BANKITALIA: MADE IN ITALY CONTINUA A PERDERE COLPI

16 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

ROMA, 16 mar – Il sistema-Italia continua a perdere colpi, con una crisi di competitività che ha caratterizzato anche il 2004 e che complessivamente, negli ultimi cinque anni, ha registrato un’ erosione per i prodotti italiani di oltre il 25%, mentre nello stesso periodo Paesi come Francia e Germania hanno perso molto di meno.

Il bollettino economico di Bankitalia, presentato oggi, fotografa in questi termini la situazione del Paese, la cui quota sul totale del commercio mondiale continua a deteriorarsi, al punto che nel 2004 è scesa al 2,9% contro il 3,1% dell’ anno precedente. In questo contesto, la crescita del prodotto interno lordo registratasi lo scorso anno, +1,2%, pur essendo più alta rispetto al 2003, è stata di gran lunga più bassa rispetto alla media dei Paesi dell’ euro, con questo accentuando il divario rispetto ai principali partner.

Alla base di queste gravi difficoltà è sopratutto il fatto che la produttività in Italia continua a languire, con la conseguenza che il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) cresce più di quanto avvenga mediamente nell’ Eurozona. A partire dal 1995 – fa notare Bankitalia – il CLUP è salito in Italia di più del 20%, contro il 12% della media europea.

Dati alla mano, Bankitalia fa presente che nei primi nove mesi del 2004 la competitività in Italia si è deteriorata del 3,5% rispetto alla fine dell’ anno precedente, mentre in Francia il peggioramento è stato di 0,9 punti percentuali e la Germania ha registrato addirittura un miglioramento, +1,8%.

Si tratta di un andamento fotografato in base ai costi unitari del lavoro, la cui evoluzione attesta appunto una perdità competitiva del made in Italy pari a più del 25% dal 2000 ad oggi, mentre nel corso di questi stessi anni le merci tedesche e francesi hanno perso meno del 10%.

In ogni caso – fa presente il bollettino – nel 2004 si è verificata una sia pur modesta ripresa della crescita dell’ export, +3,2% a prezzi costanti, mentre le importazioni sono aumentate del 2,5%. Stanno andando particolarmente bene fra l’ altro le esportazioni in Russia ed in Cina, rispettivamente +23% e +13% circa, mentre l’ export diretto negli Usa è rimasto stabile e quello in Giappone si è contratto del 7,8%.

Va aggiunto – con riferimento alla Cina – che sempre lo scorso anno è proseguita in ogni caso anche la corsa delle importazioni, +22% circa, a conferma di una tendenza in atto dal 1997. Bankitalia, nel sottolineare l’ impasse in cui si trova il sistema economico italiano, ha fornito anche indicazioni poco confortanti per il futuro più prossimo.

In base alle stime dei principali analisti privati citate nel bollettino, la crescita del Pil nel 2005 dovrebbe corrispondere infatti all’ 1,1-1,3%, sensibilmente al di sotto delle previsioni del Governo (+2,1%), in ogni caso inferiore alla media europea. Questa tabella di marcia potrebbe per di più essere assicurata solo in presenza del superamento della “fase di incertezza in atto dalla seconda metà dello scorso anno”.

Nei primi mesi del 2005, inoltre, la produzione industriale dovrebbe aver ancora ristagnato. Bankitalia in conclusione suggerisce l’ attuazione di “una politica diretta a innalzare” il livello di competitività del Paese, e in quest’ ottica esprime interesse per le recenti iniziative del Governo.

Ma affinché le politiche a sostegno dell’ economia “siano percepite come durature e influiscano positivamente sulle aspettative degli operatori economici”, conclude il bollettino, “é essenziale procedere con determinazione nel risanamento strutturale della finanza pubblica”.