ADDIO MULTINAZIONALE
DA OPERETTA

1 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Addio Ranieri, lo rimpiangeranno. Addio Montecarlo, resterà solo la sua ipocrisia. Ieri il principe Alberto ha assunto la reggenza, suo padre è in fin di vita, non può più governare. La successione era già stata decisa in anticipo. Salvo colpi di scena, tutto procederà come stabilito. Tutto tranne il principato di Monaco.

Quando la corona passò al giovane Ranieri, che aveva studiato a Parigi ed era stato preparato per il più piccolo trono d’Europa, quella rocca in faccia al Mediterraneo, antico cuscinetto tra genovesi e francesi, era il paese dei campanelli, il giusto scenario per un’operetta.

Con il Casinò a farla da padrone. Ranieri cambiò tutto, con il suo spiccato senso dello show business e del business tout court. Impalmò Grace Kelly la più regale e algida (le apparenze ingannano) delle attrici di Hollywood. E arrivarono a frotte gli americani. Capì che doveva difendere l’indipendenza e resistette niente meno che al generale de Gaulle. La Francia ottenne il potere di fatto (quello sul ricco bottino fiscale). Ma il principato divenne un paradiso per le grandi banche europee. Entrò, ante litteram, nella finanza globale. In concorrenza con Svizzera e Lussemburgo.

Ranieri capì che nemmeno quel casinò poteva bastare. Quindi, attrazioni per il turismo di lusso, il Grand Prix di Formula 1, il calcio. E poi il sogno di inseguire un turismo di massa. E giù a costruire, strappando spazio al mare. Il principe costruttore, come lo hanno chiamato, ha trasformato la sua operetta in una multinazionale.

Alberto avrà la tempra per proseguire? Lo si vedrà all’opera. Ma intanto i tempi sono cambiati. Di paradisi fiscali ce ne sono molti altri e di migliori per chi vuol sfuggire al fisco. La globalizzazione è arrivata davvero. Quanto ai casinò, li fanno ormai persino i pellerossa. Cosa resterà di Montecarlo? Non molto. La Francia, probabilmente, lo terrà come giardinetto di casa per le sue banche off shore (o quasi). Un’altra era si chiude. Senza rimpianti, ma con un po’ di nostalgia oraziana per il tempo che fugge inesorabile.

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