Brexit, timori imprese ai massimi da referendum 2016

15 Aprile 2019, di Livia Liberatore

Continua nel Regno Unito il dibattito interno sulla Brexit, dopo che il governo ha raggiunto un accordo con l’Unione europea per un rinvio “flessibile”, che darà al Regno Unito tempo fino al 31 ottobre per trovare un accordo sull’uscita dall’Unione europea. Il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt ha detto che le trattative del governo per trovare un consenso sul piano sulla Brexit con i laburisti sono più costruttive e dettagliate di quello che si crede. “Ma non sappiamo ancora se andranno a buon fine”, ha aggiunto.

Questa settimana continueranno gli incontri fra i ministri e i leader del partito laburista.

Intanto, le preoccupazioni delle imprese britanniche sono ai massimi dal referendum del 2016, con otto leader finanziari su 10 che si aspettano che il contesto economico a lungo termine peggiori  con un’uscita del Regno Unito dall’Ue. Ad avvertire sull’aumento dei timori della finanza per l’impatto di Brexit è un rapporto di Deloitte.

Il pessimismo sugli effetti a breve termine della Brexit rimane elevato, con quasi la metà (49 per cento) dei CFO intervistati da Deloitte che prevedono di ridurre le spese in conto capitale e il 22 per cento che prevede di dover tagliare le fusioni e le attività di acquisizione. Oltre la metà (53 per cento) dei CFO prevede anche di ridurre il numero delle assunzioni a causa della Brexit, il livello più alto in oltre due anni.

Le prospettive dei boss della finanza sono divenute più nere in seguito alle bocciature da parte del Parlamento dell’accordo sulla Brexit di Theresa May. Un’indagine della società di consulenza per il recruitment Morgan McKinley Financial Services ha rivelato che l’incertezza economica è forte nonostante i piccoli aumenti dei posti di lavoro nel primo trimestre del 2019.