Fiscal Cliff per idioti

27 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK – Il “fiscal cliff”: è il baratro fiscale da cui l’America rischia di cadere rovinosamente se Casa Bianca e Congresso non troveranno un accordo sulla riduzione del deficit. Il nodo principale da sciogliere resta quello dell’aumento del carico fiscale per i più ricchi, fortemente voluto dal presidente Barack Obama e altrettanto fortemente osteggiato dai repubblicani.

BATOSTA SU FAMIGLIE E WELFARE

Senza un’intesa dal prossimo 2 gennaio scatterà un aumento automatico delle tasse e dei tagli alla spesa pubblica. Ciò comporterebbe un’impennata del 2% delle aliquote sui redditi dei lavoratori, con un salasso fiscale pari a circa 2.000 dollari l’anno per una famiglia media. La spesa pubblica sarebbe invece brutalmente decurtata di circa 1.200 miliardi di dollari in dieci anni, la metà a spese dei servizi pubblici, vedi i trasporti, e quelli sociali.

SPETTRO RECESSIONE E DOWNGRADE

Si tratterebbe di un mix micidiale che porterebbe inevitabilmente verso una nuova recessione dell’economia Usa, che faticosamente nelle ultime settimane sta tentando di uscire dalla lunga crisi. Si calcola che il ‘fiscal cliff’ possa portare a un crollo del 3% del Pil nazionale. Senza contare le ripercussioni finanziarie, con le agenzie di rating pronte a tagliare la loro valutazione sugli Stati Uniti. Proprio come avvenne nell’estate 2011, quando in assenza di un accordo sul tetto del debito Strandard&Poor’s tolse agli Usa per la prima volta nella storia la prestigiosa ‘tripla A’.

RISCHIO DEFAULT

Quella del debito pubblico – ormai sopra il 70% – è l’altra partita importante su cui si gioca il futuro degli Stati Uniti, col segretario al Tesoro, Timothy Geithner, che ha comunicato al Congresso come il 31 dicembre sarà superato il tetto di 16.400 miliardi di dollari fissato nell’accordo del luglio 2011, con lo spettro del default che torna a minacciare l’America. E contro il quale l’amministrazione Obama – che ha sospeso temporaneamente l’emissione di titoli statali – sta già lavorando a misure d’emergenza definite “straordinarie”