Yuan: spada e scudo di Pechino. Specialmente contro gli Usa

16 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’intervento del governo giapponese ed il conseguente rally nel UsdJpy è stata la storia che ha popolato i quotidiani ieri. Però facciamo attenzione: solo perché i giapponesi comprano USD, non significa che tutti lo faranno. Infatti le uniche valute contro cui il USD ha ripreso un po’ di terreno sono state Jpy e Chf.

Le valute ad alto Beta hanno comunque performato meglio, con la sterlina a guidare il gruppo a +100 pip. Le valute rappresentano un’attività sia economica che politica per le nazioni, e pensiamo che la politica delle valute rimarrà la chiave di questa giornata.

Il Segretario del Tesoro USA, Timothy Geithner, testimonierà oggi d’innanzi al Senate Banking Committee sulla politica valutaria cinese. In precedenza questa settimana, Geithner ha detto che la Cina ha fatto “molto poco” da giugno quando aveva segnalato la volontà di lasciare che lo Yuan riflettesse di più le forze di mercato. Invece, gli sviluppi recenti hanno costretto Geithner ed il governo USA in una posizione scomoda.

Non è un segreto che lo Yuan sia estremamente sottovalutato ma da venerdì si è apprezzato dell’1,2% contro il Usd (non è mai stato così alto). La Cina potrebbe utilizzare questo (sorprendentemente tempestivo) apprezzamento come scusa che sta lasciando lo Yuan “libero” di muoversi a discrezione del mercato.

Allo stesso tempo, la decisione del Giappone di intervenire il giorno prima della testimonianza di Geithner rende difficile la critica alla Cina – perché si sarebbe dovuto criticare anche il Giappone visto che sono i due colossi del mercato asiatico.

L’intervento giapponese dovrebbe quindi agire da “scudo” per la Cina anche se, economicamente parlando, i due paesi sono in condizioni molto diverse: il Giappone necessitava di un indebolimento dello Yen per arginare l’erosione dei margini degli esportatori domestici, e per tenere la deflazione fuori portata; la Cina, d’altronde, mantiene lo Yuan debole per continuare ad avvantaggiarsi delle ragioni di scambio a discapito dei concorrenti commerciali. Geithner quindi dovrà fare attenzione a quello che dice oggi, perché i suoi avversari hanno mosso prima di lui.

Anche se le prossime elezioni mid-term degli USA hanno portato diversi senatori ad utilizzare la Cina come capro espiatorio della debolezza dell’economia USA e per le difficoltà del mercato del lavoro, se la Cina dovesse rivalutare lo Yuan diciamo del 10% nessuno ne godrebbe.

La scomparsa della domanda cinese di bond USA porterebbe una discesa dei corsi obbligazionari e quindi un rialzo nei rendimenti, elevando i costi di finanziamento per tutti negli USA e contrastando la politica espansiva della Fed.

La Cina è un grande manipolatore della propria valuta, e gli interventi sono sempre arrivati in momenti più che vantaggiosi. La Cina quindi utilizza il suo tasso di cambio come uno strumento politico potente, ora come la spada, ora come lo scudo.

Oggi esce anche il dato sui TICS e crediamo fortemente che i dati mostreranno una vendita di USD da parte della Cina per il terzo mese di fila. Chiedere alla Cina di rivalutare lo Yuan è come chiedergli di comprare meno dollari. Se i TICS confermassero questa teoria, potremmo vedere un EurUsd e GbpUsd più alti.

Oltre a questi avvenimenti il calendario è molto denso: oltre i TICS, abbiamo anche i Jobless Claims, il saldo delle Partite Correnti, Prezzi alla Produzione ed il Philadelphia Fed.

La risalita nei prezzi all’importazione suggerisce un incremento dell’inflazione importata, ma questo si scontra con il calo nell’indice manifatturiero Empire State e con una produzione industriale USA ancora sofferente.

Passiamo ora in Svizzera, e notiamo che l’euro si è ripreso un po’ contro la moneta elvetica superando 1,3000. L’assenza di un rally significativo ieri nell’EurJpy significa che i giapponesi hanno acquistato prevalentemente UsdJpy e non EurJpy.

Il nostro Junker ha criticato ieri i nipponici per essere intervenuti senza coinvolgere altri paesi dicendo che “azioni unilaterali non sono il modo appropriato per gestire squilibri internazionali”. Ma nonostante il grande surplus delle partite correnti giapponese, l’apprezzamento dello Yen ha minato e può ferire ancora la ripresa giapponese.

Oggi dall’Europa arriva la Bilancia Commerciale ma arriva anche la decisione sui tassi della SNB. La Svizzera probabilmente avrebbe voluto alzare i tassi già tempo fa, ma l’apprezzamento della valuta ha reso lo stesso effetto.

Concludiamo il nostro Morning Adviser con la sezione dedicata all’analisi tecnica.

Cominciamo con l’eurodollaro vedendo come 1.2920, importante area di resistenza rotta prima di vedere la salita del cambio fino sopra ad 1.3000, non sia stata nemmeno ritestata per ora. Il cambio si è mantenuto in fase di consolidamento, come mostrato dal grafico in pagina, tra 1.2950 e 1.3035 e nel momento in cui scriviamo ci troviamo esattamente a metà di questo range.
Per poter assistere ad un’ulteriore salita della quotazione, occorre che venga rotto a rialzo il livello di 1.3050 ed il supporto a questo scenario rialzista può essere mantenuto a 1.2920.

Passando al UsdJpy, vediamo come per orale mosse attuate dalla BoJ stiano mantenendo gli effetti sortiti. Lo yen infatti si mantiene debole, rispetto ai livelli di prezzo mostrati nelle scorse settimane e dall’apertura dei mercati europei di ieri, UsdJpy non si è più riportato sotto 85.00.

Nel breve periodo questa è sicuramente una reazione importante, ma lo scenario tecnico ribassista di medio periodo rimane ancora invariato e rimarrà tale fino a quando non verrà violata a rialzo la trendline discendente tracciata su un grafico giornaliero a partire da inizio maggio.

Interessante l’EurJpy, che ha perfettamente centrato gli obiettivi indicati ieri, spingendosi fino a 111.60. Il punto di supporto rimane anche per oggi 109.50 (doppio massimo del 30 agosto e del 3 settembre). Sarà importante l’area 111.75/112.00 come soglia di resistenza.

Molto bello il movimento del cable che sembra finalmente essersi, se non liberato, per lo meno smarcato, dall’area di congestione intorno a 1.5500 più volte ripetuta durante gli ultimi giorni.
Lo strappo a rialzo ha portato la quotazione a toccare 1.5650 ed ora il livello di supporto è da ritrovarsi in area 1.5575. La vendita generalizzata di dollari che ha caratterizzato i mercati un paio di giorni fa, potrebbe dare una mano ad un’ulteriore risalita del prezzo in esame, ma nulla di esorbitante fino a che ci manterremo sotto 1.5650.

Concludiamo ripetendo di prestare attenzione ai franchi svizzeri, soprattutto contro euro e contro dollaro. Riguardo ai primi, siamo ancora sotto 1.3000, mentre per i secondi siamo fondamentalmente alla parità, che ricordiamo essere uno dei più importanti scogli psicologici quando si lavora sui cambi. Possibili estensioni di rafforzamento di franchi non vanno sottovalutate.

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