UBP: tensioni USA-Iran, quale impatto su petrolio, valute e asset rifugio

8 Gennaio 2020, di Peter Kinsella (UBP)

In scia ai recenti avvenimenti in Medio Oriente, il dollaro USA si è in un primo momento leggermente apprezzato, per poi perdere terreno. Il ruolo di questa valuta come ultimo bene rifugio implica che gli eventi dovranno peggiorare considerevolmente prima che possa apprezzarsi in modo significativo rispetto ai livelli attuali.
Il raid USA contro il secondo più importante funzionario iraniano dimostra che gli Stati Uniti non sono più disposti a tollerare una guerra per procura. Tuttavia, dal momento che il regime iraniano è concentrato sull’autoconservazione, gli investitori non dovrebbero aspettarsi un’escalation materiale del conflitto a breve termine.

Occorre notare inoltre che i mercati mostrano una scarsa correlazione o sensibilità ai rischi geopolitici. Ciò vale tanto per il recente aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran quanto per gli attriti tra Stati Uniti e Russia e persino per le nascenti tensioni tra Stati Uniti e Cina.
I costi di un confronto diretto sono talmente elevati per tutte le parti coinvolte che gli scenari peggiori si verificano raramente (se non mai). Di conseguenza, è importante che gli investitori non perdano di vista il quadro generale, nonostante le fluttuazioni a breve termine dei prezzi degli asset. Dall’inizio dell’anno i prezzi del greggio sono aumentati di quasi il 5% e ciò riflette i timori di eventuali interruzioni di approvvigionamento nel Golfo Arabico.

Un aumento del prezzo del petrolio tende ad avere effetti asimmetrici sulle valute. Possiamo facilmente identificare le valute che probabilmente si deprezzeranno a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, ma è più difficile individuare quelle che sembrano destinate ad apprezzarsi. Nei mercati emergenti, le valute più vulnerabili ai rialzi del prezzo del petrolio sono la lira turca e la rupia indiana, che riflettono il peso rilevante delle importazioni di petrolio sulla loro bilancia commerciale e sulle partite correnti.
La lira è particolarmente esposta all’aumento dei prezzi del petrolio, anche per i tassi di interesse reali negativi previsti nei prossimi mesi.

Tra le economie avanzate, l’euro “dovrebbe” sottoperformare data l’entità delle importazioni di petrolio. Tuttavia, il surplus delle partite correnti dell’Eurozona agisce come un fattore di supporto alla domanda sottostante per la moneta comune, il che significa che eventuali effetti negativi sull’euro sono appena percettibili.

A beneficiare chiaramente dell’aumento dei prezzi del petrolio nei mercati emergenti è il rublo che trae vantaggio anche da un enorme surplus delle partite correnti, da tassi d’interesse reali significativamente positivi e da finanze pubbliche solide. Un questione rilevante emergerebbe se la Russia rimanesse impigliata nello stallo tra USA-Iran, il che non è affatto impossibile. Riteniamo che in questo contesto l’oro offra la migliore copertura per gli investitori.

Ci sono elementi di supporto strutturali significativi all’aumento del prezzo dell’oro: tassi d’interesse reali negativi sia negli Stati Uniti che nella maggior parte del mondo sviluppato, aumento della liquidità da parte delle grandi banche centrali e forte domanda sottostante delle banche centrali, soprattutto da parte di Cina e Russia. Il superamento della soglia dei 1.550 dollari che nel 2019 era stato il livello massimo raggiunto, dovrebbe portare a maggiori aumenti dei prezzi rispetto ai livelli attuali.

Le dinamiche del prezzo del petrolio sono leggermente più sfumate. Dal 2014, i prezzi del petrolio sono scambiati in un intervallo effettivo di $45-$65, con occasionali variazioni al di sopra e al di sotto di questo intervallo. Va osservato che lo shale oil USA agisce come un fattore di oscillazione; quando il prezzo del petrolio sale al di sopra dei 65 dollari al barile, questo incoraggia una maggiore produzione di olio di scisto che tende ad abbassare il prezzo del petrolio.
Gli aumenti del prezzo del petrolio sopra i 65 dollari sono raramente sostenuti. In uno scenario estremamente sfavorevole, il prezzo del petrolio può salire a livelli di circa 80 dollari al barile, ma non prevediamo che sarà sostenuto al di sopra di questi livelli.
Il risultato è che l’oro supererà il petrolio come bene sicuro. Sia lo yen giapponese che il franco svizzero si sono apprezzati modestamente negli ultimi giorni, riflettendo l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Si tratta per entrambe le valute di un apprezzamento fisiologico; si apprezzano semplicemente per quello che è successo durante le fasi precedenti di avversione al rischio. Manteniamo comunque una posizione costruttiva sul franco svizzero e sullo yen giapponese, che riflette un saldo attraente delle partite correnti e valutazioni molto interessanti (almeno per lo JPY). L’entità dell’apprezzamento del CHF o dello JPY dipenderà dal fatto che nei prossimi giorni le tensioni tra Stati Uniti e Iran aumenteranno in modo drammatico, mentre quella del rialzo del CHF potrebbe non essere significativa, poiché è probabile che la Banca nazionale intervenga per evitare che l’EUR/CHF scenda al di sotto di 1,08.