MA LA CINA SOSTERRA’
L’ AMERICA?

15 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La bilancia del commercio estero degli Stati Uniti, stando ai dati di gennaio, sembra avvalorare la profezia del miliardario americano Warren Buffett: potrebbe essere imminente un crollo del dollaro. Infatti il deficit commerciale americano di gennaio (58 miliardi di dollari), risulta di un terzo superiore a quello del gennaio 2004. Le importazioni sono aumentate, le esportazioni sono rimaste ferme al livello di dicembre.

Il deprezzamento del dollaro non sembra sufficiente a migliorare la bilancia con l’estero degli Stati Uniti, che ha chiuso il 2004 con il deficit di 660 miliardi, il 6 per cento circa del prodotto lordo americano, sinora coperto da un abbondante flusso di capitali esteri. L’incremento delle importazioni è innanzitutto prodotto da merci provenienti dai paesi asiatici (soprattutto Giappone, Corea del Sud, Cina, Taiwan) che hanno agganciato la loro moneta al dollaro per poter continuare a esportare.

Ed è da questo che nasce il paradosso, che fa dire al professor Nail Ferguson sul New York Times Magazine: “La nostra moneta è il vostro problema”, riferendosi appunto a questi paesi. Il Giappone nel 2004 ha avuto un surplus commerciale di 160 miliardi e la sua Banca centrale ha minimizzato il rialzo dello yen sul dollaro reinvestendolo in titoli del Tesoro degli Stati Uniti. La Cina ha avuto un surplus commerciale di 40 miliardi di dollari e ne ha incassati altri 50 netti dagli investimenti esteri. E ha mantenuto invariato il cambio del remimbi con il dollaro, con acquisti di valuta americana da parte del suo ufficio cambi e delle banche: ormai è giunta a possedere 500 miliardi di dollari di riserve.

Se la sua moneta salisse di un terzo sul dollaro, le banche cinesi, in gran parte statali, contabilizzerebbero una perdita finanziaria pari al 10 per cento del prodotto lordo cinese. Molte subirebbero un crack. Continuare a investire in dollari per questi istituti è rischioso, visto che si sta deprezzando, ma non farlo comporta due effetti negativi: perdite ingenti nelle proprie riserve in dollari e difficoltà per le esportazioni a causa del rialzo della moneta nazionale. Dunque è improbabile che questi paesi smettano di sostenere il dollaro. Non è la loro moneta, ma è il loro problema.

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