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Auto, Musk evoca la crisi del 2009. La replica: “non è un analista, quadro radicalmente diverso”

La fotografia scattata a settembre mostra un mercato dell’auto dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) ancora positivo. Secondo i dati Acea, sono state registrate 1.166.728 immatricolazioni, con una crescita a doppia cifra e pari all’11,1% su settembre 2022. Un risultato positivo ma che mostra in ogni caso una crescita in rallentamento se si considera che nel gennaio-settembre l’incremento sullo stesso periodo del 2022 era stato pari al 17%. “Il rallentamento nella crescita del mercato in Europa Occidentale è dovuto anche al venir meno di incentivi all’acquisto di auto elettriche in particolare nel mercato tedesco che è il più importante dell’area e che in settembre ha accusato infatti un calo dello 0,1%, mentre nel periodo gennaio-settembre ha fatto registrare una crescita del 14,5%“, mettono in evidenza dal Centro Studi Promotor (CSP).

Ma come sta il mercato dell’auto? Quali sono le prospettive? Ne abbiamo parlato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor e professore all’università di Bologna.

Il punto di partenza è la recente attualità. La scorsa settimana sono usciti i conti Tesla e al di là dei numeri un‘affermazione del ceo Elon Musk è rimbalzata da un sito all’altro: il numero uno del gruppo californiano delle auto elettriche ha infatti mostrato la sua preoccupazione per l’impatto degli alti tassi di interesse sulle famiglie che vogliono comprare una vettura.

Crisi a confronto: in particolare Elon Musk si è detto “spaventato da quello che è successo nel 2009, quando General Motors e Chrysler fallirono“. Ma lei vede delle analogie con lo scenario del 2009?

“Elon Musk è molto bravo a fare i soldi ma non mi risulta che sia anche un grande analista. Il quadro economico del 2007 era radicalmente diverso rispetto a quello di quest’anno: allora c’era una crisi profondissima legata al fallimento di Lehman Brothers per la storia della crisi dei subprime.

Anche l’Italia era stata colpita duramente, una crisi più grave di quella del 2021. I livelli di PIL antecedente a quella crisi sono stati recuperati con grandi ritardi e alla fine del 2019 l’Italia non si era ancora messa al passo completamente alla fine del 2019. Con l’avvento della pandemia la crisi è stata diversa: c’è stata una caduta del PIL drammatica ma più o meno tutti i paesi hanno già recuperato i livelli anticrisi. Se lo scenario attuale non si aggrava ulteriormente non vedo al momento il pericolo di un inasprimento della crisi economica.

Per quel che riguarda il mercato dell’auto la crisi del 2007 è stata superata più o meno da tutti i paesi nel giro di qualche anno. Anche in questo caso, invece, l’Italia è rimasta indietro. Una crisi dovuta a diversi fattori, tra cui i prezzi che sono fortemente aumentati. Poi c’è stato il grande problema delle forniture legato alle carenze di microchip e di altri componenti, e infine c’è anche stata la ristrutturazione da parte delle industrie europee che hanno pensato di concentrare l’attività produttiva su marchi d’élite, facendo più utili con una produzione inferiore”.

Più in generale l’acquisto di un’auto è stato sempre considerato un termometro per i consumi. Commentando i dati sulle immatricolazioni di auto in settembre in Europa scriveva “sulla propensione all’acquisto di auto stanno incidendo diversi fattori negativi“. Quale è, secondo lei, il fattore principale da tenere sott’occhio?

“Quello che frena la propensione all’acquisto sono ancora i lunghi tempi lunghi d’attesa per l’acquisto di vetture, a cui si aggiungono, come dicevo, i pezzi molto più elevati rispetto al passato. Perché non solo sono aumentate le tariffe dei listini ma è scomparso anche lo sconto che veniva applicato dalle case automobilistiche che avevano una buona disponibilità di prodotti e potevano applicare uno sconto che si aggirava attorno al 6% sul listino. C’è stato così un doppio impatto sui prezzi. Poi c’è un’altra questione, quella della transazione energetica con i consumatori in dubbio su che tipo di vettura comprare. Elettrica, diesel o benzina?

In uno scenario che vede in Italia l’età del parco circolante in aumento. C’è, infatti, una forte richiesta di vetture usate e di conseguenza anche le vetture già pronte per la demolizione non vengono demolite. L’anno scorso sono stati superati i 40 milioni di vetture circolanti e nel 2023 dovrebbe aumentare ancora. In Italia l’età media delle auto è di oltre 12 anni, il dato più alto in Europa. Il problema è che restano sul mercato delle vetture molto inquinanti e poco sicure”.

Cosa potrebbe dare una scossa tipo a questa situazione problematica dell’invecchiamento del parco circolante?

“Ci vogliono degli incentivi veri e consistenti sia per quelli che comprano auto elettriche ma anche per gli altri. Invece su questo terreno il nostro paese non sta facendo molto. Ci sono degli incentivi all’elettrico e dintorni ma i fondi restano in gran parte inutilizzati perché non sono congeniati bene. Non sono sufficientemente generosi ed escludono ad esempio determinate categorie di possibili utenti. Se si guarda all’estero, in Inghilterra e anche in Germania l’elettrico si è sviluppato ed è arrivato a quote molto lontane da quelle italiane perché c’erano incentivi particolarmente generosi”.