«ECCO IL NOSTRO PIANO PER CONQUISTARE RCS»

di Redazione Wall Street Italia
8 Agosto 2005 10:50

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Se c’è un uomo a cui Silvio Berlusconi dovrà essere perennemente grato è Ubaldo Livolsi. E’ stato lui, infatti, a metà degli anni ’90 a «salvare» il Biscione. Oggi, con i forzieri Mediaset strapieni di profitti, può sembrare da archeologia della finanza ricordare come in quegli anni la Fininvest avesse debiti per 4.500 miliardi di lire pari al 43,7% del fatturato consolidato. Livolsi inventò il marchio Mediaset, coinvolse il sistema bancario e quotò la nuova società.

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Qualche anno dopo scelse di mettersi in proprio e di fondare una sua merchant bank che è, comunque, rimasta sempre nell’orbita berlusconiana. Tanto che, ancora oggi, Livolsi siede nel Cda della Fininvest e, si dice, curi gli interessi di Veronica Lario. In un’intervista al «Sole – 24 Ore» del 21 giugno aveva plaudito all’avanzata degli immobiliaristi, ora dichiara ufficialmente che sta lavorando per conto di Stefano Ricucci al dossier Rcs. «Non ci vedo nulla di male. Che si possa ipotizzare la scalabilità di un’azienda come la Rcs da parte di nuovi azionisti finanziari e industriali fa parte del gioco. Lo ripeto: non c’è nulla di male. La finanza può servire a far crescere le aziende, a renderle più forti in un’ottica globale».

Il suo nome ricorre sovente nelle conversazioni telefoniche di Ricucci, dove si parla di un socio spagnolo disponibile a far parte di una cordata per conquistare la Rcs.
«Spagnolo o non spagnolo cambia poco. Non posso dire di più. Parliamo, comunque, di soci che possono rappresentare una garanzia di indipendenza per rendere più forte l’azienda». Leggendo le intercettazioni non c’è un progetto di rafforzamento dell’azienda, quanto un «break up», uno spezzatino dei vari asset per vendere al miglior offerente. «Il “break up” non è un’ipotesi che prendiamo in considerazione. Parlo di soci industriali che si muovono nell’ottica di valorizzazione. E poi, francamente, mi lasci dire che è grave che si imbastiscano infinte polemiche basate su intercettazioni telefoniche. In quelle conversazioni non ci sono ipotesi di reato».

Si parla però di mettere al corrente il premier dell’idea di scalare la Rcs e, sicuramente, il fatto che lei stia pensando a quest’operazione rafforza l’idea che il Cavaliere sia interessatissimo all’operazione.
«Il Cavaliere su queste cose non deve essere coinvolto. Non mi pare che lui e Ricucci possano essere considerati così vicini, Ricucci non è la pedina di un gioco del Cavaliere. Si muove per creare un’operazione di valorizzazione della Rcs».

Che significa in concreto «valorizzazione»?
«Rcs è una grande azienda con potenziali importanti, manca un piano. Per troppo tempo, in passato il gruppo ha sofferto per la mancanza di progetti validi».

Lei sta parlando di un gruppo dove è rappresentato il meglio dell’imprenditoria e della finanza italiana.
«Sì, ma molti sono dentro la Rcs attirati dalla possibilità di avere uno strumento di pressione come il “Corriere”, molti degli imprenditori a cui lei allude non sono interessati allo sviluppo industriale. Ci vogliono, invece, imprenditori del mestiere».

Ricucci non risulta essere un editore di larga esperienza.
«Parlo di imprenditori stranieri del settore che possono essere interessati a sviluppare sinergie. Ovviamente, se il patto che governa la Rcs con il 58% dei voti vuole mantenere il controllo della società e non cedere le azioni, tutto questo discorso finisce nel nulla e non ci saranno spazi per chi volesse eventualmente giocare un ruolo diverso».

Visti i suoi legami con Tarak Ben Ammar, è logico pensare che lei abbia avuto modo di parlarne con lui. Le società di Ben Ammar potrebbero essere uno dei soci di cui parla?
«Penso che ci possano essere tanti personaggi dell’editoria a livello mondiale disponibili a valutare i nostri progetti, non c’è un canale preferenziale con Tarak Ben Ammar nonostante i rapporti storici che ci sono tra me e lui».

E’ il gruppo Bolloré che ha appena conquistato il vertice di Havas?
«No, basta così. Non rispondo a domande su singoli gruppi».

Se lei dovesse trovare imprenditori stranieri interessati all’operazione potrebbe riprendere vita il progetto di un’Opa su Rcs ventilata in alcune occasioni dal gruppo Magiste?
«E’ un discorso concettualmente possibile. Ma da qui a dire che possa accadere domani ce ne corre. Stiamo lavorando, sulla base della quota di capitale Rcs che Ricucci ha già accumulato, per vedere quali forze aggregare. Facciamo approfondimenti proprio per capire la fattibilità dell’operazione».

Non pensa che già solo studiare un’operazione di questo tipo possa riaprire le polemiche sul conflitto di interessi. Lei siede nel consiglio Fininvest ed è uno dei banchieri di più stretta fiducia da parte del Cavaliere. Dopo le Tv anche i grandi giornali?
«Io faccio il mio mestiere di banchiere d’affari, non c’entra Silvio Berlusconi, ho bisogno di clienti. Se costruisco un progetto nel business dell’audiovisivo non deve essere per forza legato a Berlusconi».

Il progetto che sta preparando ha un timing definito? In quanto tempo deciderà se portarlo avanti oppure no?
«In questo tipo di lavori, accelerazioni o rallentamenti improvvisi sono continuamente all’ordine del giorno. Siamo ancora distanti dal capire se è fattibile oppure no e, comunque, stiamo parlando di una società quotata e vanno riservate tutte le precauzioni del caso».

Quando ha conosciuto Ricucci?
«L’ho incrociato in precedenza nel consiglio di Hopa e poi, un anno fa, si è rivolto a me per un’operazione immobiliare».

A proposito di Hopa, pensa di coinvolgere anche Chicco Gnutti in questa operazione? O sta contattando altri imprenditori italiani?
«Gnutti sicuramente no, per il resto ancora non so. Per ora, la persona con cui ho discusso il progetto è stato il dottor Ricucci».

Che ne pensa del fondo De Benedetti-Berlusconi? Dopo tanto parlare sembra che i due decidano di andare ognuno per la sua strada.
«Siccome in qualche maniera mi occupo delle stesse cose ho studiato attentamente la questione. Mi ha stupito che per un’operazione di quel tipo, orientata al medio e lungo termine, si usasse come veicolo una società quotata sottoposta alle fluttuazioni del mercato. Le ristrutturazioni hanno bisogno di tempi lunghi e poco si confanno a trading accelerati di acquisti e vendite come è accaduto già in questi giorni».

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