BERLUSCONI NON E’ PIU’ INDISPENSABILE

29 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Si ha la sensazione che Berlusconi non abbia compreso fino in fondo il valore di questa tornata elettorale. Oddio, l’antifona l’ha capita, perché agli alleati ora offre posti nel governo, non sono più i ragazzi che si dovevano sfogare, fino al suono della campanella. Ma il senso vero, politico, del voto, quello mostra di non averlo afferrato.

Ieri infatti ha detto che il «il presidente del Consiglio è l’unico che riesce a tenere insieme la Casa delle libertà: da qui la sua indispensabilità, non solo marginale, ma assoluta». In realtà ciò che sta accadendo è proprio il contrario: il premier ha perso il suo potere federativo, il tocco di re Mida elettorale in grazia del quale poteva far convivere il partito del sud di An e Udc col partito del nord di Tremonti e Bossi.

Il voto lombardo lo dimostra ad abundantiam: lì la Casa della libertà non c’è più, perché può perdere con la Lega – come a Milano – e vincere senza Lega – come a Bergamo. I contraenti del patto non si sentono più vincolati da uno scopo comune, fosse pure solo quello di restare al potere, se nemmeno ai ballottaggi riescono a placare le divergenze e a mobilitare il loro elettorato.

Questa consapevolezza può indurre alcuni degli alleati, segnatamente Udc e Lega, a cercare altre strade, a interrogarsi sul dopo Casa della libertà. Follini, in particolare, sa di poter giocare su due tavoli – a differenza di An, incatenata al bipolarismo – e sembra intenzionato a farlo con sempre maggiore determinazione. Chi può negare che ci sono bipolarismi che hanno un terzo polo, eppure funzionano benissimo?

La Germania ha avuto a lungo il partito liberal democratico come ago della bilancia, e con i verdi di Fischer la Spd deve comunque trattare. Perfino in Gran Bretagna la terza forza liberal-democratica, pur duramente punita dal maggioritario puro, è comunque importante nel gioco delle desistenze non dichiarate a livello dei collegi, e il suo elettorato è decisivo nel far vincere il Labour.

Dopo le elezioni europee c’è in Italia un sacco di gente che pensa di poter tentare la stessa strada, per spezzare un bipolarismo finora dominato dalle estreme e per favorire un rassemblement di moderati al centro. Non saranno proprio neo-prop, come noi li abbiamo battezzati; ma la loro strategia vuol far saltare esattamente quel sistema in cui Berlusconi può dire: solo io li posso federare. E mira a renderlo non più «indispensabile».

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