CIME ABISSALI
PER IL DOLLARO

15 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il dollaro è risalito, di poco, ma se dovessi darvi un consiglio continuerei a puntare sull’euro, perché sospetto che dopo la salita ci sarà una discesa ancora più ripida. Sapete perché? Perché ho letto quello che scrive un noto rivoluzionario, di nome Robert Reich, già ministro del lavoro dell’Amministrazione Clinton e oggi professore di politica economica e sociale alla Brandeis University. E, a costo di venire nuovamente redarguito dai soloni del Foglio dell’ex informatore della Cia Giuliano Ferrara, tornerò a “copiare” qualche nota offertaci da Reich, che farà il paio con quelle a suo tempo citate di John kenneth Galbraith.

Dice Reich, sicuramente in preda a un raptus antiamericano, che il deficit degli Stati Uniti, stando alle previsioni di quel covo ci provocatori comunisti dell’Ufficio del Congresso per il bilancio, aumenterà di 2000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Ovviamente nel caso che l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America riesca a rendere permanente la sua attuale filo-pluto-antropica politica di tagli fiscali (dove il termine filo-pluto-antropico si può tradurre con “amante degli uomini ricchi”).

Infatti questa è – scrive sempre Reich – una politica che ha consentito “agli americani più ricchi – che hanno beneficiato della maggior parte dei tagli fiscali – di continuare a essere sempre più ricchi”. Si aggiunga poi che “la maggior parte degli analisti” è convinta che il costo della privatizzazione della Social Security sarà di oltre 2000 miliardi di dollari, di nuovo nel corso dei prossimi dieci anni. E che le spese belliche, presenti e future, dovranno aggiungersi a questi deficit stellari. L’Irak è già costato oltre 200 miliardi di dollari e non è finito. Se si mette nel conto un possibile attacco contro l’Iran, si dovrà arrivare a 800-1000 miliardi di dollari all’anno.

Ora noi siamo perfettamente consapevoli che questo è il migliore dei mondi possibili e che l’economia statunitense è la migliore del pianeta. Cionondimeno ci riesce difficile, insieme a Robert Reich, non cogliere che gli Stati Uniti stanno spendendo, con la loro carta di credito universale, qualche cosa come un quarto dell’intera economia americana. Insomma gli Usa spendono troppo e si affidano ai soldi altrui per tirare avanti. Vivono di credito e si indebitano ulteriormente per pagare gl’interessi del credito. Il che, a sua volta, comporta che i loro titoli (inclusi i biglietti di banca verdi – perdono valore in quanto il rischio di possederli aumenta per gl’investitori. Per attirare i quali, conseguentemente, si deve aumentare il tasso d’interesse, cioè il costo del denaro.

Ma questo, ahinoi, costringe gli americani, tutti gli americani, a pagare di più per i beni e i servizi che comprano. E anche di più sui mutui con cui comprano le seconde case e le terze automobili. Insomma su tutto quello che si compra a credito. Nello stesso tempo gl’investimenti diverranno più difficili perché più costosi e anche perché più aleatori, non essendoci risparmio disponibile (gli americani non risparmiano quasi più niente) e dipendendo esso dall’afflusso estero, a sua volta sempre più precario. Un bel pasticcio, anzi un bel vicolo cieco.

Ma il cui effetto prevedibile e principale è che, in queste condizioni, l’economia rallenta, il deficit pubblico sprofonda in cime abissali e gli americani diventano, molto semplicemente, più poveri. Tutti salvo i più ricchi, che diventano ancora più ricchi.

Reich è preoccupato, perché tutto ciò gli sembra una follia, appunto filo-pluto-antropica. Dove ci porterà tutto questo? Ma – che domanda! – alla guerra, naturalmente. Perché gli Stati Uniti non pagheranno questi debiti. Non li pagheranno mai più. I loro amici (anche europei) paiono disposti a transigere, a fare finta di niente, ad accollarsi il peso. Il fatto è, però, che gli altri creditori erano disarmati e e non potevano esigere nulla, proprio per questa ragione. Ma per domani già si delineano creditori armati. E allora bisognerà sparare per tenerli a bada. Dunque, riassumendo, chi ha euro se li tenga ben stretti, anche se l’economia europea cresce più lentamente di quella americana.