Wto:Doha Round, Paesi asiatici pronti a dialogo

16 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

I leader dei 21 Paesi asiatici che parteciperanno al summit Apec presenteranno una serie di concessioni sul settore agricolo al fine di far ripartire le trattative sulla liberalizzazione degli scambi commerciali, il cosiddetto Doha Round, interrotte quattro mesi fa. “Siamo pronti a superare lo stallo. Ciascuno di noi intende andare oltre l’attuale poszione nelle aree chiave – si legge nella nota diffusa ieri – e questo implica creare un nuovo accesso al mercato agricolio, effettuare riduzioni più forti agli aiuti e tagli al comparto industriale”. Il vertice Apec avrà inizio sabato prossimo e vedrà la partecipazione anche del presidente Usa, George W. Bush (si veda anche l’articolo a pagina 2). Il presidente della Banca mondiale, Paul Wolfowitz, spiega infatti di recente che, per rilanciare i negoziati sull’agenda di Doha dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), “tutte le parti dovranno fare concessioni. Il direttore generale della Wto, Pascal Lamy, ha illustrato una road map in cui ognuno deve fare la sua parte e posso solo suggerire a tutti di seguire questa strada”. In assenza di concessioni, “da parte degli uni e degli altri, tutti perderanno”, aggiunge Wolfowitz. Ma coloro che soffriranno di più sono “il miliardo di persone che nel mondo lotta per sfuggire alla miseria”, insiste il numero uno della Banca Mondiale. “La riforma del commercio è critica per la lotta alla povertà”, osserva. Il responsabile della World Bank stigmatizza inoltre i miliardi di dollari spesi ogni anno per i sovvenzionare i settori zoppicanti nei Paesi industrializzati. “Questa è una cosa che deve cambiare”, tuona Wolfowitz. A causa delle persistenti divergenze tra Paesi membri, in particolare sui tagli ai sussidi agricoli, i negoziati commerciali sono sospesi a luglio, a quasi cinque anni dal loro avvio a Doha nel novembre 2001. All’Uip (l’Unione Internazionale dei Parlamenti), la più antica organizzazione politica internazionale, aderiscono 146 parlamenti.
d. r.