo shock che ha colpito il Paese e abbiamo continuato a farlo nelle scorse settimane, dopo lo shock di agosto. I bond argentini già dopo il primo evento hanno perso valore portandosi su livelli ‘distressed’, scontando uno scenario di ristrutturazione del debito. Considerando quindi i livelli di partenza, questi bond rappresentano quindi una buona opportunità, naturalmente con un’ottica di lungo termine”.

Anche perché il dialogo con il Fondo monetario internazionale, che attualmente ha sospeso il piano di aiuto finanziario da 56 miliardi di dollari, sembra pronto a ricominciare.

“I titoli di Stato dell’Argentina stanno scontando oggi uno scenario disastroso, come quello del 2001. Ma non siamo nel 2001, questo è il mio punto di vista. Siamo in una situazione diversa ed è per questo che mi aspetto un recupero. L’Argentina rimarrà all’interno del programma del Fondo monetario internazionale ma chiedendo più tempo per onorare il debito”.