ICI, PER CHI SUONA LA STANGATA

6 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il ritocco, che in alcuni casi potrà anche essere consistente, riguarderà casi ristretti di abitazioni e di proprietari. Immobili accatastati molti anni fa come ultrapopolari o rustici che sono stati ristrutturati e trasformati in abitazioni normali, e talvolta di lusso. E immobili il cui valore di mercato si discosti in maniera macroscopica da quello catastale. Agenda di casa: scadenze e pagamenti.

È in arrivo una stangata sull’Ici? Alcune interpretazioni politicamente maliziose potrebbero farlo pensare. Piuttosto è in vista un ritocco, che in alcuni casi potrà anche essere consistente, ma che riguarderà casi ristretti di abitazioni e di proprietari.
Vediamo di che cosa si tratta. La Finanziaria 2005 prevede due tipi di intervento: quello sugli immobili accatastati molti anni fa come ultrapopolari o rustici, o addirittura come depositi o solai, che nel corso del tempo sono stati ristrutturati e trasformati in abitazioni normali, e talvolta di lusso. Sono case in genere ubicate nei centro storici delle città, in quartieri un tempo effettivamente popolari (Trastevere a Roma, Brera a Milano), che oggi sono diventati alla moda. Una casa di ringhiera o una con i bagni esterni, o appunto un ex lavatoio, trasformata in un attico o in un loft sono gli esempi più tipici.

BENEFICIARI, I COMUNI

Il riaccatastamento di queste abitazioni, e la conseguente rivalutazione dell’Ici, secondo il governo dovrebbe fruttare 124 milioni di euro nel 2005, 405 nel 2006 e 500 l’anno a regime. A beneficiarne saranno soprattutto i comuni, che lamentano i tagli nei fondi statali e che in questo modo potranno recuperare risorse: agli enti locali andranno infatti 113 milioni nel 2005, 338 nel 2006 e 376 a regime.

SECONDA OPERAZIONE

La seconda operazione riguarda gli immobili il cui valore di mercato si discosti in maniera macroscopica da quello catastale. Anche in questo caso si parla di quartieri di lusso, o di porzioni di essi (definiti «microzone»).
Per calcolare gli scostamenti il comune deve prendere a riferimento la differenza tra prezzi medi di mercato e valore catastale, che può raggiungere in media il 50%. Ma in una «microzona» lo scostamento può aumentare ancora. Fino a quanto? Pare che ci si stia orientando sul 35% rispetto alla media consentita.

In sintesi, rispetto al 50%, un ulteriore scostamento del 35 significa che un immobile verrebbe accatastato per il 70% oltre il valore catastale dichiarato. In questo caso il comune è autorizzato a pretendere un accatastamento che rientri nella media del 50%.

A differenza della prima operazione, dove è immediatamente visibile la differenza tra casa ultrapopolare accatastata A/5 e casa civile (A/2) o di lusso (A/1), il secondo intervento si presenta più complicato. Il valore di mercato è infatti soggetto a oscillazioni: in questo momento, per esempio, dopo il boom immobiliare, i prezzi sono in calo, in particolare per gli immobili più grandi. Tuttavia è evidente che alcuni appartamenti di lusso, che generalmente mantengono il loro valore di mercato, ma per i quali è stata stabilita anni fa una rendita pari a una casa di cooperativa, devono attendersi la revisione.

PRESSIONI SUL GOVERNO

Lavoro tutt’altro che semplice, considerando la lentezza degli uffici tecnici dei comuni. Ma proprio gli enti locali stanno premendo sul governo per rendere operative queste norme della Finanziaria. Oggi si riunisce al ministero dell’Economia, in via XX Settembre, la conferenza Stato-città, alla quale parteciperanno i tecnici dell’Agenzia del territorio e quelli di molti comuni. All’ordine del giorno l’elenco dei criteri in base ai quali agire, e poi partire. Anche se le resistenze della Confedilizia e di altre lobby interessate (agenzie immobiliari e notai in testa) sono molto forti.


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