AMERICA, DISOCCUPAZIONE AI MASSIMI DI 4 ANNI

3 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

L’emorragia di posti di lavoro negli Usa continua e alimenta le preoccupazioni sull’economia, già sull’orlo della recessione. A luglio sono stati persi 51.000 posti di lavoro, facendo balzare il tasso di disoccupazione al 5,7%, ai massimi degli ultimi quattro anni. Si tratta del settimo mese consecutivo di contrazione del mercato del lavoro. Si tratta inoltre del settimo mese di fila che si registra una contrazione dei posti di lavoro, anche se la dinamica delle perdite fino ad oggi è risultata tutto sommato contenuta rispetto a precedenti periodi di grave crisi economica.

Dall’inizio dell’anno sono stati soppressi 463.000 posti. I dati diffusi dal dipartimento del lavoro arrivano a pochi giorni dalla riunione della Fed, chiamata a decidere sul costo del denaro. Gli analisti si attendono che i tassi, il prossimo 5 agosto, restino fermi al 2% alla luce delle incertezze sia sul fronte dell’inflazione sia su quello della crescita, che procede a ritmo più lento del previsto. Nel secondo trimestre, infatti, il pil è salito di un ‘modesto, 1,9% nonostante gli sgravi fiscali concessi dall’amministrazione Bush. Nel quarto trimestre del 2007, inoltre, l’economia si è contratta dello 0,2%, scendendo in territorio negativo per la prima volta dalla recessione del 2001.

Con l’economia a rilento e la disoccupazione in aumento i timori per lo stato di salute dell’Azienda America crescono, anche alla luce del perdurare delle tensioni sui mercati finanziario e immobiliare. A luglio, infatti, l’economia ha continuato per la crisi dell’immobiliare, come dimostrano i 22.000 posti persi nel settore delle costruzioni. Nell’industria sono stati persi 35.000 posti, mentre nella distribuzione 17.000 e nei servizi alle imprese 24.000.

Nel settore pubblico e in quello dell’educazione-sanità, invece, si è registrata un tendenza inversa: nei due comparti sono stati rispettivamente creati 25.000 e 39.000 posti di lavoro. Nella pubblica amministrazione sembra andare contro corrente la California, barometro di ogni tendenza e uno degli Stati più colpiti dalla crisi dei mutui subprime: il governatore Arnold Schwarzenegger licenzia migliaia di impiegati e sforbicia le buste paga dei dipendenti statali.

L’ex Terminator di Hollywood ha firmato un ordine esecutivo che elimina 22 mila posti di precario e part-time nella sua amministrazione e riduce al salario minimo gli stipendi di altri 200.000 fino a quando il parlamento del Golden State non passerà il nuovo bilancio che cerca di far fronte a un deficit di 15,2 miliardi di dollari. “Ho esercitato i miei poteri per evitare una crisi della massima ampiezza e permettere al nostro stato di andare avanti”, ha detto Schwarzy annunciando l’impopolare misura che sarà prevedibilmente contestata dai sindacati.

Il dipartimento del commercio, nel diffondere i dati odierni, spiga come “negli ultimi tre mesi c’é stato un aumento notevole della disoccupazione fra i giovani di età compresa fra i 16 e i 24 anni”. Il salario orario medio di luglio si è attesto a 18,06 dollari (+3,4% su base tendenziale), mentre il numero di ore lavorate è sceso a 33,6 a fronte delle 33,7 di giugno.