E’ IL MERCATO IMMOBILIARE, BELLEZZA!

8 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Vi ricordate quanto Bush senior era in corsa per la presidenza con Bill Clinton e, allo scopo di enfatizzare l’aspetto più rilevante per la campagna elettorale, lo staff di quest’ultimo coniò la famosa frase “è l’economia, stupido!”? potremmo impiegare una frase simile per essere certi di sottolineare quello che è l’aspetto più importante per l’economia e la borsa americane. Se il settore immobiliare continuerà a calare, come crediamo, la massiccia perdita di ricchezza inciderà sui consumi personali, sull’economia, sugli utili aziendali e sul mercato azionario.

Per mettere tuttò ciò in prospettiva, bisogna ricordare che il valore complessivo del mercato immobiliare è vicino ai 21000 miliardi di dollari (dati del 2006). A questi livelli siamo giunti pressoché raddoppiando dal 2000 grazie a pratiche di finanziamento discutibili, a denaro a buon mercato, e ad una massiccia speculazione edilizia in relazione alla crescita del reddito personale. Ad un certo punto ci si è convinti che il settore in questione sarebbe sceso di almeno il 20% e forse fino al 35%; per il momento ha ceduto mediamente il 16%, il che equivale a 3000 miliardi di ricchezza estratti dalle tasche dei cittadini.

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Se il mercato immobiliare cederà nel complesso più del 30%, l’estrazione di ricchezza equivarrà a oltre 6000 miliardi di dollari, e questo a fronte un consumatore già sovraccaricato da un debito prossimo ai 14000 miliardi.

Se ciò non bastasse, il prezzo crescente dell’energia e dei generi alimentari avrà chiaramente un effetto avverso sulla propensione di spesa, e questo vale non solo per gli Stati Uniti. E’ chiaro che il consumatore ha subito l’impatto all’inizio dell’anno, e le statistiche di vendita di auto del mese di maggio (Ford -19%, Chrysler -28%, General Motors -30%) sono l’esempio più lampante.

I rialzisti sostengono che tutto ciò di cui hanno bisogno è un dollaro che salga. Questo indurrebbe un calo delle quotazioni dell’energia e delle altre materie prime. Una volta che le commodities spazzeranno via la minaccia inflazionistica i problemi si allenteranno e la borsa potrà salire.

Ad un certo punto ai Tori sembrava che fossero stati ascoltati, con Bernanke che dedicava ampio spazio alla forza del dollaro: ha parlato di monitorare la moneta e di seguirne con attenzione le evoluzioni. Nel passato difficilmente ha parlato del dollaro, evidenziando che si trattava di una competenza del Dipartimento del Tesoro e di Paulson in particolare. Adesso Bernanke pare più interessato ad una politica di dollaro forte; Paulson, che ha sempre argomentato a favore di una divisa robusta, non ha mai attuato politiche in tal senso.

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