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ENTUSIASMO FREDDO IN BORSA

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*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – La sonda spaziale più lontana con cui siamo ancora in contatto, Voyager 1, impiega tredici ore per trasmettere i suoi impulsi alla Terra. Quando riusciremo ad avere sonde a 777 miliardi di chilometri di distanza, i messaggi richiederanno un mese per arrivare a noi alla velocità della luce.

I mercati finanziari distano un mese luce dall’economia reale. Gli ultimi dati su dicembre e sul quarto trimestre stanno arrivando a noi in questi giorni. L’analisi spettrografica evidenzia una tonalità di grigio molto luminosa, graditissima ai mercati azionari (meno ai bond). Il grigio-tiepido è il colore di Goldilocks, ma non c’è dubbio che nel mondo dell’equity la variante brillante è la più apprezzata. Il Pil americano al 3.5 nel quarto trimestre è piaciuto molto, anche perché si è trattato di una sorpresa.

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Dalla settimana prossima i potenti radioscopi dei mercati inizieranno a captare quasi esclusivamente dati lanciati dall’economia reale in gennaio. Gli scienziati dell’Equity Space Center, dal canto loro, inizieranno ad archiviare i dati relativi agli utili del quarto trimestre (ne sono ormai pervenuti tre quarti) e inizieranno a elaborare ipotesi su quelli del primo trimestre.

E’ probabile che l’analisi spettrografica inizierà a indicare sfumature di grigio più opache. Non c’è bisogno dei radioscopi per sapere che in America e in Europa in dicembre ha fatto caldo e in gennaio a fatto sempre più freddo. E’ anche noto che la produzione industriale globale è cresciuta più lentamente, come segnalano le materie prime industriali in ribasso e le rilevazioni dei diffusion index tipo Ism.

Le previsioni sugli utili dei prossimi tre trimestri indicano un progressivo rallentamento della crescita anno su anno, che da due cifre si porterà a una. Si dirà che la previsione di un rallentamento della crescita degli utili viene fatta da tre anni e viene puntualmente smentita ogni trimestre, grazie (anche) ai buy back sempre più aggressivi. Giusto, ma a un certo punto bisognerà scegliere. Per quanto ancora dotate di buona liquidità, difficilmente le società aumenteranno ancora e contemporaneamente i buy back, le acquisizioni e gli investimenti produttivi (oltre alle retribuzioni).

Un altro elemento che gli scienziati stanno considerando viene dagli indicatori di sentiment, che lampeggiano tutti insieme e fanno un baccano notevole. C’è nei mercati una specie di entusiasmo freddo, che li porta a evitare svolazzi appariscenti e giornate da titoli in prima pagina, ma che nondimeno li rende simili a un treno merci che cammina lento ma inesorabile e travolge qualsiasi ostacolo.

Questo entusiasmo freddo diventa già tiepido in Europa, con il Dax già salito del 5 per cento dal primo gennaio (c’era una volta anche l’aumento dell’Iva tedesca, dal primo gennaio). Diventa poi bollente nei mercati anabolizzati (il Vietnam è salito in cinque settimane del 45 per cento dopo il 160 dell’anno scorso).

Gli ardori si manifestano anche sulle valute emergenti. Le banche centrali, dal Brasile alla Turchia, sono commosse da tanta attenzione ma intanto colgono l’attimo e stampano la loro carta per incamerare dollari ed euro che prima o poi, l’esperienza insegna, verranno utili. Don’t fight the Fed, si diceva una volta (non certamente adesso, con la Fed che parla di rialzi possibili e il mercato che non le crede neanche un po’), ma prudenza vuole che non si combatta neanche il Banco Central do Brasil. Certo, nella mitologia dei mercati c’è il Soros eroico che sconfigge da solo la Bank of England nel 1992, ma è un evento ricordato proprio perché di regola sono le banche centrali a vincere.

Ai tori in corsa per la prateria, in fondo, nessuno chiede di tornare indietro. Basta che si fermino per qualche tempo, almeno per vedere i nuovi dati di gennaio e formulare stime credibili sugli utili del primo trimestre. La stime raccolte da Morgan Stanley per i primi tre trimestri sono comprese tra il 5 e il 7 per cento di crescita anno su anno, salvo poi risalire bruscamente nel quarto. Se però lo S&P 500 rimane al livello attuale di 1450 per i prossimi sei mesi, sarà dell’11 per cento più alto rispetto all’aprile-maggio 2006 (il periodo di comunicazione degli utili del primo trimestre) e del 13 per cento più alto rispetto al luglio agosto 2006 (utili del secondo trimestre).

Una modesta espansione dei multipli, si dirà. Certo, modesta e pienamente accettabile in un contesto di ritrovata stabilità e di espansione in piena life extension rispetto alle modeste aspettative di vita che il mercato stimava l’anno scorso tra aprile e settembre. Meno accettabile, tuttavia, se si decide di salire ancora molto dal 1450 attuale.

Tanto più che i tassi non potranno essere utilizzati per giustificare l’espansione dei multipli. Se nella Fed c’è qualcuno che ha in mente di abbassarli non abbiamo ancora avuto il piacere di sentirlo, mentre ci tocca ascoltare tutti i giorni quelli che dicono che bisogna non abbassare la guardia ma stare semmai pronti ad alzarla ancora. Anche i buonisti come la clintoniana Yellen, sempre sensibile (ci mancherebbe) alla disoccupazione, lanciano lo stesso messaggio.

Quanto all’Europa, dopo il rialzo di marzo ne verrà molto probabilmente un altro, magari con calma, ma verrà. Ai bond questa attenzione all’inflazione da parte delle banche centrali farà piacere. Nelle prossime settimane arriveranno i dati dell’inflazione di gennaio (quando il greggio era sceso a 50 dollari) e se le borse si concederanno una pausa i bond, per qualche tempo, potranno non essere disprezzabili.

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