LA GRAVE CECITA’ DEL GOVERNATORE

4 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Da quando è stato introdotto l´euro il governatore della Banca d´Italia è una specie di disoccupato di lusso. Caduto il potere di stabilire il costo del denaro (che ormai viene deciso a livello europeo), da fare gli è rimasto ben poco. A parte il controllo “totale” sul mondo delle banche. Controllo che spesso avviene in conflitto oggettivo con altri poteri (Consob, Authority della concorrenza, ecc.). Poiché per tradizione i poteri del governatore verso le banche sono quasi infiniti, si può dire che in questo settore si è sempre mosso come un vero e proprio dittatore. Spesso basta un suo sopracciglio alzato per convincere anche il più navigato dei banchieri che non era il caso di insistere.

Ebbene, alla luce di quello che sta avvenendo si può dire che questo governatore ha veramente sbagliato tutto nella riorganizzazione del sistema bancario italiano. A un corso interno della McKinsey sarebbe stato certamente bocciato e invitato a ripassare un paio di anni dopo.

E ha sbagliato per arroganza intellettuale, soprattutto. A un certo punto, 1999, ha preteso di sostituirsi al mercato, impedendo le Opa di Unicredit su Comit e di San Paolo su Banca di Roma. Allora, come è ovvio, ha fornito le sue ragioni, ma si trattava di pura acqua fresca. Le ha impedite un po´ per non lasciare “opare” il suo amico Cesare Geronzi, alla testa della Banca di Roma, e un po´ perchè gli dava fastidio che altri (i capi di Unicredit e di San Paolo) avessero avuto delle idee su che cosa fare del sistema bancario italiano, proponendosi di semplificarlo attraverso la crescita degli istituti da loro amministrati.

Il governatore Fazio, insomma, a suo tempo ha affondato quelle due Opa affinché a tutti fosse chiaro che nel settore chi pensava era lui. Gli altri facessero il loro mestiere di prestare denaro, e basta. Dopo di che di tentativi di Opa non ce ne sono più stati lo stesso Fazio ha impedito che le banche “grandi” (ma piccole a livello europeo) crescessero ancora. Il perché di quest´ultimo sbaglio non è molto chiaro. Chiunque vede che Intesa, Unicredit e San Paolo sono comunque banche ancora troppo piccole. Ma lui, il governatore, da sempre si oppone alla loro crescita. Come mai? L´unica risposta possibile è che non vuole protagonisti troppo forti sul mercato. Protagonisti che potrebbero anche fare ombra al suo potere assoluto.

Oggi, con le due Opa lanciate da spagnoli e olandesi su due banche italiane, si tocca con mano quanto è stata miope la politica della Banca d´Italia. Due istituti di due paesi più piccoli dell´Italia hanno la forza di lanciare due Opa su nostre banche, noi invece non abbiamo questa forza perché il governatore, arrivati a un certo punto, ha deciso che i nostri istituti erano già grandi abbastanza.

Adesso, non contento di aver sbagliato tutto, insiste nell´errore: e cerca di impedire alle due Opa di seguire il loro corso. E questo è un po´ come impedire che i sassi cadano dall´alto verso il basso: prima o poi il mercato imporrà le sue leggi, lo voglia o non lo voglia Fazio. Ma ci si può chiedere perché, a conti fatti, gli stranieri abbiano così tanta voglia di conquistare due banche italiane che non sono in cima alla lista dei desideri di tutto il mondo. Sono due medi istituti con qualche problema. Perché allora spagnoli e olandesi premono per conquistarli comunque? Non per le due banche in questione, secondo me, ma per entrare in Italia. Per sbarcare nel mercato italiano. Un mercato che fa gola a tutti gli stranieri, da Sidney in Australia a Winnipeg in Ohio.

E perché il nostro mercato fa gola agli stranieri? Per due ragioni:

1 – La prima è che questo, nonostante tutto, è un paese ricco, con molti, bellissimi risparmi. E quindi per una banca si tratta di sbarcare in una sorta di Terra Promessa.

2 – La seconda ragione è più delicata e ha a che fare anche con il governatore. Le banche straniere vogliono aprire bottega in Italia perché il nostro sistema bancario (cresciuto sotto la vigile tutela di Fazio) è, salvo pochissime eccezioni, come una specie di macchina arrugginita e polverosa. Macchina che presenta costi molto elevati (che fa ricadere interamente sui clienti, come è ovvio) e con servizi non proprio moderni e aggiornati.

Insomma, alle banche straniere il mercato italiano interessa perché qui ci sono molti soldi e perché i concorrenti locali, salvo pochissime eccezioni (come già detto), sono dei polli di batteria incapaci persino di attraversare la strada.

Se questo è vero, e è vero, il governatore sta andando incontro a una catastrofe epocale. Lui pensa che il suo problema sia quello di respingere spagnoli e olandesi da dove sono scesi. E già questa sarà un´impresa non facile, dove probabilmente fallirà. Ma il vero problema è un altro. Grazie alle condizioni del nostro sistema bancario (carissimo e inefficiente) è facile prevedere che dopo spagnoli e olandesi sarà il turno di altri. Un po´ tutti vorranno venire a mettere le mani in Italia. La vera risposta alle Opa straniere, quindi, sarebbe quella di avere un sistema bancario più efficiente. Ma per questo è tardi. Bisognava pensarci prima, invece di stare lì a giocare al piccolo Cesare con Popolare di Lodi, Antonveneta e roba simile.

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